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Scritto Sabato 17 giugno 2017 alle 14:59

La Valletta, Galbusera: si continuava a perdere occasioni, ho proposto le dimissioni di gruppo, quale atto di responsabilità

Al seggio per il referendum per la fusione
Solo due settimana fa, alla serata organizzata in memoria di don Piero, qualcuno – tirandola per un braccio per scambiare due parole, tra il serio e lo scherzoso - ancora la chiamava “sindaco”, pur ricoprendo ormai da due anni a questa parte il ruolo di consigliere semplice in seno al consiglio comunale di La Valletta Brianza, dopo aver lasciato la fascia anticipatamente, per effetto della voluta e sostenuta fusione.
Marina Galbusera resterà nella piccola storia locale come l’ultimo – veloce – primo cittadino di Rovagnate e, probabilmente, anche come colei che, abbandonando la prima squadra al governo della nuova municipalità, ha definitivamente inchiodato il gruppo alle proprie responsabilità.

Non è stata lei a cercare noi – “siamo d’accordo che sarà il sindaco a spiegare l’accaduto” ha premesso fin da subito – ma noi a cercare lei, ad un giorno di distanza dalle dimissioni, non avendo ricevuto ancora l’atteso comunicato stampa annunciato giovedì attraverso il quale “Noi La Valletta Brianza” illustrerà (forse) cosa è successo tra le proprie fila e quale strada verrà ora intrapresa.

“Meglio pochi mesi di commissariamento e poi le elezioni con chi ci sarà per gestire i frutti di questa fusione che – ha subito chiarito - non è la causa della situazione attuale”. Netta la linea della Galbusera, già espressa agli ormai ex compagni, nel corso della riunione tenutasi lunedì sera, a frittata già fatta, quando è arrivata a proporre le dimissioni di gruppo. “Sarebbe stato più onesto, nel mio caso verso me stessa, ammettendo che le cose non sono andate come dovevano andare e verso la gente. Lasciare tutti insieme sarebbe stata una dimostrazione di responsabilità” ha sostenuto, puntualizzando di non aver digerito di essersi trovata – ancora una volta – dinnanzi ad un “pacchetto preconfezionato”.
Marina Galbusera
Il riferimento è chiaro: il decreto sindacale attraverso il quale, in mattinata, senza aspettare nemmeno il “conclave” convocato post-cena e mandando in fumo ragionamenti pregressi, Roberta Trabucchi aveva già ricomposto, in tutta fretta, la Giunta, dopo l’uscita di scena – sbattendo la porta – del suo vice.
“Non ho condiviso il modo con cui Emiliano ha rassegnato le dimissioni. Ma so che era convinto al mille per cento della decisione presa e mi aspettavo che più di una persona aprisse gli occhi. Due le scelte, dopo il suo ritiro: o prendere la stessa strada o ragionarci sopra. Ma dopo le sue dimissioni nulla è cambiato. Ripeto di non essere stata d’accordo su come le ha presentate ma il suo disagio di fondo andava affrontato. Che ci siano problemi è evidente, confrontiamoci. No. Si è arrivati a dire che è stato scorretto lui”
ha aggiunto, sostenendo, sempre per restare in tema di mancanza di rispetto, di aver saputo dell’atto a firma del primo cittadino da Merateonline e di non condividere la lettera del sindaco a commento dello stesso pubblicata contestualmente. “Il comunicato è pieno di frasi non attinenti al vero” ha sostenuto, non sentendosi rappresentata dalle parole spese dal numero uno di “Noi La Valletta Brianza”. “Ho trascorso otto anni in amministrazione e sento quella responsabilità in più dettata dall’aver fatto anche il sindaco: la gente non la si può prendere in giro. La verità è che si continuavano a perdere occasioni e non si capisce nemmeno il perché. Si arrivava alla riunioni, si stabilivano punti che da lì ad un attimo venivamo poi rimessi in discussione. Non c’era un metodo lineare nell’affrontare le questioni: tutto sembrava sempre abbastanza improvvisato. Non si poteva pensare di stare lì ancora tre anni a tirare a campare…”

Riavvolgendo però il nastro, lucidamente, Marina Galbusera ha anche ammesso che qualcosa non ha funzionato fin da subito. “Il sindaco si è trovata ad avere delle disponibilità che poi sono venute meno, per la Giunta” ha ricordato infatti la rovagnatese, sottolineando come lei stessa, già in campagna elettorale, “per ragioni mie mie”, si era detta disposta a fare soltanto il consigliere. “Serve un mea culpa di tutto il gruppo per come è partita questa amministrazione: una delle cose più impegnative è creare legame e la persona scelta come sindaco non è stata in grado di farlo. Più volte, di fronte a decisioni già prese, mi sono chiesta il mio ruolo qual è? Alzare la mano in consiglio? Un mese fa sembravano esserci le condizioni per ripartire con una Giunta di un certo tipo ma non se ne è fatto nulla. In una settimana – 10 giorni invece si è arrivato al tracollo, senza affrontare le ragioni. Dopo le dimissioni di Emiliano, si è preferito fare delle valutazioni su di lui. Mi sono trovata a difenderlo: se il vice si trova a non ricevere fiducia dal sindaco, sei tu sindaco che avendo bisogno di lui devi metterti lì e discutere. Quando hai notato la distanza o hai creato la distanza ti devi chiedere perché è venuto meno il feeling. Ci sono state fatte delle promesse che sono poi state disattese. Si è continuato a non voler prendere atto che è più responsabile mettere da parte l’orgoglio e dire a tutti “rassegniamo le dimissioni per una serie di motivi che vanno valutati da chi ci ha votato”. Sarebbe stato più corretto”. Sarebbe.
A.M.
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