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Scritto Martedì 21 agosto 2018 alle 09:45

Dura Lex sed lex

La vicenda accaduta alla figlia, raccontata dal padre Guglielmo e poi commentata da numerosi lettori merita qualche riflessione aggiuntiva. E' un dibattito interessante che in buona sostanza poggia sul rispetto delle regole. Senza se e senza ma. Giusto. Noi siamo per il rispetto delle regole. Senza se e senza ma. Ci sono però due aspetti ulteriori che a nostro parere meritano un approfondimento: la proporzionalità della pena rispetto all'infrazione commessa e la costanza nell'esercizio dell'azione repressiva.

La ragazza ha superato del 10% la soglia limite: 0,05 grammi per litro contro il massimo tollerato di 0,50. La scienza ci spiega che le donne sono più vulnerabili all'alcool rispetto agli uomini e raggiungono livelli di alcolemia più elevati con quantità inferiori di alcool. Si stima che bastino 24 grammi di alcool per raggiungere il limite legale mentre per i maschi tale limite si raggiunge con 36 grammi.

Sempre la scienza aggiunge che "...peso, sesso ed età influenzano il metabolismo dell'alcol e possono essere quindi determinanti nel raggiungimento o meno del limite previsto dalla legge. Provato che 12 grammi di alcol, che comportano una concentrazione di 0,2 grammi di alcol nel sangue in una persona di circa 60 chili di peso a stomaco pieno corrispondono in linea di massima a:
1 bicchiere da 125 ml di vino,
1 lattina da 330 ml di birra,
1 bicchiere piccolo da 40 ml di superalcolico,
1 bicchiere da 80 ml di aperitivo.
Per superare i limiti massimi basta davvero molto poco. Ancora meno per le donne, la cui costituzione fisica le rende più vulnerabili..."

Alla luce di tutto questo, e pur rispettando la norma che non distingue maschi e femmine, anziani e giovani, magri e grassi domandarsi come ha fatto papà Guglielmo se le sanzioni conseguenti (multa, sospensione patente, colloqui e controlli e così via) siano proporzionate è lecito. Di più, nei panni della ragazza avremmo chiesto un supplemento di verifica con un'analisi del sangue. Un bicchiere d'acqua, probabilmente, avrebbe "annacquato" quella differenza infinitesimale. Non vogliamo poi neppure pensare che la giovane sia stata messa in condizioni di tornare a casa sola, o comunque chiamando i genitori, nel cuore della notte. Non lo sappiamo ma vogliamo pensare che gli agenti siano stati con lei fino all'arrivo dei "soccorsi". Dura lex sed lex, ha scritto il signor Guglielmo. Ha ragione e va bene così, ma poi quando ci si guarda intorno è inevitabile domandarsi: ma quanto davvero la dura legge viene applicata? Quanti controlli vengono effettuati fuori e dentro i locali per verificare il rispetto delle norme su orari, somministrazioni di superalcoolici, schiamazzi notturni? Quanti posti di controllo sono stati attivati negli ultimi mesi a poca distanza dai bar particolarmente "vivaci"? Quanti soggetti sono stati attenzionati per il sorprendente tenore di vita? Quanti vandalismi sono stati repressi grazie al sistema di videosorveglianza?
Sono domande, intendiamoci, non sottintesi sapienti. Domande che chiunque si pone vivendo ogni giorno in città e osservando uomini e circostanze.

La figlia di Guglielmo ha sbagliato, di una virgola, ma ha sbagliato. E la sanzione l'ha colpita con durezza estrema. Ma se poi leggi che uno dei rom responsabili della morte del 29enne Duccio Dini travolto e ucciso, mentre era fermo al semaforo sul suo scooter, da un'auto che ne inseguiva un'altra, guidate entrambe a rom, dopo 65 giorni di carcere è già libero non ti puoi non domandare, ma davvero dura lex sed lex?

Claudio Brambilla
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