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Scritto Martedì 13 marzo 2018 alle 07:47

Multiutility del Nord: riflessioni sui nessi tra servizi pubblici, democrazia, politica, giustizia sociale e trasparenza delle società pubbliche

1) Per il dopo elezioni c'è una lunga lista d'attesa. Un nuovo piano per la Multiutility del nord. Semplici osservazioni sui nessi tra servizi pubblici, democrazia,  politica, giustizia sociale e trasparenza delle società pubbliche.

Le riflessioni sul tema dei servizi pubblici lecchesi postate su questo giornale,anche di recente, riguardanti  il progetto della Multiutility del Nord con la fusione di Acel e Lario reti in altre società e  sottoposta il 26/1 al vaglio del C.C. di Lecco, danno un'ottima occasione per approfondire il valore imprescindibile  dei principi democratici e costituzionali di trasparenza e  di rispetto dei cittadini e fra gli stessi delegati. Aspetti   che fanno si che il  rapporto  dialogico tra maggioranza e opposizione sprigioni quel clima armonico e costituzionale di scelte  nell'interesse dei cittadini. Trasparenza nella gestione della cosa pubblica. In rete i dati "riservati". I consigli comunali servono appunto a stabilire il miglior interesse dei cittadini con analisi e documenti alla mano. Il caso del CC lecchese è uno brutto  esempio di una scommessa persa dalla democrazia e dai cittadini: la trasparenza, anche fra gli stessi delegati. Da parte del CC non è giunto quel forte segnale di trasparenza e informazione e comunicazione al servizio dei cittadini sui beni pubblici. Perché non mostra di fare i conti con le prerogative dei nostri delegati e dei cittadini,un errore che non può ripetersi con i delegati di altri Comuni. Per giudicare ed esprimere un parere,un voto, i documenti devono essere passati  d'ufficio al delegato,non possono essere concessi solo se richiesti e  non possono essere né riservati né secretati, perché per definizione pubblici. Altrimenti non si possono approvare o respingere testi, se non si conoscono le convenzioni, i piani finanziari, eventuali indennizzi, i piani tariffari,la redditività assicurata al nuovo gestore. ecc.ecc.  E' bene che la Regione Lombardia metta online sul proprio sito le concessioni e i piani finanziari e industriali relative ai progetti di aggregazione di società pubbliche per lo più se queste stanno cambiando la titolarità proprietaria e gestionale. A disposizione non solo dei delegati ma anche dei cittadini che usano i servizi , con i dati messi in rete si possono rendere conto se i piani finanziari sono reali, se gli investimenti sono veri perché è su queste cose che si valorizzeranno le tariffe  e se, fatto non secondario ,farsi un'idea se l'aggregazione è un altro passo verso la delocalizzazione dei poteri gestionali e/o  svendita di beni pubblici. Ed eventualmente sapere cui prodest ? Perché ancora privatizzare e non costituire società pubbliche più grandi? Sbagliare ricetta è un grosso guaio e proseguire negli errori dopo che si sono manifestati è imperdonabile e i cittadini lo hanno capito da tempo (l'abbiamo visto nel caso Embraco, tutti lo sapevano e ora si dice che è stato un errore permettere le delocalizzazioni). Purtroppo viviamo in un periodo storico in cui vige il divieto di fare cose giuste, lo si vede dalla narrativa corrente sulle aziende pubbliche dei servizi, vengono dipinte come il nemico numero uno, da eliminare nel più breve tempo possibile, perché è pieno di difetti. I media con omogeneità di lessico dicono: è un carrozzone, lento come una lumaca,mangia denaro pubblico, poco flessibile e per questi motivi è da eliminare  più in fretta possibile a favore di privatizzazioni selvagge, magari all'italiana (agli amici). Nessun dubbio nei proponenti, perché poi sarà la tanto osannata"mano invisibile" del mercato  a darci il miglior servizio in assoluto. Dimenticandoci col dirci che, se è vero che nel pubblico a volte ci può essere  inefficienza, clientelismo, e questo dipende solo dagli uomini, nel privato prevale l'insaziabilità dei profitti e del potere, una capacità economica di indirizzare le scelte locali e nazionali secondo i propri fini, nessuna responsabilità sociale e territoriale,le tradizioni economiche e non del passato annegate nella globalizzazione.  Ma perché nei beni pubblici è cosi faticoso praticare quell'armonico compromesso economico stabilito dalla Costituzione? Perché è difficile trovare cittadini prestati alla politica dotate di qualità, rigore nel pensiero e nella responsabilità? Cittadini capaci di non ricorrere alle mode economiche prestabilite e peraltro già tramontate? Forse l'errore sta nel metodo di scelta dei delegati. La mancanza della rappresentazione della politica a mezzo del rapporto diretto e di scelta con i cittadini; forse se passassero al vaglio diretto dei cittadini con la preferenza sarebbero in grado di veicolare una maggiore qualità nelle scelte. Lo possono fare con le competenze e con le conoscenze che hanno maturato in questi anni, malgrado i media, sono in grado di analizzare gli scenari economici con particolare attenzione ai servizi pubblici. E'una separazione non dovuta delle competenze nella scelta, subita dal cittadino e non voluta, oggi anacronistica. Bisogna tornare al delegato espressione del dialogo con gli elettori. I risultati elettorali sembra confortare questa tesi. Corsi azionari società pubbliche, la speculazione si ferma con la trasparenza. Dopo più di 100 anni  di gestione comunale ( la legge è del 1903) con la realizzazione delle reti e con un progresso sociale e industriale mai visto prima, arriva il momento dell'Europa e della finanza . Per il territorio lecchese  lo sbarco in borsa delle due società  sconcerta i cittadini,  è la fase  ultima di questo processo UE di mercato libero e di privatizzazione,un monopolio naturale, privatizzato con la direttiva UE n. 98 del 1998 per rendere il mercato concorrenziale (sic!).  La quotazione in borsa, a mezzo fusione con altre società snatura la proprietà pubblica, perché basta una sola azione posseduta da un privato per definire la società chiaramente "votata al mercato". Indipendentemente dai riflessi dei corsi azionari delle società pubbliche quotate in borsa le regole dovrebbero essere chiare : trasparenza in tutti gli ambiti della vita societaria, è l'unico modo per evitare strumentalizzazioni e speculazioni. Se si vuole evitare aumenti e cadute vertiginose dei corsi azionari  l'unico modo è di esporre i dati con chiarezza e a tutti gli operatori ,per il semplice motivo che  i corsi azionari si "aggrappano" nella salita e nella discesa  alle indiscrezioni ,alle notizie incomplete, al si dice, a dati chiusi nei "cassetti"a disposizione di pochi, è di questo che vive il mercato borsistico, sulle aspettative a lungo o medio termine fondate o non. E' proprio questo il terreno, bisogna evitare che si inneschino vergognose speculazioni. Per evitarlo occorre una gestione trasparente delle informazioni,  in questo modo non ci sarebbero difficoltà per le società, altrimenti si possono spostare i prezzi in modo irragionevole e il giudizio morale  dei cittadini sarebbe negativo.  Dopo questo passaggio borsistico sarà la fine delle competenze dei Consigli Comunali, non conteranno più nulla. Sarà solo questione di tempo la fuoriuscita dei Comuni, basterà un altro progetto di riforma  come quella tentata nel referendum del 2016 per  permettere allo Stato,  simile alla già proposta "clausola di supremazia" di allora di legiferare su questioni di competenza comunale o regionale. Privatizzazioni imposte tout court. Sarà la chiusura sia dei piccoli che dei grandi Comuni. La motivazione sarà la solita emergenza costituita mediaticamente ad hoc , per ridurre il deficit pubblico , il solito argomento sempre buono per ogni evenienza. E' questo alla fine, è bene dirlo, molto semplicemente, un trasferimento di ricchezza dai cittadini a persone giuridiche (società) e anche a tutto il sistema di consulenti e manager preposti poi alla nuove gestioni. --  (continua con una breve riflessione costituzionale sul caso)
Riccardo Appiani
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