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Scritto Lunedì 19 giugno 2017 alle 18:15

Montevecchia: nel 1991 Helmut Kohl salì sul colle e ricevette una lettera da don Luigi

Helmut Kohl
Esiste una teoria in sociologia denominata dei sei gradi di separazione secondo cui bastano cinque soggetti a fare da snodo tra due qualsiasi persone del globo, senza distinzione di longitudine o latitudine. La teoria risulta ancora più affascinante quando la relazione riguarda un personaggio famoso e degli sconosciuti. Ebbene a Montevecchia la catena potrebbe per qualcuno spezzarsi già al secondo o al massimo al terzo o quarto livello con Helmut Kohl, ex cancelliere tedesco recentemente scomparso e tra i fautori della riunificazione della Germania con il crollo del muro di Berlino. Una tappa storica da spartiacque secondo molti storici tra l'epoca contemporanea e l'attualità.

In Brianza lo statista arrivò nei primi giorni del novembre 1991 per un tragico evento di carattere personale: un incidente stradale nei pressi di Rovigo sull'autostrada Padova-Bologna in cui a bordo di una Golf Rossa rimase coinvolto suo figlio Peter, allora ventiseienne. Kohl e la moglie Hannelore lo raggiunsero nel reparto rianimazione dell'ospedale San Gerardo di Monza, dove fu trasportato con l'elisoccorso per le gravi condizioni. Nei pochi giorni in cui i coniugi pernottarono a Monza trovarono il tempo di visitare oltre a Bellagio anche il santuario di Montevecchia su consiglio probabilmente del prefetto di Milano Giacomo Rossano e del questore Francesco Trio. Fu un momento estremamente privato di raccoglimento per il politico cattolico prima di ripartire per Bonn. La notizia si sparse tra la cittadinanza solo in un secondo momento. Pare che poi il parroco don Luigi Casiraghi ringraziò con una lettera il cancelliere tedesco per la visita. Il giovane Peter si riprese nei giorni a seguire grazie alle cure del primario Luciano Gattinoni, un luminare della scienza noto anche come tenore del quartetto milanese Mnogaja Leta.
Marco Pessina
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