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Scritto Venerdì 14 luglio 2017 alle 17:41

In 3 anni 'passati' dal lecchese 2800 profughi, solo 4 i rimpatri volontari

Tra il 2014 e il 2016 in Provincia di Lecco sono “transitati” 2.842 profughi, accolti nelle varie strutture del territorio.
Il dato è stato comunicato dall’assessore lecchese Riccardo Mariani durante l’ultima seduta della commissione III (sociale) che si è riunita ieri a Palazzo Bovara.
Di questi 1.125 sono poi “fuoriusciti” dal sistema di accoglienza, un dato che comprende cioè migranti che hanno avuto destini molto diversi: chi ha ottenuto il permesso di asilo, chi è riuscito a raggiungere l’estero ma anche chi ha abbandonato i centri.
Oggi in Provincia sono alloggiati oltre 1.200 profughi, di cui 594 vivono sul territorio comunale di Lecco, tra il campo del Bione, il Ferrhotel, l’ex convento di Maggianico e alcuni appartamenti sparsi in città. Tra loro 198 sono migranti che hanno avuto già una prima risposta negativa alla richiesta di protezione internazionale e che hanno deciso di fare ricorso contro la decisione delle apposite commissioni territoriali, ottenendo dunque una “sospensiva” e continuando cioè a rimanere nel circuito dell’accoglienza fino ad un nuovo pronunciamento definitivo.

“Al termine del percorso, chi non riceve alcuna forma di asilo o protezione si trova a cadere in uno stato di irregolarità con le conseguenze che possiamo immaginare sia per l’individuo stesso sia per il territorio dove egli si trova a vivere o, più frequentemente, a sopravvivere” ha spiegato Mariani. “Questa situazione può essere superata solo con una nuova legge nazionale. Attualmente è in vigore la legge Bossi-Fini e questo è quello che prevede. Lo stesso rimpatrio forzo, pur previsto, in questo momento è una chimera: servono accordi bilaterali con gli stati di provenienza, oltre che risorse economiche e di personale. Sul territorio abbiamo avuto 6 procedure per rimpatrio volontario: 4 sono andati a buon fine, uno non si è potuto realizzare e un altro migrante ha deciso infine di rinunciarvi rimanendo dunque in Italia”.
P.V.
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