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Scritto Lunedì 12 marzo 2018 alle 14:46

S.Maria: alla Scala il ricordo di Di Stefano. In paese gli sarà dedicato un monumento

Continuano le iniziative per ricordare il maestro Giuseppe Di Stefano, a dieci anni dalla sua scomparsa. Dopo l'omaggio reso a Santa Maria Hoè lo scorso 3 marzo - nel giorno e nel luogo in cui il tenore si spense circondato dall'affetto di famigliari e amici - sabato sera l'artista è stato celebrato a Milano nell'ambito del ciclo "Grandi voci alla Scala" al Ridotto dei Palchi del Teatro italiano più celebre, a più riprese calcato dallo stesso Di Stefano, definito coralmente "uno dei cantanti più apprezzati del ventesimo secolo, per la bellezza della sua voce, la naturalezza del canto, il carisma delle interpretazioni".

Efrem Brambilla accanto alla signora Monika Curth


L'incontro è stato curato da Sabino Lenoci e Giancarlo Landini, direttore e vicedirettore della rivista L'Opera, promotori dell'iniziativa insieme al Teatro stesso. Presente anche Carlo Fontana, già Sovrintendente della Scala e attuale Presidente dell'AGIS. L'amministrazione comunale di Santa Maria Hoè - paese dove Di Stefano ha trascorso gli ultimi anni di vita dopo il rientro dal Kenya, segnato dalle conseguenze della brutale aggressione subita durante un tentativo di rapina nella propria villa - era rappresentata dal sindaco Efrem Brambilla, immortalato accanto alla signora Monika Curth, soprano di operetta e moglie del tenore, ancora oggi residente nella dimora di famiglia affacciata lungo la piccola via cittadina intitolata al marito. Nel proprio discorso - che riportiamo in calce integralmente - il borgomastro santamarinese ha evidenziato il legame tra Di Stefano e Santa Maria, annunciando l'intenzione di dedicare - con il supporto degli estimatori - un monumento ad uno dei concittadini più illustri della storia del paese.

VIDEO


Giuseppe Di Stefano debuttò alla Scala il 17 marzo 1947 come Des Grieux nella Manon di Jules Massenet e divenne subito beniamino del pubblico milanese in un rapporto d'amore ininterrotto, fin oltre la sua ultima apparizione al Piermarini come Don Josè nella Carmen nel 1972. Nell'arco di quasi trent'anni ha cantato il repertorio lirico leggero, si è fatto apprezzare quale tenore pucciniano in Bohème, Tosca, Turandot e verdiano in Rigoletto, La traviata, Un ballo in maschera, Aida, La forza del destino, ha partecipato alla prima assoluta del Calzare d'argento di Ildebrando Pizzetti, ha cantato titoli rari come Rienzi, l'ultimo dei tributi di Wagner, Eugenio Onegin, La sposa venduta di Smetana. E' stato protagonista di spettacoli leggendari, partner di Maria Callas, con la quale ha stretto un sodalizio d'arte e di amicizia, nonché di Renata Tebaldi e altri celebri colleghi. Con i Complessi della Scala ha realizzato numerose incisioni di riferimento dei titoli più popolari, basti pensare al Trovatore diretto da Herbert von Karajan.


IL DISCORSO DEL SINDACO:
Buona sera a tutti voi, agli ascoltatori della radio, un saluto speciale agli stimatori di Di Stefano che sono presenti ed un saluto molto speciale a Monika Curth in Di Stefano che è presente qui in sala, che è una mia concittadina, del mio comune. Quindi un applauso alla Signora che è qui. Lei vive nel nostro bellissimo paese nel verde della Brianza.
A me piace ricordare Giuseppe Di Stefano come un soggetto molto estroso, con in testa un cappello bianco intonato al suo vestito e con il sigaro sempre in bocca.
Ma soprattutto come un uomo libero che non voleva rinchiudersi in una gabbia di regole.
Amava moltissimo il calore familiare, credeva nei valori dell'amicizia e del rispetto reciproco.
Di Stefano, per gli amici Pippo, nella sua abitazione a Santa Maria Hoè era molto ospitale. Da lui non ci si sentiva mai a disagio (era una una persona che sapeva mettere a proprio agio le persone, questo me lo hanno detto in tanti): a casa sua non si sapeva mai quando arrivava il momento di prendere congedo ed andar via. Uomo fermo nelle sue convinzioni, era poco incline a ricevere pareri in contrasto alle proprie idee, né magari si lasciava condizionare troppo dal pensiero altrui. Nel nostro paese gli  piaceva circondarsi di persone speciali ed eccentriche. Mio padre, Giuseppe Brambilla detto Sancina, pittore di Santa Maria Hoé, mi ha raccontato di come Di Stefano amasse anche l'arte pittorica. Mi ha detto che al tenore piaceva guardarlo in silenzio mentre dipingeva. Tra loro nacque un'amicizia. Ricordo che quando arrivava a casa nostra per un pranzo o una cena, preferiva un bollito misto accompagnato da mostarda, ma a volte finiva a pane salame ed un bicchiere di vino.
Lui amava moltissimo gli animali, specialmente i cani, in particolar modo gli Schnauzer che teneva liberi nel suo meraviglioso giardino, che è in un contesto molto bello. La sua abitazione è in un luogo molto bello nel paese, in una delle zone di maggior pregio paesaggistico della Brianza nei pressi di Villa Semenza, oggi riconosciuta come patrimonio nazionale.
Amava molto la sua Santa Maria Hoé: le sue bellezze naturali, i suoi boschi ed i suoi panorami pittoreschi.
La sua presenza ha onorato il nostro Comune. Lui fu uno dei più grandi cantanti lirici, il più amato di tutti ed ammirato dai più grandi.
Luciano Pavarotti, grande fan di Di Stefano, arrivò a dichiarare : la voce di Di Stefano è la più bella voce di tenore del Secolo. La sua voce e musica, anzi la musica. È il mio modello. Mi piace il suo cantare aperto, l'emissione perfetta. Lo straordinario calore della sua voce in ogni registro... E dico una cosa: quando è in serata di grazia non c'è proprio nessuno che possa rivaleggiare con lui.
Esattamente 71 anni fa nel marzo del  1947 debuttò proprio qui alla Scala di Milano, da qui partì il suo successo che lo portò ad esprimersi nei più grandi teatri di tutti i paesi del mondo: New York, Vienna, Parigi, Buoenos Aires, Mexico City, Rio De Janeiro, Joannesburg e Londra.
Una grande carriera artistica vissuta nel periodo più glorioso dell'Opera italiana. Il suo raffinato canto di melodiosa eleganza ha incantato le platee di tutto il  Mondo.
Si spense, come detto prima, nel marzo del 2008 e venne tumulato a Santa Maria Hoè. Noi lo ricorderemo nel tempo. Gli abbiamo intitolato una via, la via dove si trova la sua abitazione, che si chiama appunto VIA GIUSEPPE DI STEFANO. Stiamo organizzando quest'anno dei lavori per la costruzione di un monumento, in collaborazione con gli estimatori, all'interno del territorio comunale del nostro paese.
Io penso che il maestro ci ha lasciato un fiore che sboccerà nel tempo ed un grande esempio artistico di valore.
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