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Scritto Sabato 07 ottobre 2017 alle 12:32

Merate:auditorium tinto di rosa, il rapporto tra donne e mafia raccontato da artisti e il lavoro del magistrato Natina Pratticò

Venerdì 6 ottobre l'auditorium comunale di Merate si è tinto di rosa e riempito di giovani. Merito del Centro di Promozione della Legalità di Lecco, una rete di scuole, istituzioni e altri enti presenti nella provincia lecchese. Al termine di un percorso di educazione alla legalità proposto agli studenti lo scorso anno scolastico, è stato organizzato un evento incentrato sul rapporto tra donne e mafia.

VIDEO - Quando la legalità entra in scena

Sono stati condensati momenti di musica e teatro a testimonianze dirette. Sul palco sono saliti a recitare Alberto Bonacina, che ha anche coordinato lo spettacolo, Aurora Spreafico e Giusi Vassena. La cantautrice calabrese Sara Velardo ha accompagnato con la chitarra le letture sceniche. Sono stati ripercorsi gli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino, dalla morte del collega e amico Giovanni Falcone all'esplosione in via d'Amelio il 19 luglio 1992.

Da sinistra: l'attrice Aurora Spreafico, la cantautrice Sara Velardo e l'attore Alberto Bonacina

Poi il racconto in prima persona delle storie di due donne, completamente diverse l'una dall'altra, ma con un denominatore comune: Paolo Borsellino. Rita Atria, testimone di giustizia che si fidò solo del giudice palermitano, ed Emanuela Loi, agente di scorta che perse la vita quel 19 luglio. Due donne agli antipodi che simbolicamente sono state poste agli estremi opposti del palco. Al centro aleggiava la figura di Borsellino. Sarà stato particolarmente d'impatto per il giudice del tribunale di Reggio Calabria Natina Pratticò occupare quello spazio per testimoniare la sua esperienza professionale.

Sara Velardo, Aurora Spreafico, Natina Pratticò, Claudia Crevenna, Giusi Vassena

«Già negli anni Novanta - ha spiegato il magistrato - notavo che le donne di 'ndrangheta non solo erano consapevoli dei disegni criminali maschili, ma vi partecipavano direttamente». I ruoli possono essere diversi. Pedine per stringere alleanze attraverso il vincolo del matrimonio, "postine" per passare informazioni dentro e fuori dal carcere, "cassiere" per gestire le finanze illecite, esattrici del pizzo, intestatarie di immobili per ripulire denaro sporco. Svolgono "assistenza logistica" durante le faide a fuoco, ospitando nelle proprie abitazioni i cecchini, trafficano in armi e droga. Ha continuato il giudice: «Sono donne particolarmente spietate. Quando perdono in una faida un parente alimentano un forte sentimento di vendetta».

Il giudice Natina Pratticò e la signora Marisa Fiorani

Poi ha ricordato l'intercettazione di Teresa Strangio che al telefono redarguiva i figli che si trovavano in affitto a Milano perché "colpevoli" di pagare le tasse. Ha quindi concluso: «Sono custodi dei disvalori della 'ndrangheta che vengono poi trasmessi a figli». Ci sono però anche esempi positivi di donne che hanno scelto la strada della collaborazione con la giustizia, alcune dovendo subire enormi sacrifici, altre perdendo la vita. Rossella Casini inizia a collaborare, poi ritratta, ma viene uccisa lo stesso per volontà del fidanzato.

Il dirigente scolastico Manuela Campeggi

Concetta Managò subisce, diventa complice e subisce ancora per salvare i propri figli. Poi si pente, un pentimento reale, inizia a collaborare garantendo un vero futuro ai suoi ragazzi. A Lea Garofalo invece il futuro è stato strappato via a Milano. Il giudice di Reggio Calabria Ha concluso il suo intervento spiegando che le donne di 'ndrangheta stanno iniziando a comprendere che limitare o escludere la patria potestà è una tutela per i loro figli. Questo cambiamento di mentalità è di conforto nella Calabria di oggi: «Speriamo che siano proprio le donne a sconfiggere queste associazioni criminali».

VIDEO - Sara Velardo canta il brano 'Ndrangheta



L'ultimo contributo è stato offerto dalla signora Marisa Fiorani, che ha deciso di raccontare la vicenda della sua famiglia dopo le sollecitazioni dell'associazione Libera di don Luigi Ciotti, in particolare quelle dell'avvocato Elsa Rando che difende molti testimoni di giustizia. Da qualche anno va nelle classi. Con la serata di Merate è stata la prima volta che si è trovata in un auditorium di fronte a un numeroso pubblico. «Ho accettato subito l'invito del CPL di Lecco. Ho avuto modo di verificare di persone come funzionano queste reti territoriali. In particolare qualche mese fa sono stati contattata dal CPL di Bergamo che aveva precedentemente organizzato un evento a cui avevo partecipato. Mi volevano comunicare che un bene confiscato a Seriano sarebbe stato intitolato a mia figlia».

Marcella - questo il nome della sua secondo genita - è stata uccisa selvaggiamente in un bosco. Aveva avuto problemi di droga ed era entrata in contatto con appartenenti alla criminalità organizzata. Avrebbe dovuto testimoniare in un processo a Lecce contro la Sacra Corona Unita. Lo Stato non l'ha tutelata in più occasioni. Oggi la signora Marisa chiede ancora verità, quella emersa è ancora parziale. Dagli incontri pubblici trae la forza per continuare a sperare. Ognuno di essi la segna in maniera diversa e nuova ogni volta. Ne tiene il conto. Quello di venerdì 6 ottobre a Merate è stato il n. 35 dell'anno.
Marco Pessina
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