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Scritto Giovedì 25 ottobre 2018 alle 17:56

Paderno: commissario di Roma e mancia di Milano. E il S.Michele nel frattempo attende

Maurizio Gentile
Quasi certamente è un nostro limite, dato che a pensarla in modo diverso ci sono tutti i parlamentari lecchesi di destra e sinistra. Purtuttavia, rischiando la classica figura del peracottaro, ci domandiamo e domandiamo ai parlamentari Faggi, Ferrari, Arrigoni, Fragomeli (anche se fuori territorio): ma che senso ha nominare commissario per il ponte di Paderno l’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, la sola e unica responsabile dei drammatici disagi che dobbiamo sopportare a causa dell’improvvisa (e lunghissima) chiusura del San Michele? L’ingegner Maurizio Gentile, oltre che “capo” operativo di RFI è anche consigliere di amministrazione della Fondazione FS italiane e presidente e amministratore delegato  della società Tunnel ferroviario del Brennero Spa. Possiamo ragionevolmente credere che sappia dove si trovano Calusco e Paderno e che funzione vitale abbia il San Michele? Di più, possiamo avere fiducia in un’azienda che 24 ore prima annunciava l’inizio dei lavori con brevi sospensioni del traffico per metà ottobre e 24 ore dopo ordinava la chiusura del ponte sostenendo che è in grado soltanto di reggere il proprio peso, tanto che neppure i pedoni ci possono passare sopra? Ripetiamo, sarà un nostro limite ma non riusciamo davvero a comprendere come i nostri parlamentari, certo ben più esperti e competenti di noi, possano applaudire una tale nomina. A Genova, non a caso, il commissario è il sindaco della città, colui che più di chiunque è interessato a dedicare anima e corpo al problema. L’ingegner Gentile, pur considerando “omen nomen” difficilmente dedicherà il suo prezioso tempo al San Michele. Magari porrà il proprio peso per velocizzare le pratiche burocratiche ma di lì a seguire passo passo l’opera ce ne corre. E, stando sul filo del ragionamento, anche lo sbandierato contributo regionale agli operatori commerciali danneggiati dalla chiusura del ponte sembra più propaganda che altro. Un terzo dello storno della tassa rifiuti già lo mette il comune di Paderno, quindi l’intera collettività padernese e gli altri due terzi, pari a 22mila euro la Regione. Francamente non si vede la ragione che può indurre i consiglieri regionali Piazza e  Straniero a ricorrere a toni esultanti. Solo il presidio San Leopoldo Mandic rischia di perdere il 20% della propria attività in quanto gran parte dei pazienti dell’Isola si stanno rivolgendo all’ospedale di Ponte San Pietro. E parliamo di qualcosa come 10-15 milioni di produzione in meno. Immaginiamo le perdite dei commercianti ma anche di  artigiani e piccole imprese che debbono sostenere costi assai più alti di trasporto. E’ un disastro davvero, e tentare di ridurre i costi complessivi del sistema con uno stanziamento di 22mila euro appare quanto meno ridicolo.
Intanto a quaranta giorni dalla chiusura (venerdì 14 settembre) nessun lavoro è stato avviato. E, come ha spiegato RFI, i due anni di stop scattano dall’apertura del cantiere.
 
Campa cavallo.  
C.B.
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