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Scritto Domenica 07 ottobre 2018 alle 16:56

Merate: oltre il centrosinistra c’è...la DC

Anatomia di un omicidio perfetto. Parafrasando il film del '59 si può definire così la manovra del "Gruppo di lavoro", capitanato da Ercole Redaelli ai danni di "Sei Merate" la formazione di centrosinistra che oggi siede in Consiglio comunale con Silvia Villa, Valeria Marinari e Alessandro Pozzi. Il gruppo, in realtà è una troika composto anche da due calibri da novanta della vecchia Democrazia Cristiana, Giliola Sironi e Giovanni Battista Albani. Insomma, la Dc neanche dopo 25 anni dalla sua formale scomparsa è ancora morta. Ed anzi Ercole Redaelli la vuole in qualche modo rianimare e rilanciare, sia pure sotto mentite spoglie, in vista delle elezioni del 2019. Per farlo ha dovuto prendere, cautamente, le distanze sia dal gruppo consiliare sia dal PD. Il quale, a sua volta, ha preso le distanze da Sei Merate e dal "Gruppo di lavoro". Un bel rebus che Redaelli pensa di risolvere con l'incontro del 12 ottobre in sala comunale di via Lombardia con lo strumento della "lista civica" trasversale. Formula criptica come le convergenze parallele, un ossimoro in geometria ma una strategia vincente in politica. Difatti Redaelli ha puntato sui tre soggetti oggi in maggioranza, all'apparenza meno schierati - perché sia chiaro, Più Merate è una lista civica ma quasi tutti i consiglieri sono di centrodestra - Sesana Tamandi e Gargantini per realizzare un programma condiviso, del tutto privo di riferimenti di area. Un ritorno al futuro Dc, insomma, una lista che riproponga dorotei alla Toni Bisaglia e basisti alla Luigi Granelli.

Ma se l'idea partorita dal trio di democristiani può trovare una spiegazione proprio nella storia dei proponenti essa risulta però indigeribile a coloro che pur ammettendo la necessità di allargare il perimetro, intendono però restare saldamente ancorati al centrosinistra. E da questa parte è possibile annoverare il PD nel suo insieme, al netto di scelte individuali di segno diverso e il gruppo consiliare che avrebbe oggettive difficoltà a sedere in un'ipotetica maggioranza con esponenti ai quali in questi anni è stata opposta una posizione spesso diversa e alternativa. Di questi tempi tutto si confonde, è vero, si dice che la politica oggi sia liquida ma la difficoltà con cui Massimo Panzeri ha gestito l'opposizione della Lega agli ex compagni di maggioranza conferma quanto sia difficile e, all'elettore incomprensibile, passare con disinvoltura da un'alleanza all'altra, da un'area all'altra, da un programma all'altro.

Visto dall'esterno il confronto dentro le tre anime dell'arcipelago di centrosinistra è apparso confuso, a tratti contraddittorio e incapace di presentare una proposta concreta attraverso un programma che venga prima delle persone. La strada corretta sarebbe stata questa: proporre quattro, cinque punti fondamentali per il prossimo quinquennio e chiedere l'adesione di quanti condividono la piattaforma. Invece si è preferito procedere alla vecchia maniera, prima i nomi poi il programma. Per non parlare della ricerca del candidato sindaco che ha visto contattati l'ex forzista e ex sindaco Dario Perego, il consulente di Andrea Massironi sul servizio idrico integrato (che naturalmente era e è su posizioni opposte al centrosinistra) Stefano Maffi e il leghista Mauro Lovisari, ex direttore generale dell'Azienda ospedaliera lecchese.

Come finirà? Logica vorrebbe che un minimo di steccati fossero osservati come in passato. E del resto l'idea del "Gruppo di lavoro" sembra abbia raccolto non più di una ventina di adesioni. Con defezioni illustri. Se il 12 ottobre passerà senza risultati apprezzabili è probabile che si torni al tavolo col PD, "Sei Merate" e la "vecchia Dc" per trovare un punto di sintesi con un denominatore comune e una parola d'ordine: programma e lista debbono riflettere idee e valori del centrosinistra e non vanno arruolati esponenti dell'attuale maggioranza.

La quale, peraltro, è pure in affanno alla ricerca di un candidato sindaco e nel tentativo di restare compatta. Perché è la sola condizione per ottenere appoggio e voti da Andrea Massironi.

Claudio Brambilla
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