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Scritto Martedì 09 ottobre 2018 alle 10:26

Questi sindaci hanno affossato Retesalute, la società locale di servizi sociali apprezzata anche in regione per stare con Lecco A rischio 70 posti e la rete di aiuti a anziani, disabili, minori



In alto Paolo Brivio (Osnago), Daniele Villa (Robbiate), Stefano Motta (Calco), Adele Gatti (Airuno),
Renzo Rotta (Paderno). Sulla seconda riga: Davide Maggioni (Sirtori), Roberta Trabucchi (La Valletta Brianza),
Laura Pozzi (assessore di Missaglia), Renato Ghezzi (assessore di Viganò)

Hanno lavorato sotto traccia. Come cospiratori. Stando bene attenti che il documento restasse confinato tra i fedelissimi della sinistra e nulla trapelasse all'esterno per poter portare il colpo mortale all'improvviso. E ce l'hanno fatta. Per un soffio ma ce l'hanno fatta. Complice anche l'assenza del comune di Brivio il cui sindaco Federico Airoldi, inspiegabilmente, non ha partecipato né ha ritenuto di mandare un proprio delegato, altrimenti l'esito finale sarebbe stato di segno opposto. Retesalute non amplierà i propri confini e come tutte le aziende che non sviluppano sufficiente massa critica è destinata a implodere su se stessa. Merate e Casatenovo potranno anche tornare a gestirsi in proprio i servizi sociali. Gli altri comuni si aggregheranno all'impresa sociale in corso di costituzione a Lecco, col privato in maggioranza. Come voleva Virginio Brivio. Come voleva il PD. Un altro colpo all'unità del meratese. Un'altra sconfitta per la capacità innovativa del territorio apprezzata a tutti i livelli, in primo luogo dall'assessorato regionale al welfare e dall'ATS Brianza, diretta da Massimo Giupponi. E un'altra vittoria della bassa politica. Quella fatta di inganni, interessi e connivenze il tutto sul piano politico, ma che potrebbero avere, addirittura, in futuro echi di natura personale. Esattamente com'era accaduto per l'acqua pubblica. Anche  lì se il meratese fosse stato compatto oggi tutti i comuni avrebbero incassato molto di più dalla vendita di Acel. Invece la maggioranza si è schierata con i lecchesi i quali, loro sì, hanno fatto cassa. Sorridendo all'acquiescenza dei soldatini disposti sullo scacchiere della Brianza sud-orientale, capitanati dai soliti Paolo Brivio di Osnago, un vero milite fedele fino alla morte, Adele Gatti di Airuno probabilmente molto interessata all'impresa sociale di Lecco, Renato Ghezzi di Viganò, e qui trovare una ragione escludendo la fisiognomica che lo relega senza sua colpa ad un ruolo di perenne bastian contrario, è difficile, Stefano Motta di Calco, ma nessuna sorpresa conoscendone il pensiero politico, Roberta Trabucchi della Valletta Brianza, assieme a Davide Maggioni di Sirtori quest'ultimo il suggeritore di Alessandro Salvioni, presidente di Retesalute sfiduciato nei fatti dagli altri quattro membri del CdA. I comuni citati con Robbiate, Paderno, Missaglia sono i mandanti dell'attacco al cuore dell'Azienda Speciale Pubblica. Salvioni è l'esecutore, per anni presidente ha quasi snobbato la carica presentandosi in ufficio sporadicamente. E ora ha preso le distanze dalla proposta di ampliamento ai comuni dell'oggionese e alcuni del caratese per raddoppiare l'attività sociale dell'azienda che già conta una settantina di addetti con 8 milioni di fatturato. Non sappiamo come reagiranno a caldo Andrea Massironi di Merate e Filippo Galbiati di Casatenovo. Ma non si esclude che decidano loro di lasciare Retesalute per costituire un'altra Azienda Speciale Pubblica con i comuni che hanno aderito alla proposta di ampliamento, Olgiate, Santa Maria (bravissimo il sindaco Efrem Brambilla), Verderio, Lomagna, Monticello e Cernusco e i nuovi che avevano chiesto di poter entrare. Le sedi ci sono: sopra il Cse in via Fratelli Cernuschi a Merate e a Cascina Levada a Casatenovo. Le risorse umane e economiche anche. E gli altri comuni che se ne vadano con i compagni a Lecco. E quando i servizi agli anziani, a domicilio, ai minori, ai cronici, ai fragili, che tanto si aspettano dal processo di integrazione socio-sanitaria, si riveleranno insufficienti spiegheranno ai propri cittadini perché hanno preferito affossare una società locale, fondata peraltro da esponenti di centrosinistra come Battista Albani, Marco Panzeri e Daniela Mazzuconi, per stare con l'impresa sociale lecchese. Merate c'è. Casatenovo c'è. E' tutt'intorno il colabrodo. Con qualche lodevole isola di buon senso, ancora capace di dare priorità agli interessi del cittadino piuttosto che a quelli del partito.  

Claudio Brambilla
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