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Scritto Lunedì 14 maggio 2018 alle 21:31

Osnago: il consiglio si apre in polemica sulle tempistiche

Una fiammata polemica fin dall'avvio del Consiglio comunale a Osnago. Il consigliere di minoranza Francesco Arlati ha sùbito chiesto il rinvio della seduta per i tempi stretti dalla spedizione della documentazione in merito alla seduta e l'assise stessa. «Per noi tutte le delibere possono finire qui. Se si prosegue, impugneremo al TAR» ha minacciato il capogruppo di Uno Sguardo su Osnago. A nulla sembravano servire le giustificazioni del sindaco Paolo Brivio e del segretario comunale Giovanni Balestra. «Sto dichiarando la mia carenza di tempo nell'esaminare la documentazione. È stato leso il diritto informativo. Chiedo al segretario di esprimersi». Per il dott. Balestra a determinare il ritardo è stata l'integrazione del punto sulla contabilità, che ha richiesto alcuni passaggi in più non previsti. Ha poi aggiunto che era già capitato altre volte che venisse fornita la documentazione oltre i tempi, ma che si fosse sempre trovato l'accordo a proseguire. A graziare la Giunta è stato qualche tocco di orologio. Per una questione di poche ore, in realtà era stato rispettato il lasso di 72 ore prima del Consiglio comunale. Quello delle tempistiche per l'accesso agli atti è un problema ricorrente non solo in viale delle Rimembranze, ma un po' in tutti i Comuni. A Osnago più volte la minoranza ha sollevato la questione, ottenendo rassicurazioni e promesse, rimaste solo sul piano formale. In Consiglio comunale, sindaco e segretario hanno sottolineato di avere più volte sollecitato gli uffici a fornire la documentazione con un certo anticipo. Alla responsabilità dei tecnici, potrebbe aggiungersene, a memoria, un'altra ancora più rilevante, quella politica. Risale al 20 novembre 2016 il deposito all'Ufficio Protocollo di una mozione del gruppo di minoranza in cui si chiedeva di esprimersi su una modica del Regolamento del Consiglio comunale. La proposta era di sostituire il riferimento alle "72 ore prima della riunione" con "cinque giorni", in cui non vanno inclusi il sabato e i festivi. Il punto era stato discusso in Consiglio comunale e si era raggiunta la mediazione e l'accordo prevedendo "quattro giorni". La soluzione però è rimasta lettera morta, nel limbo degli atti in via di esecuzione, da un anno e mezzo. Nella sostanza, nulla pare essere cambiato perché la mozione - che pur conteneva il testo nella vecchia e nuova formulazione - non è stata recepita come un emendamento con carattere esecutivo, ma come una dichiarazione di intenti. Per gli uffici, si stava attendendo una modifica complessiva dell'intero Regolamento del Consiglio comunale. Indiscrezioni raccontano che già il giorno successivo al recente Consiglio di giovedì 10 maggio il responsabile del servizio avrebbe proposto di intervenire, per il momento, con una modifica limitata al tempo di deposito degli atti riguardanti i punti all'ordine del giorno delle sedute consiliari, visti i ripetuti richiami in aula. La palla passa ora al Consiglio comunale.

M.P.
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