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Scritto Lunedì 10 settembre 2018 alle 20:54

Lilt vs. Spazio, parla l’avvocato Notaro: ''una storia lunga ma molto semplice. Gabriella ha lottato 14 anni per affermare in termini ideali e di principio la correttezza del proprio operato''

Sulla controversia, lunga 14 anni (14 anni di inferno, come ha detto la Maggioni) abbiamo chiesto all'avvocato Matteo Notaro di ricostruire per noi la vicenda, molto complessa che ha attraversato innumerevoli aule giudiziarie con conclusioni diverse fra loro.



L'avvocato Matteo Notaro
Avvocato Notaro, ieri, la sua cliente, Gabriella Maggioni, ci ha inviato un comunicato stampa e ha messo a disposizione dei lettori di Merateonline la recente sentenza della Corte d'Appello di Milano che ha condannato la LILT di Lecco e la sua presidente, dr.ssa Silvia Villa.
Immagino che sia soddisfatto.

"Sì, ovviamente sono molto contento di questa pronuncia, più che altro per il lavoro degli avvocati e dei dottori del mio studio legale, che hanno creduto in questa causa".



La vicenda è annosa e articolata e sono convinto che anche quei lettori di Merateonline che l'hanno seguita forse faticano a ricordarne gli aspetti salienti. Riesce, usando parole semplici e se possibile non giuridiche, a riassumere la storia per sommi capi?

"In realtà, la storia è lunga, ma molto semplice. Nel 2004, Gabriella Maggioni, che all'epoca era presidente della sezione provinciale lecchese della LILT non condivide alcune scelte della LILT di Roma e propone ai propri consociati di staccarsi dalla sede centrale. L'assemblea dell'associazione delibera in tal senso e l'associazione muta il proprio nome, adotta un nuovo statuto e nasce, così, Spazio Prevenzione Onlus, che ha, peraltro, come scopo sempre quello di operare nel campo della prevenzione oncologica".  



E cosa succede?  

"Accade un fatto molto prevedibile: la LILT di Roma non ci sta e attacca Gabriella Maggioni, commissariando la sezione "ribelle", intentando, in pari tempo, una causa volta ad ottenere l'annullamento della delibera con la quale si era operato il distacco dalla sede centrale. Io all'epoca, se ben ricordo, ero solo il domiciliatario sul Tribunale di Lecco del principale difensore di Spazio Prevenzione, che era il prof. avv. Pettinato: ero agli inizi della mia carriera e leggevo con piacere gli atti giudiziari che le parti si scambiavano, ricchissimi di alti ragionamenti giuridici".  



In questa fase la magistratura a chi dà ragione?

"Prevale la tesi della LILT di Roma e la delibera del 2004 viene annullata, ma è la vittoria di una battaglia, non della guerra, perché, prima del passaggio in giudicato della sentenza, il commissario che era stato nominato dalla LILT di Roma per prendere le redini della sezione lecchese "ribelle" compie una scelta - avallata dalla sede centrale - del tutto anomala, in quanto decide di non attendere l'esito del giudizio, ma preferisce costituire una nuova sezione provinciale".  



Perché definisce anomala la costituzione della nuova sezione provinciale della LILT di Lecco?

"Veda, era chiaro che la LILT di Roma non voleva attendere i tempi della giustizia e voleva che sùbito nel territorio della provincia di Lecco ripartisse una nuova sezione... ma così facendo è stata creata una insanabile cesura tra la nuova associazione e la vecchia. Tanto è vero che - per ottenere i beni di quest'ultima - inizia una vera e propria saga giudiziaria ed è in questo momento che Gabriella Maggioni si rivolge al mio patrocinio".  



Con il senno di poi lo riassumerebbe il mandato di difesa?  

"E' difficile dirlo. Sicuramente è stata dura. Ho perso il conto del numero dei giudizi, mentre ho davanti agli occhi un intero scaffale di faldoni relativi a questa vicenda giudiziaria. Ho iniziato quando mia figlia era in fasce ed ora inizia la terza media. Ho difeso Spazio Prevenzione più volte avanti il Tribunale di Lecco, più volte in Corte di appello a Milano e persino presso la Suprema Corte di Cassazione a Roma. Sono state più le sconfitte che le vittorie, ma l'ultima sentenza, come ha scritto Gabriella Maggioni nel suo comunicato stampa, sembra aver messo le cose a posto. Comunque sì, lo riassumerei perché Gabriella è una combattente, ma in quel momento era sola e non potevo lasciarla senza difesa in una fase così difficile. Mi creda, spesso l'avvocato è più uno psicologo che un tecnico del diritto e la vicinanza umana vale tanto quanto l'assistenza tecnico-legale".  



Ma come mai ci sono stati così tanti giudizi?  

"Cerco di spiegarlo. Una volta che viene costituita la nuova LILT di Lecco, quella presieduta dalla dott.ssa Silvia Villa, l'obiettivo che la controparte si prefigge è quello di impedire che Spazio Prevenzione possa utilizzare i beni della vecchia sezione lecchese.  E ci riesce.
Viene infatti richiesto ed ottenuto un sequestro giudiziario su tali beni e così nel 2007 Spazio Prevenzione subisce l'asporto dei propri beni, tra cui un mezzo adibito a mammovan, e la controparte viene addirittura autorizzata all'utilizzo dei beni stessi".



Immagino la reazione di una donna agguerrita come Gabriella Maggioni...  

"Gabriella Maggioni ha sofferto moltissimo per questa vicenda, anche perché in quel momento storico appare come colei che aveva voluto portarsi via i beni della vecchia associazione lecchese della LILT e le vicende giudiziarie sembrano tutte andarle contro. Ma io ero certo che il sequestro giudiziario disposto in via cautelare e d'urgenza non avrebbe retto alla prova del giudizio di merito perché la nuova LILT di Lecco, proprio in quanto associazione costituita ex novo, non poteva di certo essere legittimata ad avere la proprietà di beni appartenenti ad un soggetto terzo".  



E cosa accade allora?  

"A quel punto Gabriella Maggioni è davvero alle corde. Ma si comporta in modo, a mio avviso, ineccepibile: decide di convocare una nuova assemblea, era il 2009, lasciando ai consociati il compito di decidere il da farsi. E l'assemblea, appunto nel 2009, decide di non impugnare la sentenza che aveva annullato la delibera del 2004; decide di tornare, per un momento, ad essere la vecchia sezione lecchese; decide di lasciare alla Magistratura il compito di dirimere la lite con la nuova LILT di Lecco, presieduta dalla dott.ssa Villa, in merito alla sorte dei beni oggetto del sequestro del 2007; decide di prendere atto che sul territorio provinciale esiste già un'associazione riconosciuta dalla LILT di Roma (appunto la nuova LILT di Lecco); decide, infine, di tornare a chiamarsi Spazio Prevenzione, per il semplice fatto che tante persone ormai conoscono l'associazione con questa denominazione, anche al di fuori del territorio provinciale".  



Insomma, una furbata...

"Guardi, ognuno la può pensare come vuole, ma io credo che la delibera del 2009 avesse una sua linearità e logicità: era stata controparte a costituire una nuova associazione senza attendere l'esito del giudizio; era stata controparte ad agire giudizialmente con il sequestro e la successiva causa per affermarsi titolare dei beni già appartenenti alla vecchia sezione lecchese; Gabriella Maggioni e gli altri soci decidono solo "di conseguenza" e, a mio parere, anche in modo trasparente, visto che tale delibera viene sùbito resa nota alla LILT avversaria e mai impugnata da nessuno. Peraltro, come da mia previsione, il Tribunale di Lecco, già nel 2010, respinge la domanda della nuova LILT volta ad ottenere la proprietà dei beni della vecchia associazione lecchese, dichiara inefficace il sequestro del 2007 e dispone la restituzione dei beni".  



Perché allora la vicenda non si è chiusa nel 2010?  

"Perché controparte propone appello contro la sentenza e cerca ancora di sostenere che la nuova LILT di Lecco ha titolo per ottenere la proprietà dei beni della vecchia associazione lecchese, ma la Corte d'appello di Milano, nel 2013, respinge definitivamente la domanda avversaria. Fu una grande soddisfazione per Gabriella Maggioni e per Spazio Prevenzione che intravede, per la prima volta dall'inizio della vicenda, un barlume di luce in fondo al tunnel. Ma - ahimè - doveva scorrere ancora tanta acqua sotto i ponti".  



Avvocato, arriviamo ai giorni nostri, perché mi sembra una storia infinita...  

"Direttore, ha ragione. Si arriva ai giorni nostri perché dopo la sentenza della Corte d'Appello di Milano del 2013 - con il definitivo rigetto della domanda della LILT di Lecco presieduta dalla dott.ssa Silvia Villa - accade un fatto per me inspiegabile. Accade che la medesima associazione e la sua presidente perseverano nel detenere i beni sequestrati nel 2007, tanto che - Lei certamente lo ricorderà - nel maggio del 2014 Gabriella Maggioni arriva al punto di denunciare la dott.ssa Villa per appropriazione indebita, suscitando quel vespaio di polemiche connesse al fatto che quest'ultima era candidata sindaco di Merate... Insomma un vero ginepraio, anche se io avevo una bussola con la quale orientarmi: la Magistratura aveva sentenziato, definitivamente, che la nuova LILT fosse una cosa diversa dalla vecchia associazione lecchese, aveva sentenziato che i beni di quest'ultima non spettavano alla nuova LILT, che il sequestro era inefficace... e quindi prima o poi i beni sequestrati nel 2007 andavano restituiti al loro legittimo proprietario".



Ed è quello che è stato deciso oggi, giusto?

"Ma sì, controparte - la nuova LILT di Lecco - ha cercato ancora per cinque anni, dal 2013 ad oggi, di sostenere che i beni appartenessero alla vecchia associazione lecchese, con il chiaro obiettivo di poterli continuare ad utilizzare "in barba" alla decisione della magistratura che le aveva negato tale diritto. Oggi la Corte d'Appello ha chiarito una cosa molto semplice e, cioè, che i beni della ex sezione lecchese non hanno mai cambiato titolare. Per usare le parole della Corte "...non si ravvisa neppure un fenomeno successorio nella titolarità degli stessi beni, trattandosi in realtà dello stesso soggetto titolare, sia pur con le diverse denominazioni e le variazioni statutarie assunte a seguito delle delibere sopra richiamate". D'altronde, io non mi sono mai stancato di sottolineare in tutti i giudizi un fatto, se vogliamo banale, ma molto significativo: il codice fiscale della vecchia associazione lecchese è esattamente quello di Spazio Prevezione, a dimostrare, anche icasticamente, l'identità soggettiva.



Secondo lei, avvocato, siamo alla parola "fine"?

"L'ultima sentenza della Corte d'appello di Milano non è ancora definitiva, perché controparte ha titolo per impugnarla avanti la Suprema Corte di Cassazione e, quindi, mantengo la mia consueta prudenza nell'esprimere giudizi prognostici  Dopo vent'anni di avvocatura so bene quanto sia giusto il broccardo latino 'quot capita, tot sententiae', che significa che 'quante sono le teste, altrettanti sono i giudizi', ma sinceramente credo che la decisione di Milano faccia chiarezza. Esiste, poi, un problema risarcitorio non indifferente perché l'associazione che ho difeso è stata privata dal 2007 - ed a questo punto può dirsi ingiustamente - di tutti quei beni che le avrebbero consentito di operare nel campo della prevenzione oncologica senza dover ricorrere a nuovi acquisti di attrezzature medicali e di quant'altro necessario per la propria attività con il conseguente indebitamento che si è creato, mentre l'associazione avversaria ha potuto utilizzare per oltre un decennio dei cespiti che non le appartenevano".  



Un'ultima domanda: ne valeva la pena?

"In una logica economicistica, certamente no, perché i danni patrimoniali subìti non saranno mai sufficientemente risarciti, così come il dispendio di risorse psico-fisiche dedicate alla vicenda da parte di Gabriella Maggioni non sarà mai compensato; in una logica sociale, neppure, perché si è persa un'associazione che avrebbe potuto ancora dare tanto al territorio e alla lotta ad un terribile male e le parti avrebbero ben potuto convivere e coesistere serenamente ed anzi tra di loro collaborare; in termini ideali e di principio, invece, credo che fosse giusto per Gabriella Maggioni lottare per affermare la correttezza del proprio operato.
Non competono, comunque, a me queste valutazioni di merito: io, professionalmente, ho solo fatto il mio dovere di difensore".
Claudio Brambilla
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