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Scritto Venerdì 06 luglio 2018 alle 08:38

Che triste la mia Merate

Caro direttore,
con un po'’ di disincanto, le confesso che fatico molto ad appassionarmi sul dibattito in corso sul suo giornale (e non solo) a proposito delle candidature a sindaco di Merate. Non che l'’argomento non sia di interesse, mancherebbe altro. Ma prima di pensare al nome del nuovo sindaco, bisognerebbe metter lì una qualche riflessione sulla situazione della città, cosa che i suoi ospiti editorialisti si guardano bene dal fare. Non si può pensare di andare a votare per Merate, facendo discendere la propria preferenza dal blocco dei porti o dai migranti morti in mare, giusto per fare un paio di esempi antitetici. In una parola, l’ideologia è una cosa. La conduzione amministrativa di una città è un’altra.
Giusto ieri mi è capitato di fare un giro per la mia Merate che, ahimè, frequento meno di quanto vorrei. Ci sono rimasto male, glielo dico in tutta sincerità. Ha un bel dire il nostro sindaco Massironi che i bilanci sono un fiore all’occhiello, che la finanza cittadina è un esempio di virtute e conoscenza. Bene, bravi ma un'occhiatina in giro la danno mai, i nostri amministratori? Che senso ha avere i soldi bene investiti in banca, quando la sensazione è quella di passeggiare in una città trasandata, sporca, mal tenuta e, peggio ancora, senza più nessuno che si indigni?
Un paio di esempi, che tutti potranno verificare senza prendermi per matto e, soprattutto, senza darmi patenti ideologiche che non ho. In piazza Eroi, la fontana che si staglia davanti al municipio è una pozza informe colorata di verde, con l'’acqua stagnante. I portarifiuti sono rotti. I mozziconi di sigaretta costituiscono un tappeto di maleducazione e incuria. La cabina del telefono di Piazza Prinetti è sporca, con pezzi di alluminio che si staccano dalla loro sede naturale. Le panchine in pietra sembrano ricoperte da colla ma basta un piccolo esame per rendersi conto che è soltanto sudiciume e che non è il caso di far sedere un bambino. Le aiuole della piazza che ospitano i tigli (forse, non sono un botanico) non vengono innaffiate da settimane e sono ridotte a fieno. Lo stesso accade per gli spartitraffico in piazza don Minzoni: erba ingiallita dal caldo e mai bagnata. I marciapiedi di viale Lombardia sono rovinati, pieni di buche e pericolosi e mi chiedo che tipo di sensibilità si dimostri verso chi, per fare un esempio, deve utilizzare una carrozzella. Vogliamo andare al parco di piazza don Minzoni? Una tristezza infinita: i giochi sono consunti, i due viali del bocciodromo del centro anziani si sono trasformati in un giardino incolto con le erbacce che spuntano dalla pista, i muri della struttura sono rovinati dalle scritte e dalla cattiva manutenzione. Difendere l'area Cazzaniga è un insulto all'intelligenza dei cittadini e non vale più neppure la pena di spenderci una parola una. Lasciamo stare via Manzoni dove l’'unica notizia buona è che sono stati rimossi i ponteggi del collegio Manzoni, il cantiere più lungo del mondo dopo quello – naturalmente – della terza corsia di via Terzaghi dove, a distanza di un anno e due mesi, ancora si attende che vengano tolti i cartelli gialli e si tracci una segnaletica come Dio comanda. E non entro nel merito delle attività – culturali o ludiche, non importa – che a Merate vengono viste come il fumo negli occhi.
Insomma, ci sono rimasto male e leggere le dotte disquisizioni sulla filosofia del comando cittadino – peraltro ridotta ad una banale competizione tra politici rampanti, rissosi e ambiziosi oltre misura – non fa altro che affossare le ultime speranze di riscossa. Altro che un sindaco a tempo pieno, eroe moderno dei tempi che corrono, come ha scritto un giovane forzista sulle sue colonne, quasi che fare l'’amministratore di 15 mila anime sia impresa titanica. Ma mi faccia il piacere. Lui non può saperlo (per ragioni anagrafiche) ma ai tempi di Zappa, Ghezzi, Romerio, Gallina, Perego e finanche di Battista Albani – destinatario di critiche ingenerose quanto squallide – gli amministratori lavoravano, eccome. Eppure la città non era ridotta in queste condizioni. Lo chiamavano spirito di servizio ma, forse, è uno slogan fuori moda.
Non so, in tutta franchezza, chi sia il tenutario della delega all’'arredo urbano (ammesso che esistano, sia il tenutario che l’arredo urbano) ma la domanda mi viene spontanea: mentre gira per Merate non prova un po' di vergogna? E davvero avrebbe il coraggio, davanti a una contestazione come la mia, di rispondere che però abbiamo il bilancio più bello del mondo?
Alessandro M.
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