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Scritto Martedì 16 gennaio 2018 alle 18:40

Lario Reti: l’assemblea approva la fusione di Acel con ACS. Merate astenuto, prima fusione Idrolario poi maxi dividendi

Il sindaco di Merate Andrea Massironi e l'assessore di Olgiate
Matteo Fratangeli che ha rappresentato il comune in assemblea
Con 41 voti a favore su 50 presenti, l'assemblea dei soci di Lario Reti Holding ha approvato l'indirizzo del progetto di aggregazione delle società controllate, Acel Service e Lario Reti Gas, con ACS-Agam (Como e Monza), AEVV (Sondrio) e Aspem (Varese). Acs-Agam sarà il veicolo aggregante e resterà quotato in borsa ma con un flottante di appena il 10% del capitale sociale. La quota di maggioranza relativa sarà in mano pubblica mentre il 40% andrà al colosso A2A, anch'esso quotato alla borsa valori di Milano, controllato al 50% dai comuni di Milano e Brescia e, come si diceva, il 10% al mercato.

Il piano di indirizzo è stato sottoposto al vaglio dei Consigli comunali dei soci, anche se non tutti i sindaci lo hanno effettivamente iscritto all'ordine del giorno. Mancano all'appello, infatti Monticello, Dolzago e Brivio, ad esempio.

Dopo l'ennesima presentazione e un vivace confronto, 4 rappresentanti di comuni soci hanno votato contro, Lomagna, Santa Maria Hoé, Oggiono e Ballabio. Altri cinque si sono astenuti: Merate, Olgiate, Cassago, Cortenova e l'Ufficio ambito (perché non coinvolto nell'operazione). Assenti i rappresentanti dei comuni di: Albavilla, Alserio, Alzate Brianza, Annone, Anzano al Parco, Arosio, Bellano, Bosisio Parini, Brenna, Brivio, Cantù, Capiago Intimiano, Cassina Valsassina, Castello Brianza, Cesana Brianza, Colico, Dolzago, Dorio, Esino Lario, Garbagnate Monastero, Imbersago, Introbio, Inverigo, Lambrugo, Lierna, Lurago d'Erba, Malgrate, Molteno, Monguzzo, Monticello, Nibionno, Novedrate, Pusiano, Rogeno, Sirone, Suello, Taceno. Assenti in pratica tutti i comuni della provincia di Como, oltre a 23 della provincia di Lecco.

La parte preponderante del dibattito ha girato intorno al "tesoretto" di Acel, almeno una quindicina di milioni che, come avevano spiegato Lelio Cavallier e Marco Canzi, resterà sul territorio e, in pratica finirà dapprima nelle casse della controllante Lario Reti Holding che detiene il 92,4% della società che commercializza gas e il 100% di Lario Reti che si occupa della distribuzione del metano, e poi dalla Holding, "ribaltato" sui propri soci come dividendo. E qui nasce il problema che ha indotto il sindaco di Merate Andrea Massironi ad astenersi, nonostante che il Consiglio comunale abbia votato a favore (la sua maggioranza più il centrosinistra, astenuta la Lega) fissando così la posizione da assumere. Massironi presumibilmente ha votato in difformità rispetto al mandato avuto dal proprio Consiglio per la modalità di riparto della cassa di Acel.

Il meratese-casatese, infatti, rappresenta nel suo insieme il 15-20% del capitale di Lario Reti Holding. I grandi azionisti sono Lecco, Valmadrera, Mandello, Galbiate. Al contrario i comuni della Brianza sono più forti in Idrolario Srl, la società che originariamente avrebbe dovuto gestire il ciclo idrico e che poi ha acquisito il patrimonio (reti, acquedotti ecc.) mentre la gestione vera e propria fu affidata a Idroservice, azienda veicolo creata e controllata al 100% dalla Holding proprio per gestire l'acqua. Idroservice quando il servizio passò direttamente a Lario Reti (dal 1 gennaio 2016) è stata fusa nella Holding e il 22 dicembre scorso anche l'assemblea di Idrolario ha votato pe la fusione. Merate detiene il 24% circa di Idrolario. Ora è chiaro che il discrimine è la data di calcolo del riparto del dividendo straordinario. Se prima della fusione, Merate (e più o meno proporzionalmente i comuni della Brianza) avrà dividendi in funzione del 2,9% di Lario reti che è la quota di azioni controllata ora; se dopo la fusione tale quota salirà al 6% circa che grosso modo dovrebbe essere il valore della partecipazione post conferimento (fusione per incorporazione) di Idrolario in Lario Reti.

Massironi si è tenuto alla larga dal confronto sul tema che ha visto contrapporsi diversi comuni di area PD ma non ha voluto avallare l'indirizzo restando incerta la questione.

L'assemblea del 15 gennaio ha comunque dato il via libera, seppure con parecchi distinguo, al piano la cui tempistica prevede che la fusione tra le municipalizzate avvenga entro metà anno. La nuova società - già definita "Multiutility del Nord Lombardia - si posizionerà presumibilmente come il 10° soggetto a livello nazionale nel settore del gas e dell'energia.

Tra le richieste approvate dall'Assemblea di lunedì 15 gennaio vi è l'aumento degli investimenti che la nuova multiutility dovrà apportare sul territorio lecchese, che riguarderanno l'efficientamento energetico e le tecnologie innovative per le cosiddette Smart City.

I prossimi passi per la conclusione delle operazioni sono un ritorno nei Consigli Comunali per l'approvazione del progetto definitivo di fusione, seguito da una nuova Assemblea dei Soci di Lario Reti Holding, che sancirà la conclusione del processo.

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