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Scritto Martedì 16 ottobre 2018 alle 10:15

Retesalute, Marco Panzeri: sindaci come Adele Gatti vogliono il privato a gestire i servizi ma il responsabile dell’accaduto l’8 ottobre è Salvioni. Ora o si accelera o il giocattolo si rompe

Marco Panzeri
Partiamo dal fondo, come giudica l'esito dell'assemblea dell'8 ottobre?

Negativo.
Lo spettacolo messo in campo dai rappresentanti dei 9 Comuni non ha fatto bene a Retesalute e al progetto di integrazione socio-sanitaria. Sembra sia stata smarrita la cosiddetta responsabilità di governo che, nel nostro territorio, i sindaci hanno, nel tempo, sempre esercitato.


Secondo lei cosa ha spinto i 9 comuni a redigere quasi di nascosto la proposta di integrazione al piano di rilancio?
È giusto che l'Assemblea discuta e si confronti su vision e mission dell'Azienda.
Lunedì 8 ottobre su cosa, però, si è discusso? Non su due proposte, magari alternative, di sviluppo bensì su come rinviare, prendere o perdere tempo.
Questo modo di approcciarsi alla questione mi preoccupa: l'Azienda costituisce le fondamenta sulle quali sono erogati la gran parte dei servizi sociali dei ventiquattro Comuni dell'area meratese/casatese e, sul suo presente e futuro, non si può scherzare.


Come mai vota l'Unione anziché i singoli comuni cioè La Valletta Brianza e Santa Maria Hoè?
Nel 2006, i Comuni di Perego, Rovagnate e Santa Maria Hoè conferirono la funzione del sociale all'Unione dei Comuni della Valletta e poi chiesero a Retesalute di approvare, nella prima modifica statutaria utile avvenuta il 30.03.2009, il superamento della partecipazione comunale all'Azienda facendo subentrare quella dell'Unione. Quindi vota l'Unione per una scelta politica e anche per garantire al meglio la legittimità del contratto di servizio. Allora, la normativa sulle gestioni associate comunali non era chiara ed avanzata com'è, invece, oggi.


Ritiene legittimo il voto di Roberta Trabucchi?
Politicamente legittimo anche se non la condivido e comunque non ne ho compreso il senso: visto l'intervento in Assemblea di Efrem Brambilla, sarebbe stata opportuna almeno l'astensione dal voto.


C'è qualcuno tra i 9 che ha un interesse specifico a dilatare i tempi e rallentare il processo di crescita dell'azienda?
Questo lo deve chiedere ai 9 che hanno votato la mozione. Sono convinto però che una parte di questi abbia approvato la mozione nell'intento di rafforzare e non di affossare, com'è poi avvenuto, la proposta di sviluppo licenziata dal CdA.


Esiste davvero un qualche tipo di progetto per impedire lo sviluppo di Retesalute al fine di favorire l'Impresa Sociale in corso di costituzione a Lecco?
Potrebbe anche essere ma non ho elementi a sostegno di questa affermazione. Credo che i più, a Lecco e dintorni, anche con stupore, abbiano sorriso e riso per l'atteggiamento provincialotto ed autolesionista registrato l'8 ottobre in Assemblea. Le dò un suggerimento per approfondire la questione: chieda ad Adele Gatti, presidente dell'Assemblea dell'Ambito Distrettuale di Merate e sindaca di Airuno. In tutte le sedi in cui l'ho sentita mettere a confronto i modelli Azienda Speciale/Impresa Sociale, ha sempre sostenuto la necessità dell'evoluzione del sistema meratese/casatese verso un modello che prevedesse la partecipazione diretta nella gestione di capitale privato, questione impossibile da perseguire nel sistema meratese/casatese impostato sull'Azienda Speciale che, per legge, è a totale partecipazione pubblica.



C'è stato il rinnovo del CdA, forse un'occasione sprecata di andare alla conta e cambiare il presidente non crede?  
Credo che il processo di rinnovo di un CdA di un'azienda pubblica debba necessariamente svilupparsi in tre passaggi consequenziali: 1) valutazione dell'operato di presidente e CdA uscenti; 2) definizione di un programma univoco di mandato; 3) scelta delle persone che abbiano competenze, professionalità e disponibilità di tempo per attuare tale programma. A mio avviso, lo scorso dicembre, i sindaci decisero di non decidere e, eludendo i tre punti per come sopra descritti, elessero per acclamazione un presidente, per una parte, e 4 membri del CdA per l'altra. Penso che in Alessandro Salvioni si concentri la responsabilità politica di quanto accaduto: il presidente dovrebbe essere il raccordo politico tra sindaci ed Azienda e dovrebbe sapere fino a che punto possa essere portata avanti l'innovazione politica di un piano di sviluppo aziendale da attuarsi attraverso un ampliamento che, per come impostato dallo stesso Salvioni all'inizio del 2017, costituisce più di un raddoppio dell'attuale compagine sociale. Occorrerebbe studiare ed approfondire, rassicurare i soci attuali e potenziali e decidere in tempi normali perché, altrimenti, il "giocattolo" si rompe; il danno maggiore del percorso culminato nell'Assemblea dell'8 ottobre sta nell'aver creato una divisione pregiudiziale dei sindaci in due fazioni che ha tolto serenità alla gestione quotidiana dei servizi ed alla capacità di progettare il futuro.  


Ora c'è in calendario la modifica dello statuto, sarà l'occasione per rinnovare il CdA?
 
Sì. Può essere l'occasione per il rinnovo del CdA ma su chiare linee di mandato. I temi sul tavolo implicano però la modifica della Convenzione costitutiva e non solo quella dello Statuto: in queste condizioni, quali proposte di modifica hanno la concreta possibilità di essere portate in approvazione in tempi accettabili? Molte questioni si stanno accavallando ed è giusto pretendere dal presidente Salvioni chiarezza e risposte: la riorganizzazione ed il potenziamento dell'Area amministrativa, il rinnovo dei contratti di servizio con regole (e sanzioni) certe circa i tempi di pagamento dei servizi erogati, la Provincia di Lecco in uscita, i Comuni dell'area oggionese che han deliberato - ormai un anno fa - la richiesta di adesione in attesa delle famigerate modifiche statutarie, i Comuni della Brianza caratese che attendono una risposta. Il tutto, si sente dire, da qui a fine gennaio. Calendario impegnativo. Non crede?  


In merito ai rilievi contabili che cosa commenta?   Effettivamente in questi giorni ho letto sulla stampa richiami a rilievi contabili. Su www.merateonline.it compaiono nell'editoriale del 12 ottobre e nell'intervento di Angelo Baiguini. In riguardo al TFR: nel mandato 2009/2011 (quello in cui ho ricoperto il ruolo di presidente) e nel precedente (quello in cui l'incarico di presidente fu svolto da Daniela Mazzuconi), il TFR è sempre stato integralmente iscritto a bilancio. Penso sia stato fatto così anche nei mandati successivi e credo che la notizia riportata dalla stampa sia più legata alle difficoltà di gestione di cassa avute nel recente passato che a mancate iscrizioni a bilancio. In merito invece "... al dettaglio della voce "fatture da ricevere" ...", penso che Revisore del Conto, Commercialista e Direttore non abbiano difficoltà a riferire in Assemblea. Per il bene di Retesalute, sarebbe comunque opportuno che il Direttore chiarisse, nella prima Assemblea utile, che tali rilievi contabili, per come riportati dalla stampa, non sussistono.


Lei è stato tra i fondatori e poi presidente, ci sono stati errori o sottovalutazioni di tipo economico nella crescita dell'azienda?
Il mio mandato è terminato il 22 dicembre 2011, politicamente e gestionalmente un secolo fa. Se si dovesse rimanere nel solo ambito dei servizi sociali credo che l'Azienda non abbia da affrontare complesse riorganizzazioni; si potrebbe dire che il tutto si esaurirebbe in una impegnata ordinaria amministrazione. Anche a seguito della riforma del sistema socio-sanitario regionale, è però venuto il momento di decidere se attivare o meno la seconda parte della mission aziendale, quella che sbrigativamente chiamiamo "integrazione socio-sanitaria": l'essere pronti ad affrontare questa sfida necessita il rafforzamento dell'Azienda sia sul piano economico/organizzativo che su quello della rappresentatività territoriale e questo può essere fatto solo attraverso un Piano di rilancio aziendale


Come vede le prossime settimane ricche di tappe fondamentali per il futuro di Retesalute?
Complesse, difficili. La Politica - quella con la P maiuscola - deve scendere in campo.
Claudio Brambilla
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