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Scritto Mercoledì 06 dicembre 2017 alle 08:53

La controffensiva del Pd per ‘’riprendersi’’ il Parco Adda: I sindaci chiedono al Tar di annullare il commissariamento

E' partito il contrattacco degli amministratori Pd contro il commissariamento del Parco Adda Nord, voluto dalla Regione lo scorso 9 ottobre.       
Una decina di sindaci di area dem di comuni lecchesi, milanesi e bergamaschi (schierato anche il presidente della provincia orobica Matteo Rossi) ha deciso di unire le forze per fare ricorso davanti al Tar e cercare di ottenere l'annullamento della Deliberazione Regionale N°X/7188 che ha destituito il presidente Benigno Calvi ed il consiglio di gestione in carica.
Il ricorso sarà ufficialmente formalizzato a breve, visto che a giorni scade il tempo massimo previsto dalla normativa. Intanto nei comuni coinvolti si stanno approvando le delibere di Giunta necessarie per affidare  ad un legale - secondo i beninformati sarebbe un avvocato meneghino di primo piano - il compito di rappresentare le Amministrazioni e portare avanti le loro ragioni.   
Il presidente 'destituito' Benigno Calvi
Alla "cordata dei borgomastri" tra gli amministratori lecchesi avrebbero aderito Virginio Brivio (Lecco), Marco Passoni (Olginate), Adele Gatti (Airuno), Stefano Motta (Calco), Renzo Rotta (Paderno) e Alessandro Origo (Verderio).
"Attraverso il ricorso chiederemo al Tribunale Amministrativo della Lombardia la sospensiva e l'annullamento del commissariamento"
ha spiegato Stefano Citterio, consigliere PD a Lecco (ed ex capogruppo) con delega a rappresentare la città in seno al Parco Adda Nord. "Questa iniziativa per ora vede il coinvolgimento di alcuni amministratori locali, ma il nostro obbiettivo è quello di riuscire ad ottenere l'appoggio di un maggior numero di sindaci, indipendentemente dagli schieramenti di appartenenza. Vogliamo ridare dignità alla Politica: il Parco si trova a dover affrontare passaggi molto importanti come la redazione del nuovo Piano Territoriale o l'attuazione della nuova legge di riordino dei parchi, ed è giusto che in questi procedimenti i Comuni possano fare sentire la loro voce e fare la loro parte"
La destituzione di Presidente e Consiglio era arrivata dopo che gli ispettori regionali avevano contestato una serie di presunte anomalie in bandi di gara e contratti del parco.            
Citiamo proprio la deliberazione  X /7188: "Le irregolarità riscontrate si riferiscono soprattutto ai seguenti profili: violazione delle procedure di acquisizione di personale, di affidamento di incarichi e di aggiudicazione di appalti di servizi e forniture; carente motivazione nei provvedimenti amministrativi; omessa redazione dei contratti in forma scritta; mancanza di rispetto delle prescrizioni previste dal d.lgs. n n. 33/2013. [...] Parte delle irregolarità riscontrate sono riconducibili anche all'esercizio   di   un'inadeguata   attività di indirizzo e di verifica costante".  
"La decisione di commissariare il Parco è stata anche una di natura politica. Ad essere stati contestati sono i comportamenti dei tecnici: perché si è deciso allora di destituire gli organi governativi? Ricordo inoltre che nel consiglio sedevano il Presidente Calvi, due consiglieri di centrosinistra e altrettanti in quota Lega. A questi si sarebbe dovuto aggiungere un rappresentante della Regione che tuttavia non ha mai proceduto con la nomina"
ha continuato Citterio.   Mentre la magistratura prosegue nel suo lavoro, anche la politica fa le sue mosse. Il Pd ha scelto di utilizzare anch'egli il campo di battaglia giudiziario, che non sarà tuttavia l'unico su cui si giocherà.
Il prossimo 13 dicembre si terrà l'assemblea della Comunità del Parco nella quale - immaginiamo - si parlerà anche delle sorti del governo dell'Ente. Il mandato del commissario Giovanni Bolis non potrà durare più di 12 mesi: entro il prossimo autunno dovrà dunque convocare l'assemblea dei comuni per l'elezione di un nuovo presidente.    Intanto all'orizzonte iniziano ad affacciarsi le elezioni regionali. E non è certo un dettaglio secondario.
P.V.
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