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Scritto Sabato 13 ottobre 2018 alle 16:28

Merate: centrosinistra confuso, senza un programma di riferimento, il confronto è destinato a grattare soltanto la superficie

Probabilmente per comprendere che cosa si agita nella pancia del centrosinistra meratese può tornare utile vedere quanto sta succedendo dentro Retesalute. Al contrario di quanto sostiene il giovane segretario del PD Gino Del Boca, stranamente silente venerdì sera eppure autore di un buon intervento mitigato poi da una repentina richiesta di cambio del titolo che forse aveva irritato qualche suo amico, i nove comuni che si sono opposti al piano di rilancio sono tutti di centrosinistra con qualche sfumatura gialloverde a Sirtori e Viganò. Ma anche gli altri cinque che si sono accodati (Montevecchia, Barzanò, Cremella, Imbersago e Barzago) navigano nelle medesime acque sia pure dietro lo schermo della ormai famosa "civicità". Curioso però il fatto che anche tra quelli che hanno sostenuto il piano, senza successo perché i punti a favore dell'integrazione sono stati 433 contro 432 contrari, appartengono alla medesima area, non tutti e otto certo, ma comuni importanti come Casatenovo, Verderio, Lomagna e Cernusco ai quali si sono uniti "Sei Merate" che ufficialmente è la formazione politica nata per rappresentare l'intero centrosinistra cittadino, lo stesso PD con la mitigazione di cui sopra e il "gruppo di cittadini promotori la lista civica" tra cui Giovanni Battista Albani, Giliola Sironi e Ercole Redaelli, insospettati dirigenti della Dc di sturziana memoria.

Ecco in questa enorme contraddizione, che non si spiega di sicuro con lo sforzo economico per assicurare la necessaria ricapitalizzazione a Retesalute (5mila euro l'anno per ciascun comune per tre anni) come sostengono i 9 che vorrebbero addirittura un advisor (un consulente altamente specializzato nel campo della finanzia straordinaria, un po' come incaricare la Deloitte di certificare il bilancio dell'ortolano), in questa contraddizione dicevamo si annida il vero grosso problema del centrosinistra meratese.

La serata di venerdì ha avuto senz'altro il merito di avviare un confronto tra le diverse componenti dello schieramento ma con un esito confuso, non ha saputo andare oltre la linea dell'apertura generica a quanti intendono operare per il bene di Merate. E chi non lo vuole, al di là dell'essere disposto o meno a impegnarsi? Semmai la questione sta nel che cosa si intende per il bene del paese. E' preferibile spendere un milione di euro per risanare il lago di Sartirana e realizzare il Parco Nord o per ristrutturare villa Confalonieri e farne un centro culturale? Se non si venderà Cascina Galli è preferibile investire comunque qualcosa per riqualificare via Verdi o lavorare sulla leva fiscale per ridurre le aliquote dell'elevata fiscalità locale? Il limite allo sviluppo urbanistico è stato raggiunto una volta realizzate le previsioni del vecchio Prg e del vigente Pgt o è ancora possibile una crescita nelle aree tecnicamente definite Tessuto Urbano Consolidato? E in tema di accoglienza, vale la linea sostenuta dai consiglieri di "Sei Merate" o occorre una restrizione unita a più rigidi controlli? E in fatto di sicurezza, il tema forte come ha rilevato Redaelli, c'è la volontà di rafforzare controlli e sanzioni o si ritiene di poter continuare col lassismo oggi imperante?

Di tutti questi temi nulla o quasi ha parlato la quarantina di convenuti all'appello del Gruppo di cittadini. La formula magica è il "soggetto terzo" che suona male perché in Sicilia il terzo è colui che non sta né con la mafia né con chi la combatte. Il "soggetto terzo" che dovrebbe o quanto meno potrebbe ospitare personaggi oggi attivi nella maggioranza e con i quali i promotori hanno preso ripetuti contatti. Ma ciò significa ripudiare l'esperienza di "Sei Merate", parlare di un'altra cosa, di una cosa diversa. Che, per dirla con Cesare Perego, non è detto piaccia.

Claudio Brambilla
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