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Scritto Lunedì 12 marzo 2018 alle 11:41

Merate: parità di genere tra studio, lavoro e aspirazioni. Se ne parla in un convegno


Parità di genere, uguaglianza dei diritti, competenza femminile nel mondo del lavoro, il doppio cognome ai figli e il linguaggio di genere: sono state queste alcune delle tematiche trattate nel convegno organizzato da Soroptimist International di Merate nel pomeriggio di sabato 10 marzo presso l'auditorium del Comune, in cui donne che si sono distinte in differenti campi per merito e capacità hanno preso parola per discutere di problematiche ancora attuali e che fanno pensare di essere ben lontani alla parità tra i sessi, almeno nel nostro paese.
"Secondo il rapporto Global Gender Gap Index 2017 del World Economic Forum, l'Italia si classifica in 82esima posizione su 144 Paesi analizzati " ha spiegato la docente Anna Maria Isastia, professoressa di storia contemporanea all'Università la Sapienza di Roma, che durante la conferenza ha trattato tematiche che, come ha definito ella stessa, "fanno spesso venire l'orticaria alla gente e su cui io stessa ho riflettuto e studiato per molto tempo". La studiosa ha dapprima trattato il linguaggio di genere, spiegando, attraverso l'analisi di alcuni articoli della Costituzione, quanto sia importante parlare senza discriminare, partendo proprio dalla declinazione al femminile delle cariche lavorative assunte dalle donne, siano esse di qualunque prestigio. "Il linguaggio è uno dei mezzi di comunicazione più importanti che gli esseri umani hanno sempre avuto a disposizione" ha raccontato "e ancora oggi viene utilizzato in maniera discriminatoria, continuando a veicolare stereotipi, con una rappresentazione delle donne nei tipici ruoli tradizionali. C'è molta resistenza su questo cambiamento culturale, ma così facendo si rinforza la posizione di potere dell'uomo e di subalternità della donna. Il maschile neutro utilizzato con doppia valenza, quello che ad esempio rinveniamo nelle leggi come nello stesso codice penale, annulla la presenza femminile". Quello che secondo la studiosa è presente tutt'oggi è un sessismo linguistico, mentre la lingua dovrebbe favorire la parità, svolgendo un compito primario nella costruzione dei ruoli. Trattando poi del concetto di genere e la sua evoluzione dal secolo scorso, la terza tematica affrontata è stata la problematica del doppio cognome in Italia, vicenda travagliata e per la quale i giudici della Corte Costituzionale hanno voluto colmare il vuoto legislativo del Parlamento, impartendo istruzioni alle Anagrafi dei comuni, anche se ancora oggi non vi è una legge. La latitanza del nostro legislatore, è stato spiegato, fa però ben riflettere sulla condizione di asimmetria tra i due generi, che rappresentato tuttora un dato attuale e fa intendere che si è ben lontani dall'attribuzione alla madre della medesima "dignità" del padre. Nella seconda parte hanno avuto spazio donne rivoluzionarie che hanno superato il tetto di cristallo, portando le loro testimonianze e che hanno saputo superare la situazione di gender gap.


La notaia Maria Alessandra Panbianco ha raccontato della sua vita, divisa in fasi "Quando venni assunta mentre stavo studiando all'università, dovetti firmare una lettera di dimissioni non datata, che il datore di lavoro avrebbe tirato fuori nel caso in cui mi fossi sposata. Oltre a ciò ho dovuto affrontare l'esame medico e delle urine, per dimostrare di non essere incinta" ha raccontato la professionista "A 26 anni sono caduta nella trappola dell'angelo del focolare e mi sono sposata con l'uomo che amavo e con cui ho formato la mia famiglia. Dopo 4/5 anni ho deciso di rimettermi in gioco e di ritornare a studiare, grazie soprattutto al supporto di mio padre, che mi ha sempre incoraggiata negli studi. Mi sono laureata e ho svolto la pratica, per poi successivamente dare l'esame da notaio e passarlo al primo colpo all'età di 39 anni, con mio grande stupore. I primi clienti entravano e mi chiedevano "Signorina, dov'è il notaio?" " ha raccontato sorridendo. "Per superare il tetto di cristallo, il mio sistema è stato studiare tanto. Il mio vantaggio è stata la testardaggine: il tetto di cristallo è nella nostra testa. Se una donna non accetta certi rischi, non farà mai carriera. Non dobbiamo mai dirci che non siamo in grado di fare qualcosa. Quando sono diventata io notaio, noi donne eravamo il 10 % percento di tutti i notai, mentre negli ultimi concorsi le donne sono quasi il 52%". Maria Giovanna Sami, laureata in ingegneria e professoressa emerita al Politecnico di Milano, ha raccontato del difficile approdo delle donne nelle carriere scientifiche "Quando mi sono iscritta all'università eravamo solo tre ragazze su tutto il corso. Per molti anni ci sono state parecchie difficoltà per le donne di entrare nel mondo del lavoro a seguito di pregiudizi o mancanza di aperture, sia nelle piccole che nelle imprese medio grandi. Da una multinazionale dell'informatica mi giunse un'offerta di colloquio, che mi diceva di presentarmi solo se avessi adempiuto agli obblighi militari".


E ancora nel 1975, quando i microprocessori erano la grande novità e lei aveva creato il primo laboratorio in Italia: durante un pranzo con un amico giornalista, una industriale le disse che non avrebbe preso una giovane laureanda per il numero di maternità che avrebbe fatto. Per la docente è però oggi molto importante parlare di un'ingegnere con l'apostrofo: oggi le percentuali di giovani laureate in ingegneria sono aumentate e le università come il Politecnico hanno lanciato numerosi progetti per attirare sempre di più ragazze ai propri corsi di studio. "Incoraggiate le vostre giovani a fare studi di questo genere, perché anche le donne hanno la stessa intelligenza per affrontare la matematica, al pari degli uomini" ha concluso. È intervenuta poi Rosita Missoni Jelmini, grande stilista e fondatrice con il marito Ottavio Missoni di Missoni S.p.a., che ha raccontato della propria infanzia e dell'incontro con il consorte nel 1948 a Londra, anno in cui lui partecipò come atleta alle Olimpiadi, ma anche della sua famiglia e della loro prima vetrina in Rinascente, l'inizio di una lunga carriera nel mondo dell'Alta Moda. Come amava dire suo marito, il vero creatore della casa di moda era lui, ma era stata Rosita che lo aveva creato.
L'ultimo intervento è stato quello di Martina Gioia, storia di una giovane madre che ha scelto di dare il doppio cognome ai propri figli. Tante voci, dunque, che si sono alzate per far sentire proprio grazie alle loro testimonianze quanto le donne siano capaci di raggiungere grandi traguardi e superare il tetto di cristallo.
G.M.G.
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