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Scritto Martedì 19 dicembre 2017 alle 09:48

Paolo Mauri: troppe cose non quadravano nella gestione del parco Adda nord per questo inviai gli atti a Procura e regione. Il PD l’ha buttata in politica, noi chiedevamo solo trasparenza

Lo scontro è senza esclusione di colpi, del resto la posta in gioco è molto alta. Il Parco Adda è tra gli enti più estesi, da Lecco a Truccazzano, muove milioni tra consulenze, personale diretto e appalti. Da tempo è finito nell'occhio del ciclone per presunte criticità nella gestione al punto che la Regione ha ritenuto di dover inviare un commissario in sostituzione di presidente e Comitato di Gestione. Diversi sindaci del PD hanno protestato duramente contro questa decisione, spalleggiati dal consigliere regionale Raffaele Straniero. A stretto giro di posta ha ribattuto l'assessore lombardo all'ambiente Claudia Terzi che il provvedimento, oltre che legittimo, era indispensabile. Ma chi ha acceso la miccia? Un meratese doc, Paolo Mauro, figlio di Bruno, uno dei primi militanti della Lega Nord, un personaggio che ha lasciato una traccia indelebile nella vita amministrativa cittadina guidando l'opposizione del Carroccio in Consiglio comunale. Paolo Mauri, 43 anni, funzionario di banca, sposato due figli, cognato di Andrea Robbiani ex sindaco di Merate, tra le "anime" del Comitato che si occupa della questione Italcementi, iscritto al movimento fondato da Umberto Bossi dal 2000 è stato anche lui in Consiglio per circa tre anni e mezzo durante la legislatura Albani.

Paolo Mauri


Nel 2012 lei entra nel Consiglio di Gestione del Parco Adda Nord in quota Lega, e subito il presidente Agostinelli la nomina vice presidente. Un buon inizio.  

"
Non direi, la carica è del tutto teorica, consideri che il vice presidente può firmare solo con la delega del presidente e in sua vece soltanto in caso di impossibilità ad operare del presidente stesso".  



Il Parco Adda Nord è comunque una grande realtà e un posto nel CdG è di prestigio. Ci dia le coordinate di questo Ente.  

"Il Parco Adda Nord comprende i territori rivieraschi dell'Adda, lungo il tratto a valle del lago di Como, nel quale sono inclusi anche i laghi di Garlate ed Olginate. L'area naturalisticamente più interessante è costituita dall'ampia zona umida della palude di Brivio. Istituito nel 1983, nel corso degli anni ha aumentato la superficie di competenza e i comuni che lo compongono, Ad oggi fanno parte dell' Ente Parco le Province di Bergamo, Lecco, Monza e Brianza, Città Metropolitana di Milano e i Comuni di Airuno, Bottanuco, Brivio, Busnago, Calco, Calolziocorte, Calusco d'Adda, Canonica d'Adda, Capriate San Gervasio, Casirate d'Adda, Cassano d'Adda, Cisano Bergamasco, Cornate d'Adda, Fara Gera d'Adda, Galbiate, Garlate, Imbersago, Lecco, Malgrate, Medolago, Merate, Monte Marenzo, Olginate, Paderno d'Adda, Pescate, Pontida, Robbiate, Solza, Suisio, Trezzo sull'Adda, Truccazzano, Vaprio d'Adda, Vercurago, Verderio, Villa d'Adda".  



Come dicevamo lei è stato nominato nel 2012. Che cosa ha trovato entrando nella cabina di regia di Parco?
 

"Io sono al Parco dal 2012. Già con l'allora collega Giulio Manenti, avevamo iniziato ad approfondire alcune tematiche riguardo affidamenti di incarichi che non ci quadravano. A quel tempo ero ingenuo, e mi fidavo delle risposte che mi venivano date da chi aveva un ruolo di responsabilità all'interno dell'Ente. Successivamente, con la collega Simonetta Soldi, e con l'esperienza acquisita sul campo, abbiamo iniziato ad approfondire certe tematiche, ma soprattutto a verificare le risposte ricevute. Abbiamo così deciso di mettere nei verbali dei Consigli di Gestione, che sono pubblici, i nostri dubbi e le nostre osservazioni, suscitando il fastidio dell'allora Presidente Agostinelli. Abbiamo poi iniziato a richiedere, in forma scritta, informazioni al direttore e al Presidente, in modo che vi fosse traccia di quanto da noi detto e da loro risposto. Quando poi le cose che ci risultavano "poco chiare" sono diventate tante, abbiamo deciso di mandare la documentazione in Regione Lombardia, in Procura e alla Corte dei Conti".  



Il precedente Consiglio di Amministrazione ha visto le dimissioni, a distanza di pochi giorni, di tre componenti. Vuole spiegarci il motivo?    

"Va detto che da tempo l'allora presidente Agostino Agostinelli (PD) ci aveva comunicato la sua intenzione di dare le dimissioni. Ad un certo punto ha chiesto a me e alla collega di CdG e di partito, Simonetta Soldi, di rassegnare le dimissioni insieme agli altri membri del Consiglio, al fine di rifare un nuovo CdG. In quel periodo (estate 2016) io e Simonetta avevamo già fatto diversi esposti, in Regione, in Procura, su alcune "pratiche" che reputavamo non conformi alla legge. A febbraio saremmo decaduti, per la scadenza naturale del mandato, e quindi abbiamo declinato l'invito. Anche perché il loro vero obiettivo era togliere di mezzo me e la collega Soldi. E prova ne sono le quasi simultanee dimissioni di tre dei cinque componenti. Secondo la loro interpretazione, così facendo, saremmo decaduti io e la collega. In realtà non fu così, e la Comunità del Parco dovette semplicemente effettuare la surroga dei decaduti, nominando Chiara Bonfanti e Benigno Calvi come Presidente. La tempistica di quelle dimissioni però non e' casuale".  


Paolo Mauri (a destra) con gli amici Goffredo Bursi, Massimo Panzeri e Franco Lana


In che senso?
 

"Nel senso che il Presidente Agostinelli diede le dimissioni un paio di giorni dopo aver firmato l'accordo con la cava di Olginate. Quel provvedimento era stato portato circa un anno prima in CdG, senza metterlo all'ordine del giorno. Quando, sfogliando l'accordo, abbiamo visto le cifre del verbale, e quelle della transazione, ci siamo rifiutati di farlo inserire all'ordine del giorno, chiedendo più tempo e più documentazione per poter effettuare una valutazione approfondita. Poi però in consiglio non è passato più nulla. Fino alla firma da parte di Agostinelli, avvenuta senza il mandato del Consiglio di Gestione, un paio di giorni prima delle sue dimissioni. Va comunque evidenziato che Agostinelli non aveva i poteri per firmare l'accordo in quanto di esclusiva competenza del responsabile dell'ufficio tecnico e vigilanza, ovvero la direttrice Capetta, e che comunque l'accordo stipulato non è regolare".      



Successivamente c'e' stato un tentativo di sfiduciarvi da parte di alcuni sindaci di centrosinistra.
 

"Si, esatto, io lo ho appreso dal vostro giornale online. La fronda era capitanata dal sindaco di Paderno, e la cosa mi stupì, in quanto lo ritenevo un po' meno addentro a certi meccanismi di partito, e comunque ritenevo che la sua onestà intellettuale non lo portasse a compiere simili scelte. Evidentemente mi sbagliavo. Poi però, poiché la mozione di sfiducia doveva essere motivata, hanno ritenuto di non presentarla. In effetti motivare la sfiducia nei confronti di due consiglieri che hanno avuto il coraggio di denunciare situazioni al limite, o oltre, la legalità, non poteva reggere".  



La regione Lombardia ha prima inviato gli ispettori e poi ha ritenuto di dover commissariare l'Ente. Ne aveva la facoltà?  

"A fronte delle nostre segnalazione, la Regione ha ritenuto di mandare gli ispettori. La scelta di coinvolgere l'Arac (Agenzia Regionale Anti Corruzione), con la presenza della dottoressa Ceribelli, è stata fondamentale per il proseguo dell'indagine. Senza la sua presenza penso che tante cose sarebbero finite nel cassetto. Successivamente la Regione ha emanato una legge che prevedeva la possibilità di commissariamento per inadempienze amministrative. Il commissariamento pertanto, dal mio punto di vista, è nelle piene facoltà della regione".  



Ma con il commissariamento anche lei e la collega Soldi siete decaduti.

  
"Certamente, e la cosa è giusta. Davanti alle evidenze della relazione del team anticorruzione, è giusto cambiare. Per come la vedo io, la legge avrebbe dovuto prevedere la destituzione del direttore generale, (Dottoressa Capetta NdR), che è stata scelta da Agostinelli e che, dal mio punto di vista, rappresenta un forte ponte con il passato".  


Claudia Terzi, assessore regionale all'ambiente, accusa i sindaci PD che hanno presentato ricorso contro il commissariamento di fare campagna elettorale. Condivide questa accusa?  

"Sicuramente il PD sta cercando di far passare la Regione come distruttrice degli enti inferiori, cercando di screditare l'operato della giunta Maroni. Quindi da questo punto di vista sono d'accordo con l'assessore Terzi. Voglio sottolineare però che quanto fatto da me e dalla collega Soldi, era una semplice azione amministrativa. Abbiamo segnalato una gestione, dal nostro punto di vista, non conforme alla legge. Di politico nella nostra azione non c'era nulla, almeno che qualcuno voglia insinuare che il PD abbia gestito questo ente come un sistema organizzato a livello di partito. Ma non siamo certo noi a farlo. Noi, ribadisco, abbiamo agito, secondo il mandato di Consiglieri, sugli aspetti amministrativi".  



Il consigliere regionale Raffaele Straniero del PD replica che il provvedimento è illegittimo perché l'assemblea dei sindaci è un organismo fondante del Parco. Tecnicamente ha ragione o torto?
  "Guardi, se fossero così attenti alla legittimità, si leggerebbero gli atti, e penserebbero a prendere provvedimenti, a livello di partito, verso chi, tra i loro tesserati, ha utilizzato un certo modus operandi. A me sembra, invece, più un'operazione volta a riprendere il controllo di un ente, magari per non far emergere certe situazioni. Il solo fatto che le firme apposte sul ricorso vedano così pochi enti, la dice lunga sull'opportunità di una scelta simile. Ricorso, che ricordo, pur essendo di natura politica, a livello di costi ricade sui cittadini".  



Adesso il parco come è gestito?
 

"Il commissario svolge le funzioni di Presidente e del consiglio di Gestione, avendo di fatto sostituito questi due organismi. E si è trovato a dover affrontare una situazione molto complessa tra mille difficoltà. Mi sembra però che ad oggi i problemi relativi alla gestione siano rimasti invariati. Dal mio punto di vista perché, come dicevo, con il commissariamento si sarebbe dovuto procedere alla rimozione dell'attuale direttrice dottoressa Capetta. Le basti dire, a titolo di esempio, che parrebbe che l'ARAC abbia sottolineato, solo pochi giorni fa,  come l'unico parco non ancora in regola con il piano triennale per la prevenzione, amministrazione e trasparenza sia il Parco Adda Nord. Tale disposizione è di competenza del Direttore".  



Lei che è un profondo conoscitore di questi Enti gestori come giudica la Legge28/2016 di riordino e razionalizzazione dei parchi regionale e delle aree tutelate?
 

"Guardi, ad essere sincero, questa legge non mi entusiasma. Fondamentalmente per due ordini di motivi. Il primo è che non va incidere sul modus operandi della gestione amministrativa. Tenga presente che circa il 90% dei costi di gestione di un Parco riguardano il personale. Poi i parchi "intercettano" i bandi per portare sul territorio opere, strutture, ecc. Da quanto ho visto nel Parco Adda Nord, i controlli sulla gestione dei fondi erogati evidentemente non sono sufficienti né tantomeno efficienti. E' li che si sarebbe dovuti andare, a mio parere. In secondo luogo io sono fortemente autonomista, quindi per come la vedo io, un Ente deve essere il più vicino possibile alla gente del luogo che rappresenta. Non è fondendo entità diverse che si riducono i costi (ad esempio quelli del personale rimarrebbero intatti). Tutt'al più si ridurrebbe la qualità del servizio erogato. Pensate se per una pratica, fosse anche il taglio dei boschi, un cittadino di Merate, Imbersago o peggio ancora di Lecco dovesse andare a Lodi. Poiché so che nei fatti non finirà così, rimarranno intatte le sedi attuali, ma così facendo non si avrà un risparmio per la collettività".  


La risposta giunta dai tanti Enti ha mirato alla riconferma della situazione attuale. Forse solo Montevecchia e il Barro hanno intenzione di fondersi. E' il segno del fallimento della legge 28?
 

"So che la legge non è ben vista da tante parti. Aspetterei però di vedere l'iter conclusivo prima di definirla un fallimento".  



Il Parco di Montevecchia dopo aver acquisito il Plis del Monte di Brianza e San Genesio e della Riserva Lago di Sartirana ha interesse a unirsi al Parco del Monte Barro?
   

Il Parco di Montevecchia si è mosso bene a mio giudizio per quanto riguarda il Plis Monte di Brianza e San Genesio e la Riserva del Lago di Sartirana. Per i motivi che ho menzionato prima, starei molto attento prima di fondermi con il monte Barro. Perché, come ha detto giustamente il capogruppo Massimo Panzeri, rischiamo di togliere peso al Meratese a discapito del Lecchese che per dimensioni e numero di abitanti la farebbe da padrone. Servirebbe a mio giudizio la capacità di fare sistema tra enti limitrofi, non di fare maxi enti".
Claudio Brambilla
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