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Scritto Martedì 09 gennaio 2018 alle 15:10

Nava e Piazza spiegano le ragioni dell’adesione a Forza Italia. A Merate carte sparigliate con la diaspora della maggioranza

Mauro Piazza e Daniele Nava


"Turiamoci il naso e votiamo Forza Italia....". Fa il verso a Montanelli l'avvocato Massimiliano Vivenzio per offrire una chiave di lettura diversa - che non sia la pura convenienza - alla scelta di Mauro Piazza e Daniele Nava di lasciare a un mese dalla costituzione il gruppo regionale "Energie per l'Italia" di Stefano Parisi e tornare nel "ventre molle" del partito azzurro dal quale, Piazza è partito per la sua avventura politica. Ieri sera, scamiciati e seduti sulla scrivania, giusto per ricreare quella necessaria empatia che un po' se n'era andata negli anni scorsi a seguito delle diverse opzioni politiche, i due esponenti lecchesi del centrodestra hanno spiegato le ragioni del ritorno a casa. Parisi, è parso di capire, è senz'altro un personaggio di grande competenza e capacità ma ha sbagliato strategia sedendosi al tavolo imbandito dal "Presidentissimo" senza la dovuta umiltà. L'idea dell'ex City Manager di Milano ed ex candidato sindaco era forse quella di rappresentare la quarta gamba del tavolo, quella tecnica, scientifica addirittura, ma non ha considerato che in politica, soprattutto quando incombe il voto, si viene "contati" e non "pesati". Il contrario di quanto sosteneva Donato Menichella (autore della legge bancaria del 1936) anche se poi la battuta, per lunghi anni fu attribuita al dottor Enrico Cuccia, nume tutelare di Mediobanca. In altre parole "Energie per l'Italia" correrà (se correrà) in solitaria con una previsione di raggiungere a fatica l'1%. E, lì restando Nava e Piazza avrebbero avuto pochissime possibilità di (dipende dai punti di vista): a) essere riconfermati in qualche carica politica; b) non disperdere il patrimonio di notorietà e lavoro messo assieme in tutti questi anni nel e a favore del lecchese. Sia quello che sia, i due sono stati quasi certamente contattati dai vertici regionali di Forza Italia - ignorando del tutto quelli provinciali e locali - e invitati a aderire al movimento di Berlusconi. Entrambi possono esibire anche una buona dichiarazione dei redditi e, come noto, le campagne elettorali costano (ma questa è l'ipotesi "C"). Il ritorno a casa è stato accolto con favore da gran parte degli amministratori rimasti nel partito. Daniele Nava e Mauro Piazza sono stati senza ombra di dubbio i consiglieri regionali (Nava pure da sottosegretario) che più di altri hanno lavorato per portare risorse nel territorio. Si è impegnato anche Raffaele Straniero ma dai banchi dell'opposizione è più difficile strappare concessioni. Raramente invece è pervenuto Antonello Formenti della Lega che pure, dicono, intende ricandidarsi. Effettivamente per la provincia rinunciare ai due esponenti politici sarebbe stata una perdita di rappresentanza difficilmente colmabile. Dove andranno? Per ora è difficile fare previsioni. Daniele Nava potrebbe puntare direttamente a Roma. Il collegio uninominale per la Camera di Lecco è composto da 67 comuni tutti della provincia di Lecco, provincia che Nava ha presieduto per cinque anni senza sfigurare. Dunque, a occhio, il centrodestra non pare disporre di candidatura migliore. Mauro Piazza invece molto probabilmente si ricandiderà in Regione, assieme a Flavio Nogara, segretario provinciale della Lega Nord che metterebbe così a profitto gli anni alla guida del Carroccio. Nel comunicato di Libertà Protagonista, l'associazione fondata dai due, non si fa cenno alle candidature ma l'ipotesi è fondata.

 

Restando nel campo del centrodestra la partita nel collegio uninominale di Merate appare più complessa per la presenza di ben 35 comuni dell'isola bergamasca e dintorni assieme ai nostri 21 comuni del bacino meratese-casatese. Il pensiero corre subito a Maurizio Lupi, anche lui rientrato nel giro di Berlusconi con la formazione "Noi per l'Italia" che mette assieme Lupi e Formigoni, Zanetti di Scelta Civica e Flavio Tosi di "Fare" (su cui però cadrà probabilmente il veto leghista), Raffaele Fitto di "Direzione Italia" e Lorenzo Cesa dell'Udc. Insomma, tutti coloro che hanno sentito suonare la ritirata e sono tornati in caserma prima di finire...per strada. Lupi ha mantenuto nel territorio quella macchina di guerra che si chiama "Costruiamo il Futuro", una fondazione che, a parte consegnare premi ogni anno alle associazioni ritenute meritevoli, mette assieme un nutrito gruppo di imprenditori, soprattutto della Brianza caratese e monzese attivi nei settori del legno e della casa in generale. Per i quali Lupi, dicono, si sia speso non poco al fine di mantenere e ottenere agevolazioni fiscali in sede di legge di stabilità. Una cena a Triuggio, tenutasi nel giorni scorsi, ha suggellato il "patto" tra imprenditori e Parlamentare, pur se formalmente finalizzata ad aiutare un giovane brillante disabile. Alla cena hanno preso parte anche i "nostri" Giuseppe Procopio, segretario generale di Costruiamo il Futuro (vice presidenti sono Lino Iemi e la meratese Alessia Galbiati della Lamp Spa, figlia del compianto Antonio, tra i fondatori dell'associazione) e Ernesto Sellitto, curiosamente girovagante tra una neoformazione e l'altra (con Albertini aderì a Scelta Civica). Lupi ha sempre ottenuto (e portato) moltissimi voti dal giro di Comunione e Liberazione, da cui proviene e in cui ancora milita, ora però si dice che i superstiti di don Giussani siano più orientati verso l'area renziana ritenuta assai più moderata (rispetto al leghismo di Salvini) e meno compromessa (cfr S.B.). E se ciò corrispondesse al vero, sarebbe un problema non da poco per l'ex Ministro. E poi ci sono i bergamaschi, decisamente superiori per numero che possono imporre un proprio candidato nel collegio idealmente denominato di "Merate".

Le spartizioni sono in corso in questi giorni, entro il 25 le candidature debbono essere definite. Quindi non c'è molto da attendere per sapere chi saranno i candidati nei collegi uninominali. E chi quelli per un seggio in Regione.

Massimiliano Vivenzio, Alfredo Casaletto e Giuseppe Procopio

In coda infiliamo il "caso Merate" che a questo punto si fa più complicato. Torniamo in cima all'articolo con Massimiliano Vivenzio che si era speso per Stefano Parisi assieme a Nava e Piazza, arrivando oggi alla conclusione cui giunse Montanelli nel 1976 ( nei giorni del temuto sorpasso del Pci sulla Dc) e prima di lui da Gaetano Salvemini nel ‘48. Per ora l'ex vice sindaco resta sulla porta di Forza Italia (anche perché trovarne una del partito a Merate è pressoché impossibile, salvo riesumare Zaffarano, Lodi e reduci). Giuseppe Procopio spera nella rielezione del suo "capo" per: a) seguirlo a Roma come assistente; b) rappresentarlo a Merate candidandosi a sindaco. Il compito indicatogli dal sindaco Andrea Massironi l'ha svolto con cura e rispetto quindi potrebbe ottenerne l'appoggio. Da tempo "traffica" con Massimo Panzeri, capogruppo leghista, che forse, qualche mezza promessa gliela ha fatta. Ma difficilmente troverà come alleati Alfredo Casaletto, John Patrick Tomalino e Ernesto Sellitto (che esclude di volersi candidare ma noi spendaccioni siamo pronti a scommettere qualche euro che ci sarà anche nel 2019). I primi due, per paradosso, potrebbero rappresentare la testa di ponte verso l'area moderata del PD, quella più filo governativa (renziana) con cui l'NCD ha governato fino a ieri l'altro la Repubblica. Il terzo, in ottimi rapporti con Massironi potrebbe portare acqua al mulino di Procopio tentando di coinvolgere qualche consigliere (tipo Fabio Tamandi e Fiorenza Albani).

Dario Perego e Stefano Maffi

Insomma, giochi tutti da rifare con tre personaggi da tenere d'occhio: Stefano Maffi, ormai sodale del Sindaco al tennis, al bar e in corsa, Dario Perego, ex sindaco, ciellino tiepido, membro del tavolo degli esperti socio-sanitari cui siedono anche Marco Panzeri e Ambrogio Sala (PD) e Giacomo Molteni e Filippo Galbiati (centrosinistra) e....... proprio Massimiliano Vivenzio che oggi intende dedicare più tempo a se stesso e alla professione forense ma resta il personaggio maggiormente in grado di intercettare consensi da destra e da sinistra e trasformarli poi in una formazione civica. Del tutto distinta e distante da quella in cui siede oggi.


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