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Scritto Domenica 15 aprile 2018 alle 17:59

Merate: cosa può chiedere un giovane al suo Vescovo?

Mons. Mario Delpini e Don Luca Rognone, coadiutore dell'oratorio di Merate


Giovedì sera, all'oratorio di Merate, l'arcivescovo S.E. Monsignor Mario Delpini ha incontrato I giovani della zona pastorale terza per mettersi in ascolto e dare delle risposte alle loro domande. Io c'ero, ma non avevo nulla da chiedere al mio Vescovo. Durante i giorni precedenti, infatti, me lo sono domandato diverse volte: che cosa dovrebbe chiedere un giovane della mia età, 22 anni, al Vescovo. Ho scoperto che non ero il solo a pormi questo quesito, dato che a rompere il ghiaccio è stata proprio questa domanda: che domande dovrebbe fare, un giovane, al proprio vescovo? Con quella pacatezza che sempre lo contraddistingue, Delpini ha così risposto con le domande che lui si faceva a 18 anni, tutte con un fondamento comune: la sete, la voglia, la ricerca della verità. Entrato in seminario a 17 anni, l'Arcivescovo ha compiuto 18 anni nel 1969, un periodo difficile, segnato dal terrorismo, reduce dal 1968, in cui lo studente, come lui stesso ha definito, non era visto come una persona nullafacente ma, al contrario, una persona che studia e si batte per cambiare il mondo.


Ma le domande dei giovani presenti all'incontro, giovedì sera, hanno preso tutt'altra strada. Interessanti sicuramente le domande sui temi ancora tabù per la Chiesa, come, ad esempio, l'omosessualità. Evitando totalmente la Dottrina religiosa, Delpini ha ricordato invece come questo tema sia ampio, che coinvolge una sfera di aspetti affettivi e non: è sbagliato dal principio etichettare come sbagliate queste persone. E poi domande su dove trovare Gesù, non solo nella vita quotidiana, dove i miei coetanei dichiarano di cercarlo e trovarlo, ma, soprattutto, nella liturgia e nella preghiera: il Vescovo ha così ricordato come i discepoli di Emmaus riconobbero Gesù, cioè allo spezzare del pane, gesto che si ripete proprio nell'Eucarestia. E poi un pensiero verso quanti non frequentano più l'oratorio. Noi educatori siamo dispiaciuti quando qualcuno ci lascia, vorremmo che continuasse il cammino intrapreso magari molti anni prima per poter in tal modo trasmettere la "tradizione" nel futuro. Ma l'oratorio è solamente una pista di lancio. In oratorio vieni formato, vieni accudito, trovi persone che ti sanno ascoltare e ti sanno consigliare. Non deve essere una struttura che cerca di sopravvivere, non è una concorrenza per trattenere i ragazzi. L'oratorio non è uno scopo, ma uno strumento per formare le persone alla vita: io ti ho dato le basi, ora tocca a te! E sul, finale, una domanda molto interessante: un ragazzo musulmano può fare l'animatore dell'oratorio? Una domanda non banale che merita una risposta altrettanto non banale. «Se accetta la proposta dell'oratorio e partecipa a tutti i momenti non ci vedo nulla in contrario», ha detto Delpini. Segno di un dialogo interreligioso che ormai si è fatto inevitabile.

Un giovane
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