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Scritto Mercoledì 10 ottobre 2018 alle 19:32

Merate: a processo per fatture ''gonfiate'', Cauduro in aula ribadisce la sua innocenza

A precisa domanda postagli dal giudice monocratico Enrico Manzi si è dichiarato ''totalmente innocente'' Fabio Cauduro, l'imprenditore finito a processo a seguito di un'indagine della Guardia di Finanza coordinata dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso. Attivo nel settore pubblicitario e delle sponsorizzazioni legate al mondo delle corse, il 55enne a capo di due società con sede a Merate - nel frattempo fallite - deve rispondere di "dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti", ai sensi dell'articolo 2 della legge sui reati tributari. Secondo l'impianto accusatorio ancora tutto da dimostrare l'imputato avrebbe abbassato fraudolentemente (per anni) la base imponibile su operazioni inesistenti "sovraccaricando" servizi realmente effettuati, nel ruolo di amministratore unico delle imprese Poker Project e Cauduro Racing Team. Il "vantaggio" economico così ottenuto sarebbe stato reimpiegato tramite una società immobiliare (riconducibile allo stesso imprenditore), in alcune operazioni tra cui figurerebbero lavori di ristrutturazione di un imponente castello in Umbria, con annesso parco e piscina.
Accuse di cui l'imprenditore - che stamani in tribunale a Lecco si è sottoposto ad esame, difeso dagli avvocati Marcello Perillo e Beniamino Migliucci - si è detto estraneo.
Nel botta e risposta con il giudice Manzi, che ad un certo punto dell'udienza per fare piena chiarezza rispetto a quello di cui si stava discutendo ha impostato una sorta di dialogo ''all'americana'', come lui stesso lo ha definito, Cauduro ha spiegato che il pagamento in contanti di alcuni fornitori, condotta al centro dell'indagine della Procura, non gli era mai stato contestato in precedenza. ''Il contante era un'esigenza oggettiva, veniva richiesto spesso dalle agenzie quale forma di pagamento perchè all'estero gli assegni non sempre vengono accettati e i tempi per la riscossione sono più lunghi'' ha precisato l'imputato aggiungendo che ''buona parte dei pagamenti veniva fatto tramite bonifici, ma altri in contanti perchè consentivano una miglior gestione''.
Nel rispondere alle domande postegli dal giudice, ma anche dal pubblico ministero e dai suoi legali, Cauduro si è definito ''l'anello di congiunzione tra le agenzie, gli sponsor e chi era interessato ad avere la pubblicità'', aggiungendo che il giro di affari delle sue società era molto elevato, così come era particolarmente vasta l'offerta di servizi che erano in grado di proporre ai fornitori. ''Avevamo un budget a disposizione da parte dei clienti e sulla base di quello presentavamo loro un'offerta che consentiva la massima visibilità ad un costo ottimale. Noi vendavamo agli sponsor il pacchetto completo e organizzavamo anche degli eventi'' ha proseguito Fabio Cauduro, citando anche delle personalità note nel mondo sportivo e non solo con le quali aveva avuto modo di lavorare negli anni, calcando ''palcoscenici'' importanti quali ad esempio l'autodromo di Monza o quello di Imola.
Non sempre i bilanci annuali delle sue società si erano chiusi con un utile - come ha rilevato il pubblico ministero Paolo Del Grosso - ma a detta dell'imputato il mercato era oggetto a flessioni, soprattutto nel settore commerciale e sportivo nel quale operava.
''La Procura ritiene che tutto il contante fosse sovrafatturato, ma non è così'' ha detto ancora l'imprenditore, ribadendo la propria estraneità alle accuse.
L'udienza odierna si era aperta con la testimonianza di un operatore con il quale il meratese era stato ''in affari''. ''La Cauduro Racing e la Poker Project sono società che conosco: gestivano un budget annuale per le gare da corsa. Con loro avevo un rapporto commerciale'' ha riferito il teste, specificando che ''Cauduro gestiva le sponsorizzazioni per le auto da corsa e realizzava anche diversi eventi sportivi''.
Il processo proseguirà il prossimo 5 marzo con l'audizione degli ultimi testi mentre il 2 aprile è calendarizzata la discussione finale, cui seguirà la sentenza.
G.C.
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