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Scritto Mercoledì 11 ottobre 2017 alle 13:28

Il prossimo 22 Ottobre voterò SI

Renato Ornaghi
Gentile Redazione, Leggo - davvero stupefatto - sulla vostra testata interventi di cittadini lombardi che dichiarano di non voler andare a votare il prossimo 22 Ottobre, al Referendum che ha per tema l'autonomia lombarda. Premesso che anche non votare è un diritto e che quindi ovviamente rispetto tale scelta, rilevo tuttavia che le motivazioni sinora addotte per rinunciare inspiegabilmente al proprio diritto di voto si riducono in sostanza alle seguenti tre:
1. Il referendum è inutile, quindi non voto;
2. Il referendum costa, quindi non voto;
3. Il referendum ha una valenza politica, quindi non voto.
Rilevo innanzitutto che queste motivazioni sono - tutte e tre - ben attente ad evitare accuratamente di entrare nel merito del quesito. La prima e la seconda sono anzi talmente benaltriste e fuorvianti da meritare solo una breve contro-argomentazione. Riguardo la prima: il voto popolare non è MAI inutile, nel caso specifico serve anzi moltissimo, a impegnare politicamente e in maniera forte chi ci governerà e dovrà decidere come procedere nel merito del quesito. Più voteremo, più anzi il voto sarà utile, impegnativo per spingere i politici lombardi a proseguire nell'istanza di autonomia. Riguardo la seconda: che dire? E' una motivazione del tutto incomprensibile. Ormai la spesa per il Referendum è stata fatta, non votare per tale motivo sarebbe come affermare - qualora mi regalino un'automobile - che non la guiderò mai perché è costata. Ormai l'automobile è stata pagata e ci è stata affidata, guidiamola se riteniamo ci sia utile. In realtà argomentazioni di non voto deboli come questa mi fanno tristemente compatire il popolo che rinuncia al proprio diritto di voto con la motivazione che "votare costa".
L'unica obiezione che ha davvero senso logico è in realtà la terza. Certo, è ben vero, un esito positivo della consultazione referendaria può diventare vantaggioso per chi l'ha promossa. Ma questo in realtà vale per qualsiasi consultazione elettorale, questa è un'obiezione che fa parte del cinico teatro della politica. Ma se il tema trattato è serio e merita di essere discusso, perché tirarsi indietro con scuse e argomentazioni fuorvianti, di parte? A maggior ragione anzi, perché rinunciare ad argomentare nel medesimo argomento, ritirandosi invece sullo sdegnoso Aventino del non voto, per di più rischiando di passare per quelli che - di fronte alla legittima richiesta di maggiore autonomia - dicono che il problema non è questo, ma sempre un altro? A maggiore ragione occorrerebbe invece, per le forze di opposizione, lottare per il medesimo obiettivo (sempre se lo si ritenga valido, perché diversamente mi viene il dubbio che una maggiore autonomia in realtà quelle forze non la vogliano), evitando che il referendum diventi la bandiera della parte politica avversa. I Cinque Stelle lombardi l'hanno capito e sono anzi stati forza importante per l'ottenimento del referendum. E anche numerosi sindaci lombardi di area PD, di fronte alla lapalissiana validità del quesito referendario, con motivazioni pur diversamente argomentate hanno dichiarato che voteranno SI.
Mi chiedo, in realtà, con quale ratio un politico lombardo che vive in Lombardia e che davvero ama la propria Regione possa permettersi di non andare a votare per una maggiore autonomia, invitando nel contempo gli elettori lombardi a non farlo. A me pare un brutto autogol e a questo punto dico la mia: ci sono momenti in Lombardia, e il prossimo 22 Ottobre è uno di quelli, in cui a sinistra, al centro e a destra si devono dimenticare le bandiere e gli schieramenti, per difendere gli interessi della propria gente, delle proprie comunità, della propria economia. Nel Regno Unito, quando un governo dichiara guerra, Tory e Labour votano sempre uniti. Non entrano mai nel merito - chiunque stia al governo - ma dicono semplicemente: Right or wrong, my Country. Ecco, io sogno il giorno in cui un politico lombardo, di fronte alle necessità di garantire maggiori chance di vita all'economia della propria gente che amministra, dica semplicemente: Right or wrong, my Region.
Una Lombardia più autonoma, quindi più forte e in grado di competere meglio economicamente in Europa e nel mondo, sarà un bene per tutta l'Italia e tutti gli italiani. Ecco perché, quindi, il prossimo 22 Ottobre prossimo voterò convintamente SI al Referendum. E' un voto che vuole impegnare chiunque governerà la Lombardia dalla prossima primavera, affinchè prosegua convintamente nell'istanza di autonomia verso lo Stato centrale, secondo forme previste dall'Articolo 116 della nostra Costituzione.
Ringrazio per lo spazio concesso e auguro buon lavoro a tutta la Redazione.
Renato Ornaghi
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