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Scritto Sabato 06 ottobre 2018 alle 09:07

Ponte: piano in Soprintendenza, ci vorranno 4 mesi per il via libera. Il Comitato, un Commissario espressione del territorio

Ad una "azione collettiva" - semmai la modifica alla norma introdotta con la finanziaria del 2008 sarà approvata - dovrebbe partecipare a pieno titolo l'Asst di Lecco in nome e per conto del San Leopoldo Mandic. La chiusura del ponte tra Paderno e Calusco ha di fatto interrotto gran parte del flusso di pazienti che dall'Isola bergamasca trovava comodo rivolgersi all'ospedale di Merate anziché al Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro. Ciò determinerà entro fine anno un calo complessivo delle prestazioni con evidenti riflessi sul budget che l'Asst negozierà con la Regione. Con la speranza che nessuna specialità scenda al di sotto dello standard regionale altrimenti le conseguenze potrebbero essere serie. Dunque non solo esercizi commerciali, artigiani, lavoratori, studenti ma anche il presidio di via Cerri potrebbe partecipare ad una class action contro Rete Ferroviaria Italiana al cui Amministratore Delegato, i parlamentari lecchesi intendono assegnare la carica di Commissario straordinario. Speriamo si siano ripigliati perché è proprio a RFI che tutti i soggetti sopra elencati dovrebbero chiedere i danni. RFI sapeva da un paio di decenni almeno che il ponte non poteva continuare a sopportare un carico cento volte superiore a quello del 1889. E che nonostante il blocco del passaggio dei mezzi pesanti si era indebolito al punto da indurre i responsabili a chiuderlo persino ai pedoni.

Per fortuna il Comitato ponte San Michele ha un'altra impostazione: per accelerare le tempistiche ha proposto la nomina, mediante decreto del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, di un Commissario straordinario che sia espressione del territorio. Evviva!

Ma al di là del Commissario a che punto stanno le procedure? Il 21 settembre scorso RFI aveva presentato a Milano il piano di intervento straordinario ma sembra che per disguidi interni al colosso ferroviario detto piano sia stato inviato alla Soprintendenza di Brescia, a cui fa capo Bergamo, soltanto i primi giorni di ottobre. Ora spetta alla Soprintendenza esprimere una valutazione sulle opere da realizzare e ciò richiederà almeno quattro mesi. Se tutto andrà bene, ma c'è da dubitarne, i lavori potrebbero partire nella primavera del 2019. La durata è confermata in due anni.

Si sta anche ipotizzando di realizzare un'imbragatura, cioè un contenimento strutturale provvisorio che consenta il passaggio di pedoni, cicli e veicoli. Ma è solo una ipotesi che peraltro richiede anch'essa non meno di due mesi per valutarne la fattibilità.

Nel frattempo il Comitato Ponte attende ancora di conoscere, dati alla mano, le ragioni che hanno indotto i responsabili di RFI a ordinare la chiusura del San Michele con decorrenza immediata, ore 22 del 14 settembre (con predisposizione delle barriere alle 24) mentre soltanto il 13 settembre la stessa RFI comunicava alle autorità locali la chiusura temporanea per il 15 ottobre.

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