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Scritto Venerdì 19 ottobre 2018 alle 11:57

Ponte: la chiusura determinata da un monitoraggio 'umano'. La rivelazione di Cavacchioli (RFI) in un’audizione in Regione

Il consigliere Paolo Franco e il direttore generale di RFI Lombardia Luca Cavacchioli


Gli ultimi sensori che hanno effettuato rilevazioni sul Ponte di San Michele, studiandone il suo comportamento, sono quelli che RFI posizionò a cavallo tra il 2011 e il 2014. Servirono anche ad elaborare un modello di calcolo attraverso il quale tenere controllata la struttura anche in futuro. L'improvvisa chiusura del 14 settembre scorso, invece, è stata determinata da un monitoraggio ''umano'' e visivo (basato anche su quel modello di calcolo) e non da un allarme lanciato da alcuni strumenti installati sull'arcata. Sembrerebbe in pratica, il contrario di quello che si era pensato fino ad ora. A rivelarlo, o meglio a chiarire a che sorta di monitoraggio si abbia fatto riferimento in questo ultimo mese di preoccupazioni e disagi, è stato il direttore generale di RFI Lombardia Luca Cavacchioli, intervenuto nel corso di un'audizione che si è svolta giovedì 18 ottobre in Regione e quasi costretto a chiarire meglio la vicenda in seguito ad un intervento con cui il consigliere regionale Paolo Franco (segretario provinciale di Forza Italia Bergamo) ha sollevato diverse perplessità in merito alle modalità con cui RFI ha deciso di mettere i lucchetti al Ponte. 

L'INTERVENTO DEL CONSIGLIERE PAOLO FRANCO



''Vogliamo risposte chiare da lei'' ha esordito il consigliere di RFI. ''Siamo consapevoli che i progetti parlavano di un intervento di un mese e mezzo, con la chiusura di massimo 3 giorni della struttura, e di un seconda parte più prolungata. Abbiamo il documento da lei firmato il 13 settembre in cui dice che a causa delle marcate irregolarità del piano viabile, unitamente al dissesto dei giunti, tutto ciò induce vibrazioni che alla lunga incideranno negativamente sulle capacità portanti del Ponte. Quindi si stabiliva che dal 15 ottobre al 15 novembre sarebbero partiti questi lavori urgenti e improcrastinabili. Un giorno dopo, tuttavia, veniamo avvertiti che, in virtù di quel monitoraggio continuo, la chiusura diventa di due anni. Il 13 si voleva intervenire solo sul manto stradale, il 14 non si può nemmeno passare. Se c'è un monitoraggio continuo io ho chiesto di avere mappatura dei sensori e dei dati. Sappiamo che RFI aveva incaricato l'Università di Bergamo. Ma sappiamo anche che ad oggi l'iniziativa non ha prodotto nessun risultato, perché si sta ancora attendendo risposta dalla soprintendenza per mettere quei sensori''.

L'INTERVENTO DEL DIRETTORE CAVACCHIOLI



A questo intervento del consigliere Franco sono perciò seguite i chiarimenti del direttore di RFI Cavacchioli.
''Siamo usciti con diversi comunicati, in frequenza, e magari il succedersi di eventi hanno aumentato la confusione'' ha spiegato. ''Si è parlato di sensori, ma quei sensori sono stati utilizzati esclusivamente nel periodo 2011-2014 per studiare il comportamento della struttura e per poi avviare la progettazione. Quei sensori hanno avuto un utilizzo completamente diversoa. Noi abbiamo sempre parlato di un monitoraggio che è stato più spinto, noi siamo periodicamente andati lì con progettisti e rocciatori a verificare lo stato dell'opera, asta per asta, verificando corrosioni, sezione e quant'altro. Da una verifica visiva, con delle check-list per vedere quali erano le sezioni resistenti del Ponte, siamo andati a rifare il modello di calcolo (che il 14 ha determinato la chiusura, ndr). Perciò siamo andati lì non affidati a un sensore ma a progettisti e tecnici che hanno fatto rigirare periodicamente il modello di calcolo. Il 13 settembre ancora non avevo il report, di qui la figuraccia di chiedere la chiusura della strada per ottobre ed intervenire prioritariamente. Il venerdì, appena hanno concluso la verifica periodica ciclica e i progettisti hanno dato la relazione in cui si diceva che  determinate parti del ponte non avevano i coefficienti di sicurezza per sostenere trasporto ferroviario e su strada, abbiamo deciso per la chiusura immediata, poi abbinato ad un monitoraggio topografico che serve proprio per le emergenze che segnala però quando si arriva a un punto di non ritorno. I sensori sono stati utilizzati per progettare l'intervento di manutenzione straordinaria. Le verifiche le abbiamo fatte con le persone che hanno fatto girare i modelli di calcolo. I sensori ci farebbero arrivare troppo tardi alla chiusura''.

La risposta del direttore generale di RFI non è bastata però per fugare i dubbi del consigliere Franco, che si è detto tra l'altro concorde con il consigliere lecchese Mauro Piazza nel sostenere che dietro la chiusura del Ponte San Michele ci sia molto di più che una verifica visiva ed un calcolo matematico. ''Ho provato imbarazzo quando Cavacchioli ha cercato di spiegarmi che i sensori non avrebbero mai garantito la stessa efficienza dell'intervento dei loro tecnici'' ha commentato ai margini dell'audizione il consigliere Franco. ''Non posso credere che dei sensori che percepiscono movimenti di 5 millimetri non sarebbero stati efficienti. Penso che invece sarebbero serviti anche per il Ponte Morandi ed evitare quanto meno la morte di quelle persone, anche se forse non il crollo. Io ho il serio dubbio, che credo sia lecito, che la chiusura del Ponte sia stata determinata solo da questi motivi. Forse c'entra il fatto che tra il 13 e il 14 settembre sono usciti gli avvisi di garanzia per coloro che dovevano vigilare sul Ponte di Genova. Pensando poi ai sensori che la sovrintendenza non ha mai autorizzato ad installare, credo che RFI non poteva più permettersi il lusso di tenere aperto il Ponte senza quegli strumenti. Perciò ha deciso di chiuderlo per due anni, prendendosi tutto il tempo e mettere alle strette comuni, sovrintendenze, regioni e provincie che si vedranno costrette a concedere autorizzazioni e dire sì a prescindere''.
A.S.
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