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Scritto Mercoledì 04 aprile 2018 alle 09:50

Cernusco: 74 piante per far ''rinascere'' il cannocchiale della Villa Lurani con vista sul Castello e fino alla sommità del colle

Uno scorcio della valle in uno scatto di oggi


Il "cannocchiale" di Cernusco Lombardone tornerà ad affascinare residenti e visitatori. Dai terreni a fianco del cimitero fino al torrente Molgora. Una doppia fila di cipressi indirizzerà lo sguardo verso il Castello, il colle di Montevecchia ed il santuario della Beata Vergine del Carmelo.

Immagine del Cannocchiale dalla valle del Molgora (Fonte: Volume su Cernusco Lombardone)

Così come un tempo, l'intero filare attraverserà i terreni di Villa Lurani Cernuschi, attualmente di completa proprietà della famiglia Pappone. 38 piante nella valle del Molgora, sotto via Monza, e 36 tra la SP 342 dir (ex via Spluga) e via Sant'Ambrogio. Cifre identiche all'antico viale costituito di pioppi.

Lo stemma della casata Lurani Cernuschi (stessa fonte)

 

Alcune essenze arboree giunte al termine del proprio ciclo vitale non erano state sostituite, altre erano state sradicate a causa del loro stato di ammaloramento durante forti fenomeni temporaleschi. Due decisioni erano state assunte in particolare. Nel luglio 2014 la "chiusura temporanea" al transito del "viale dei pioppi"; nel luglio del 2016 la decisione più radicale - e i cernuschesi se la ricorderanno bene - di abbattere totalmente i tronchi. Acqua passata. Nel mezzo, una pratica edilizia aperta nel 2016 e i successivi pareri dell'ufficio tecnico comunale, della Commissione comunale per il Paesaggio, della Soprintendenza.

Mappa settecentesca di Cernusco Lombardone

Particolare della stessa mappa

Quindi l'autorizzazione paesaggistica. Poi nel gennaio scorso si sono susseguite la presentazione della domanda da parte di "IL PALAZZO s.r.l.", società intestata alla sig.ra Carolina Mottola, moglie del dottor Carlo Pappone; la proposta del responsabile comunale e infine il permesso di costruire. La riqualificazione dei viali alberati storici è ormai qualcosa di imminente. Formalmente gli interventi devono cominciare entro il prossimo gennaio e concludersi in tre anni.

Il cannocchiale prospettico verso Montevecchia




Lo scatto ai giorni nostri

Da qualche giorno, però, si notano già dei movimenti nella valle del Molgora, in preparazione ai lavori veri e propri. Non ci si aspetta solo la piantumazione di alberi a pronto effetto ma anche, per esempio, il restauro conservativo del muro di contenimento adiacente a via Monza. Per il sistema di terrazzamenti sottostanti, si prevede il ripristino delle scalinate esistenti presso il belvedere.

Fotografia probabilmente scattata dopo i lavori di ristrutturazione, intorno al 1901/1902. (fonte: Un patrizio milanese...)

Nell'area nord si punta alla ricostituzione delle balze dei ronchi, che attualmente sono quasi completamente scomparse. Lungo il torrente Molgora ci sarà una fascia alberata con specie proprie degli àmbiti ripariali di profondità costante, evitando la creazione di boschetti. Sul lato sud-ovest si ammette una recinzione di massimo 1,10 metri, coperta a pari altezza da una siepe di specie autoctona, tradizionalmente utilizzata per le delimitazioni dei campi agricoli. Insomma, una serie di migliorie che non tradiranno l'aspetto paesaggistico convenzionale del luogo. Un dispiacere per molti cernuschesi sarà la scelta di piantumare cipressi al posto dei caratteristici pioppi, che recano meno garanzie sulla loro durata nel tempo. Interventi minimi rispetto ad alcune proposte presentate anni addietro dalla proprietà, che auspicava come nelle lussuose e fastose ville del passato orti, giardini, panchine, statue, l'illuminazione elettrica e persino una fontana scrutabile da via Monza e dai treni in corsa lungo i binari ferroviari. Desidèri che si sono tuttavia scontrati con i vincoli paesaggistici sottolineati dagli uffici comunali o dalla Soprintendenza.

Foto scattate dal porticato che si affaccia su Montevecchia


Non è ancora chiaro se il viale alberato sarà accessibile a chi volesse farci una camminata. Nel 2011 il PGT (Piano per il Governo del Territorio) classificava le due ali alberate come "aree per servizi pubblici e di interesse pubblico a livello comunale". L'amministrazione comunale puntava così a proprie spese alla qualificazione paesistica del belvedere panoramico e alla riqualificazione del percorso storico alberato sotto via Monza. Non avendo approvato uno strumento attuativo e non avendo inserito l'opera nel Piano Triennale dei Lavori pubblici, è decaduto nel 2016 il vincolo ad uso pubblico. Nei prossimi mesi la proprietà e il Comune valuteranno il da farsi.

Dal PGT del 2011

Quello che è rimasto del viale dopo l'abbattimento delle piante ammalorate, sul lato della provinciale


È presumibile che si arriverà ad una convenzione tra i due soggetti coinvolti. Se ci dovessero essere dei cancelli di accesso sul lato est (strada provinciale), l'accordo eventualmente regolamenterebbe gli orari di apertura, per evitare che di notte diventi un ricettacolo di bivacchi e comportamenti scorretti. Sul lato ovest, la valle è quasi certo rimarrà chiusa al pubblico. Dopo i costi sostenuti per la riqualificazione, sarà difficile che la proprietà ceda, sempre ammesso che l'amministrazione sia intenzionata ad accollarsi le non indifferenti spese di manutenzione del verde.

L'ingresso della villa e l'affaccio sulla valle

Per Cernusco il "cannocchiale" non è una questione di pollice verde o di effimera estetica ornamentale. È una monumentale affezione storica. Con buona probabilità la creazione del suggestivo viale alberato risale infatti alla costruzione della villa patrizia nel Seicento, da parte della famiglia Cernuschi, di stirpe locale. Il doppio nome è una stretta conseguenza del matrimonio tra Maria Cernuschi, ultima erede della casata, e Pietro Francesco Lurani. In seguito all'estinzione del ramo maschile della casata dei Cernuschi, è dunque il testamento del 1764 a sancire l'apposizione di entrambi i cognomi. Su una mappa del Settecento conservata nell'archivio parrocchiale e raffigurata nel libro "Cernusco Lombardone" è piuttosto marcato il tracciato corrispondente al doppio filare, che proseguiva oltre al Molgora almeno fino al Castello. Nel volume "Un patrizio milanese verso la modernità" Lorenzo Revojera riporta il parere dell'esperta Anna Maria Cito Filomarino, tra gli autori di "Ville della Brianza". Secondo la specialista risulta "chiaramente leggibile nelle mappe di Cernusco Lombardone del 1826 il lungo vialone prospettico che, partendo da posizione eccentrica oltre la cancellata della villa (cioè al di là della strada provinciale) scende in linea retta fino al torrente Molgora e risale dall'altra parte fino al 'Castello', verso Montevecchia".

Il giardino interno alla villa Lurani Cernuschi


Con la ristrutturazione dell'edificio intorno al 1895, l'architetto Achille Majnoni trovò delle soluzioni per privilegiare la vista del cannocchiale verso Montevecchia ed il suo paesaggio circostante caratteristico della Brianza. Vennero abbattuti dei corpi minori che bloccavano la visuale verso il "colle" e fu "sopraelevato l'ultimo piano dell'avancorpo aprendovi un loggiato con chiaro intento panoramico" sempre per usare le parole della Cito Filomarino. In quel periodo la villa era dimora di Francesco Lurani Cernuschi, uomo di grande cultura in vasti àmbiti del sapere, il quale seppe attrarre a Cernusco Lombardone insigni personalità, compresi Lorenzo Perosi, Arrigo Boito e Giuseppe Verdi. Il figlio di Francesco Lurani, Giovannino, ebbe invece la passione per l'automobilismo.

Fu anche presidente dell'Autodromo di Monza e nei venerdì sera precedenti al Gran Premio di Monza era solito ospitare i piloti della Formula 1, che poi lasciavano in ricordo la propria firma sulla parete del garage. Per più secoli, intellettuali, artisti o sportivi, poterono apprezzare dall'interno della villa il cannocchiale.

Parete del garage con le firme dei piloti


Ma allo stesso modo, anche un qualsiasi passante poteva godere del magnifico scenario. Il viale alberato, interrompendosi entro i cancelli ma lasciando traccia di sé per la disposizione delle aiuole del giardino, sembrava trafiggere e al tempo stesso estendere i confini della dimora patrizia. Questa era la forza suggestiva del doppio filare prospettico. Una squisita commistione architettonico-paesaggistica tra pubblico e privato. Un segno indelebile di due storiche casate, che ora tornerà ad essere un baluardo di memoria per Cernusco.

Immagini e informazioni storiche tratte dai volumi "Cernusco Lombardone" e "Un patrizio milanese verso la modernità")
Marco Pessina
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