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Scritto Mercoledì 18 ottobre 2017 alle 11:52

Pino Bollini: ''Chi sta veramente dalla parte degli ultimi? Chi non ha interesse a starci''. Sololo, la storia di una scelta di vita Servono 30mila € per un pozzo d’acqua. Aiutiamo la Missione

Giuseppe "Pino" Bollini, classe 1946, è una di quelle persone che si è fatta conoscere nel silenzio e nella discrezione e passo dopo passo, goccia dopo goccia, sta lavorando concretamente per rendere migliore una fetta di mondo, un'inezia probabilmente nel mare della povertà ma un'inezia che sa di poter contare su di lui. Nativo di Robbiate, dove ha ancora la residenza, sposato, padre di due figli, è un medico in pensione e il suo volto è notissimo in tutto il meratese e oltre.
Dal 1976 al 2000 ha lavorato al Pronto soccorso del San Leopoldo Mandic, svolgendo la funzione di primario, fino all'anno della pensione.
Da quel giorno l'Africa gli è entrata nel cuore e non l'ha più lasciato. Dopo esperienze di cooperazione internazionale, svolte negli anni della professione, e con progetti promossi da varie organizzazioni non governative, dal 2004 Sololo, comunità a Nord del Kenya, è diventata la sua seconda famiglia. Da allora lavora al "Progetto-Sololo" "contenitore di tanti progetti mattone" finalizzati a sostenere le famiglie, aiutare i bambini nella crescita, farsi carico dei tanti orfani in uno dei villaggi più poveri dell'Africa sub sahariana.
Dice spesso: "Gesù ha avuto una capanna, un asino, un bue, una famiglia....... Loro neanche questo".

Il dr. Pino Bollini



Dottor Bollini,...  
Preferirei che mi chiamassi Pino
 



Va bene, Pino ci ricordi in poche righe com'era il pronto soccorso di Merate negli anni ottanta quando prestavi servizio garantendo le prestazioni sulle 24 ore? 

 
"Era roba d' "altri tempi". A quell'epoca, per esempio, non c'erano ancora attivi sul territorio tutti gli attuali servizi sociali e quel genere di persone bisognose, spesso sole, trovavano nel Pronto Soccorso l'"ultima spiaggia". Ne ricordo tanti anche finiti sulle pagine della cronaca per la crudezza delle loro fini violente ... emarginati. Si, il Pronto Soccorso era un posto privilegiato dove potevi vedere l'umanità "nuda". L'uomo mostra la sua parte autentica quando è senza la protezione  dei suoi meccanismi di difesa fatti saltare dall'evento acuto inaspettato; li recupera poi sentendosi protetto nel letto del reparto di destinazione. Il PS di allora era un'enciclopedia e scuola di vita inenarrabile a parole".
 



Chi lavorava con te ... 
 

"Solo chi ha avuto la "fortuna" di condividere quel lavoro, e lo ha reso  come scelta personale di "servizio", può comprendere l'inenarrabile  e certo ricorda come bastasse guardarci negli occhi tra noi operatori per capire e sapere cosa fare; ognuno dava la sua parte e tutto andava al meglio oppure al meno peggio possibile".  



Non esisteva ancora la "medicina difensiva" ?
 

"No certo, allora il come compilare un rapporto all'Autorità Giudiziaria era l'ultima cosa alla quale si pensava. Anche se eravamo visti dai colleghi un po' come la cenerentola dell'ospedale, i riconoscimenti ci arrivavano dai piccolissimi gesti di gratitudine. Quelli  di tantissima gente che ci comprendeva per l'empatia che si stabiliva in quel momento così delicato della loro vita. Questo ci dava la sicurezza per mettere prima di ogni cosa il da farsi secondo scienza e coscienza e poi si valutava se poteva andare bene anche per la Legge".
 



E con le forze dell'ordine ...?  

"Con le forze dell'ordine, in particolare con i carabinieri, vivevamo in un clima di rapporti ottimali nell'interesse primario del paziente. Quante volte ci hanno fatto staffetta all'ambulanza; quante volte li abbiamo visti comportarsi da "padri di famiglia" ... Certo che alle infermiere giovani, come a tutti noi,  faceva piacere se qualche pattuglia veniva per ritirare qualche documento, e si soffermava a prendersi un caffè riparandosi dal freddo invernale delle strade".



Per quanti anni hai svolto l'attività di medico nel meratese?  

"Dal 1976 al 2000. Arrivavo da Roma con soli tre anni di laurea alle spalle ma con l'idee giovani e ben chiare che mi erano state insegnate di come avrebbero dovuto essere i servizi di emergenza e la specificità della figura del medico d'urgenza. Sembra assurdo oggi, ma allora non esisteva il 118, neppure la scuola di specialità in medicina di urgenza e la maggior parte dei Pronto Soccorso effettuavano o un rapido smistamento o elargivano una pennellata di mercurocromo".  



Non è stata una passeggiata ...
 
 
"Personalmente mi è costato molto "lottare" per raggiungere il traguardo  dell'autonomia del Pronto-Soccorso e di un suo organico dedicato. Ho lasciato quando era divenuto finalmente una "unita operativa complessa di medicina-chirurgia ed accettazione" e rifiutai di coprire il ruolo formale di primario, rimanendo il responsabile facente funzioni, per confermare che le battaglie fatte non coprivano interessi personali. Non conosco più quale sia oggi la reale situazione del "dietro le quinte" dei Pronto Soccorso. Per come mi appaiono, sembrano degenerati a rendere servizi che non competono loro; ma queste sono soluzioni più "politiche" che tecniche".



Qual è stato il tuo primo contatto con il continente africano?

"Nel 1984 con un viaggio ad accompagnare da turista un collega pediatra che era intenzionato a trasferirsi a lavorare in Kenya. Lui poi è rimasto in Italia e non è più tornato in africa; io si".



Avevi visitato altre missioni prima di decidere per Sololo?

"No, non intendevo fare il missionario ma sono rimasto travolto da quella prima esperienza in quelle zone così isolate e abbandonate che era allora il nord Kenya. Infatti è stato Laisamis, a circa 300 km a sud di Sololo, il posto dove poi ho vissuto per circa tre anni con mia moglie ed i miei due figli di 8 e 10 anni allora".  



In quanti eravate ?  

"Eravamo: la mia famiglia con 2 preti e 3 suore. Trasformammo un dispensario in un ospedale da 50 posti letto. Un Pronto Soccorso nel deserto". 
 



Chi vi sosteneva allora ?
 
"Quell'ospedale è una realtà che dobbiamo ad una infinità di persone del meratese che allora ci sostennero con una serie continua di iniziative che molti ancora oggi ricordano. Alcuni vennero a contribuire direttamente sul posto. Il gruppo di Franco Godina installò il laboratorio analisi selezionando per noi il necessario alla luce del suo che gestiva a Barzanò. La radiologia fu collaudata qui a Merate ed installata sul posto dai tecnici amici dell'ospedale di Merate cappeggiati da Enrico Brambilla che vive ancora oggi a Laisamis. Consegnammo l'ospedale alla Diocesi di Marsabit completo e regolarmente riconosciuto dal Governo del Kenya. L'ospedale è ancora oggi operativo".
 



Ci racconti le prime impressioni ricavate incontrando queste popolazioni?

"Incredulità. L'uomo era già andato sulla luna da 20 anni e quando lo raccontavo lì, ridevano credendo che scherzassi. In quel primo viaggio ho visto ragazzi fare capriole di gioia dopo avergli dato un po' d'acqua; ma ho anche visto morire per disidratazione; di fame, di tetano  ... Ricordo un parto gemellare dove la prima nasce in una capanna e la gemella alcuni giorni dopo a più di 100 km di distanza dove l'avevano portata, spinti dalla disperazione, con la speranza di un aiuto ... che hanno trovato ed è sopravvissuta. Così sono sopravvissuti, senza incubatrice, anche neonati di meno di 900 grammi E' stato come ritrovarsi in un film e toccare con mano l'indomita forza della vita. Poi anche le sconfitte, le disillusioni, ..."  



Meglio non ricordare ?
 

"Non lo so; il farlo rievoca episodi, storie dolorose ma anche gioie immense per le tante positive. Toglietemi la memoria e rifarei tutto, ma se mi lasciate la consapevolezza  di quanto ha richiesto l'arrivare fino ad oggi, non so se avrei la forza ed il coraggio di ricominciare".



In questi anni di volontariato quanti obiettivi sono stati raggiunti?

"Dopo Laisamis ci sono state le brevi esperienze in Guinea Bissau, Sud Sudan. Poi quella a Mogadiscio nel 2003-2004. Di quest'ultima esperienza, di ciò che ho visto e vissuto, non credo proprio sia il caso di parlarne. Desidero ricordare Suor Leonella Sgorbati con cui ho lavorato lì ed e che è stata uccisa lì. Tutti sanno cosa era in quegli anni la Somalia e cosa è ancora oggi. Penso che gli ultimi, le persone veramente  ultime su questo mondo siano proprio quelli che vivono in situazioni simili, guerre incluse, dove il "volontariato-puro", per "cause di forza maggiore",  è spesso impossibilitato ad aiutarli in modo significativamente risolutivo. Chi sta veramente dalla parte degli ultimi ? Chi non ha interessi a starci".  



Da quanti anni sei a Sololo?
 

"Dal 2000, subito dopo aver lasciato il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Merate. Il Progetto-Sololo è l'ultima alla quale partecipo, in senso cronologico, tra l'esperienze di sostegno agli ultimi.  Sololo è il nome del posto ove vive la popolazione Borana. Sono pastori nomadi. Si spostano con pendolarismo tra i pochissimi punti acqua ed i pochi pascoli. Le loro terre sono aride e semiaride; costituite in prevalenza da deserti; sono localizzate nel nord del Kenya sul confine etiope, non molto lontano da quello con la Somalia".




Ci parli del "Progetto-Sololo"?
 

"Il "Progetto-Sololo" è un progetto di CIPAD che è una ong (organizzazione non governativa) del Kenya, costituita nel 2004 gestita esclusivamente da persone del posto. L'unico bianco che vi lavora sono io. CIPAD con il Progetto-Sololo si fa carico dei bambini orfani, e/o particolarmente vulnerabili, garantendo loro: alloggio, vitto, vestiario, cure sanitarie e studio, che per i più meritevoli arriva fino alla laurea. Alcuni ex studenti sostenuti da CIPAD oggi sono laureati in medicina, in ingegneria, ... sono in piena carriera ... Uno di loro, nato nella savana più sperduta, è a Vienna in carriera amministrativa presso l'ambasciata del Kenya."
 



Quanti sono i beneficiari, quanta gente si rivolge a voi?


"Al momento sono circa 300 i minori sostenuti da CIPAD tramite il suo Progetto-Sololo. Mentre è di circa 1.000 il numero delle persone, minori inclusi, che beneficiano direttamente o  indirettamente del progetto per borse di studio, per assistenza sociale in cibo, alloggio, sanità. Per esempio abbiamo assicurato tutti, pagando noi i costi, alla cassa mutua statale nazionale. In questo modo usufruiscono tutti gratuitamente dell'assistenza sanitaria presso i dispensari del governo e presso l'ospedale diocesano convenzionato".  




Quanto è il costo economico per tutto questo ?


"Il costo totale del progetto, escludendo le costruzioni e le spese extra legate alla carestia, si aggira all'anno in media in torno ai 160 euro a persona".



Solo 160 euro anno a persona ?


"Sì, solo 160 euro all'anno a persona! La cifra, modesta di per sé,  invita a riflettere su tante cose ... Comunque, anche pochi, pochissimi euro, fanno la differenza per qualcuno.
Il mondo delle singole persone non cambia in meglio con gli slogan o con le violenze, anche se solo verbali magari dettate da pregiudizi, bensì cambia con i fatti e questi fatti il più delle volte sono piccolissimi ed apparentemente insignificanti, come la donazione di pochi euro a CIPAD, lontana e sconosciuta ong africana".  



Quante persone lavorano con te?  

"Sono oltre una ventina gli operatori attivi, alcuni dei quali
sono anche membri responsabili del comitato di gestione costituito da tutti i rappresentanti della società locale. Mentre siamo in tre a deliberare a maggioranza le decisioni ultime. Queste vengono divulgate senza che si conosca chi dei tre ha determinato la maggioranza per quella particolare decisione. Un sistema per decidere in libertà senza generare rancori verso singole persone".



Donne, bambini, anziani, le persone più deboli come vivono in quelle difficili condizioni?  

"Più che vivere sarebbe corretto dire che sopravvivono con la pastorizia e periodicamente perdono tutto per via delle siccità ricorrenti e delle conseguenti carestie. Se ci fosse acqua in modo permanente tutto diverrebbe più giusto e ci sarebbe più pace. Un pozzo ..."
 


Sappiamo dagli appelli delle nazioni unite e delle grandi organizzazioni del  disastro che incombe in questo momento nel corno d'africa
.

- 370,000 Kenyan children require treatment for acute malnutrition: UNICEF

- UN issues fresh aid appeal to help starving Kenyans ...

"Noi facciamo parte del corno d'africa e la stampa internazionale sta diffondendo a livello mondiale l'attuale situazione, mentre le grandi organizzazioni attivano campagne imponenti per la raccolta fondi. Noi non riceviamo aiuti da loro; CIPAD è una organizzazione troppo piccola e non è  considerata da loro. Mentre purtroppo anche CIPAD subisce i loro "effetti collaterali".



Effetti collaterali ?


"Quando le grandi organizzazioni umanitarie mancano di trasparenza, provocano discredito e questo ricade anche sulle piccole e piccolissime organizzazioni come la nostra. Quando i grandi esagerano con la loro informazione-propaganda ci offuscano. Possono involontariamente anche spegnerci quando arrivano con le loro potenti campagne a rivolgersi ai piccoli donatori che sono gli unici ai quali noi possiamo ancora appellarci. Noi vi diciamo: ascoltateli ed aiutateli senza dimenticare però che ci siamo anche noi ai quali non serve molto. Senza quel poco però sparirebbe anche il pochissimo che fa la differenza per la vita di tanti".




Quale è la vostra attuale situazione ?


"I cambiamenti climatici colpiscono anche quel mondo. A ottobre dello scorso anno: c'è stata pochissima pioggia quindi poco cibo per il bestiame, che a dicembre ha smesso di produrre latte e a metà febbraio era in gran parte già morto. Il bestiame è il loro pressoché unico sostentamento; la loro sola economia. La popolazione, affamata e assetata (il 40 per cento dei minori, a gennaio, era già sottopeso in rapporto alla loro età), è stata supportata dal "Progetto Sololo" con distribuzione di cibo ed acqua, fatta arrivare con autocisterne da pozzi lontani da Sololo. In questo modo si è riusciti a sostenerli tutti fino alle piogge di aprile. Purtroppo anche ad aprile ha piovuto poco e così i bacini di raccolta non si sono riempiti abbastanza. C'era acqua per arrivare solo fino ad agosto e non certo fino ad adesso, ottobre, quando sono attese le piogge stagionali. Non ci restava che piangere e pregare".
 



Come è andata a finire?


"Non è ancora finita... per combinazione o per Provvidenza ... per caso o per Miracolo ...  nella notte tra il 29 ed il 30 maggio, assolutamente fuori stagione, la pioggia di una sola notte in una quantità eccezionale, ha riempito i sistemi di raccolta. L'acqua è stata così assicurata fino ad ottobre. Abbiamo smesso di portare acqua alla gente, continuando però con il cibo, distribuito mensilmente, fin da gennaio, in doppia razione". 




Risultato ?


"Questo intervento, ancora in corso, ha avuto successo nel prevenire le morti da malnutrizione ma non è stato sufficiente a nutrire tutti. Infatti i sottopesi sono aumentati di ben 5 volte. Questi dati provano l'immediata necessità di incrementare gli attuali livelli assistenziali in cibo e sanità. Per poterlo fare occorre un aiuto economico in più".



Se l'aiuto non arrivasse ?


"A Sololo è vietato uccidere o calpestare i sogni! Lasciateci sognare! Prima o poi avremo il pozzo !! Ne stiano certe anche le persone di poca fede".



Farli star bene a casa loro

"Certo, questa nota frase "farli star bene a casa loro",che pronunciamo fin dal 1984, nasce spontanea in chiunque, di buon senso, che sappia vedere in modo oggettivo quelle realtà. Ogni volta che si pronuncia questa frase, per provare che viene detta in senso altruistico e non egoistico, io propongo che la si debba accompagnare con una donazione di un euro da destinare all'africa. Noi sogniamo sempre un giorno in cui una "pioggia economica miracolosa" ci consentirà di accantonare, un euro alla volta, anche quei 30.000 euro necessari per la trivellazione di un pozzo. La presenza di acqua permanente, oltre a migliorare nettamente le condizioni di vita quotidiana, allontanerebbe ogni preoccupazione di morte imminente durante le periodiche carestie". 



Qual è oggi il vostro bisogno prioritario ?


"L'esigenza prioritaria di CIPAD è, in questo momento, quella di dare più cibo per riportare il peso dei minori ad essere confacente alla loro età. Probabilmente questa spesa extra andrà a scapito di qualche altra attività, dato che i conti devono comunque quadrare. Tuttavia a prescindere da questa emergenza, vi invito a riflettere anche sull'importanza di un sostegno continuativo come quello rappresentato dai SaD (Sostegni a Distanza - siano essi finalizzati a mantenere un minore o uno studente o le spese indispensabili alla vita del Progetto-Sololo) Infatti qualsiasi programmazione (es. quanti minori è possibile accogliere e sostenere), può essere fatta solo se si ha almeno un dato orientativo sull'entità di quanto economicamente si può e si potrà disporre nel presente, ma ancor più per il futuro. Questo dato può venire solamente dalle donazioni, anche più piccole, ma periodicamente ripetute, come quelle che riceviamo con i sostegni a distanza.
La siccità con la conseguente carestia, è un problema che a Sololo ritorna ogni 6 anni circa".



Ci racconti una giornata tipo nella missione di Sololo

"Mi dispiace, non abbiamo una giornata tipo. Si parte al mattino con una programmazione e al consuntivo della sera ci si accorge di aver concretizzato appena il 20 %. Tutto il resto, il più delle volte, è stato sostituito dal rispondere alle emergenze impreviste".



Sente attorno a sé solidarietà?

"Si, quella della gente comune che ancora vive rifiutando la superficialità e ragionando sulle proprie scelte. E' il buon senso che spiega come solo nel confronto con gli altri e nello scambio delle conoscenze c'è la possibilità per ognuno d'imparare qualcosa di diverso e quindi di poter scegliere e crescere. Il razzismo sicuramente finirà quando saremo tutti mulatti. Ma non sarà una bella cosa. Tutti uguali, avremmo neppure la speranza di poter cambiare. Il diverso, quello che ci può far paura proprio perché è diverso e sconosciuto, proprio lui "il diverso" ci è indispensabile per crescere".



Quindi cosa è per te il "Progetto-Sololo" ?
 

"Ritengo da sempre che la migliore contestazione è quella di avere e sostenere una proposta alternativa a ciò che si contesta. Ho abbracciato il Progetto Sololo perché in questo vedo la mia ennesima "contestazione-proposta alternativa" agli egoismi che sperimento nel vivere di ogni giorno. Lo faccio da "cristiano-peccatore". Cristiano, perché accetto il Vangelo come La Proposta Alternativa fatta all'Umanità per uno stile di Vita improntato sull'Amore. Peccatore, perché tento,  spesso senza riuscirci, di vivere ogni momento (anche questo in cui vi parlo) in coerenza per una Storia Autenticamente Rivoluzionaria che invita a vivere il proprio quotidiano e non a vegetare lasciandosi trasportare, galleggiando superficialmente, dall'onda del momento".
 



Vi arrivano aiuti sufficienti a mandare avanti quanto avete realizzato?
 

Le spese per le necessità del "Progetto-Sololo" sono ovviamente tante; tuttavia è la
"routine giornaliera" quella che ci desta maggiori apprensioni.  Sono le "spese per vivere": cibo, vestiario, sanità, stipendi operatori locali, manutenzioni ordinarie ... indispensabili e necessariamente ripetitive. Vanno coperte tutti i giorni e necessitano di programmazione. Poi ci sono le "spese per crescere" che di regola vengono fatte una sola volta: asini, ristrutturazione e costruzione di capanne, irrigazioni a goccia domestiche, orti domestici, ecc. .... Però c'è sempre un margine di tempo per raggiungere la cifra necessaria. Pochissimi sono disposti a finanziarci le "spese per vivere"; mentre piano piano riusciamo a trovare quasi sempre i sostenitori per le "spese per crescere".  



Situazione inusuale ?
 
"Si e forse ha dell'assurdo. Si tenga presente che per noi la volontà-desiderio del donatore è sacra e inviolabile. Noi la rispettiamo e la rispetteremo sempre, ne deriva quindi che seppur disponiamo di qualche soldo per crescere, non disponiamo di tutti quelli necessari per vivere".



Cosa suggerite ?  

"Considerando che "senza vita non si può crescere" chiediamo di aiutare il "Progetto-Sololo" donando per superare la carestia e per la routine delle "spese per vivere" per es. facendo aumentare il numero dei sostegni a distanza dei minori. Ad oggi non tutti i nostri minori hanno trovato un sostenitore. Oppure indicando che il sostegno, promesso come regolare nel tempo, è destinato alle "spese per vivere" del Progetto".  



Qualche storia particolare, felice o dolorosa, che ti ha maggiormente colpito o provato. . . ..

"Ce ne sono un' infinità. Se qualcuno volesse raccoglierle in un libretto ci contatti. Potrebbe essere un buon modo per ringraziare gli amici, i sostenitori; dare voce agli ultimi e dare ad altri la possibilità di conoscerli meglio".



Chi sta autenticamente dalla parte degli ultimi ?    

"Chi non ha alcun interesse a starci".



Per aiutare la missione di Sololo come si può fare?    

I recapiti usuali sono:   http://www.sololo.eu/come-sostenerci/  
Tre le possibilità di sostegno: minori - studenti - progetto-sololo
  http://www.sololo.eu/come/sostegno-a-distanza/
Claudio Brambilla
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