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Scritto Venerdì 19 maggio 2017 alle 15:38

Il professor Virgilio Sacchini al primo forum internazionale sui pazienti oncologici a Milano

Pazienti al centro, perchè le decisioni siano condivise. Di questo si è discusso alla Statale di Milano, dove martedì e mercoledì, 16 e 17 maggio, si è tenuto il primo Forum internazionale sui pazienti oncologici e la necessità che il percorso di cura e dunque anche le decisioni vedano i pazienti sempre più coinvolti. Promosso dall’Università e dalla Fondazione Veronesi, l’appuntamento di Via Festa del Perdono ha visto partecipare chirurghi e oncologi da tutto il mondo. Tra loro il professor Virgilio Sacchini, da un anno direttore del programma di chirurgia senologica all’IEO di Milano. Da diciassette anni al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, Sacchini, originario di Merate, è intervenuto alla tavola rotonda sui Big Killer, ovvero sui tumori rari e su quelli che ancora oggi provocano, ogni anno anche in Italia, migliaia di morti.

Il progessor Virgilio Sacchini al tavolo degli oratori

“Siamo convinti che si possa fare buona sanità, buona ricerca e buona formazione – ha detto Gianluca Vago, rettore della Statale aprendo il Forum – riportando all’interesse della persona malata ogni strategia di intervento nel campo della prevenzione, della cura, dell’uso ottimale delle risorse della sanità. Crediamo che una vera medicina della persona debba sì lavorare sull’individualizzazione dei profili genomici e di terapia, ma non possa non tener conto, allo stesso modo e ancora di più, del fatto che se ogni tumore è diverso dall’altro, ogni persona malata lo è da ogni altra”.

“In Italia, nel 2016, 50mila donne si sono ammalate di tumore mammario. Il 30 %, ovvero 14.400, non ce l’ha fatta a salvarsi. Con la diagnosi precoce sarebbero state il 95 %. Dobbiamo migliorare lo screening, ma anche introdurre testi genetici nei protocolli diagnostici. Le ultime analisi dati dicono che il 10% delle donne si ammala per mutazioni del gene diverse dal BRCA 1 e 2, ovvero quelli ritenuti finora responsabili. Dobbiamo allargare le nostre indagini. La medicina di precisione è già realtà. Ci sono anche le buone notizie. Nel mondo le donne che si ammalano di tumore sono, ogni anno, 19 milioni e settecentomila. Le relazioni dicono che 10milioni non ce la fanno, ma sembra proprio che il dato sia sovrastimato. Negli USA l’anno scorso ne sono state salvate 290mila. Nel futuro ormai vicino, non parleremo di tumore per organo, ma per mutazione. La ricerca segue anche altre strade. Appena nasce, il tumore rilascia DNA nel sangue. Stiamo già indagando anche su test che possano rivelare, “precocemente”, tumori “nascosti”, che si stanno formando. Dobbiamo seguire l’esempio del nostro maestro, il professor Veronesi, che con la quadrectomia ha migliorato la qualità della vita per milioni di donne. Possiamo intervenire con la mastectomia conservativa. Possiamo evitare la dissezione ascellare e il terribile effetto del linfedema. I nostri trattamenti dovranno essere più mirati. La novità più rilevante di questi ultimi quattro anni è stata l’immunoterapia”. 

Condotta da Giuseppe Curigliano dell’IEO, la tavola rotonda che ha visto partecipare Sacchini era stata aperta da Fabrice André. Sono intervenute poi la dottoressa Lisa Licitra dell’Istituto Nazionale Tumori, con una indagine sui tumori rari al collo, naso e ghiandole salivari, e Domenica Lorusso, sempre di via Venezian, che ha approfondito i problemi relativi al “cancro ovarico”.  “Le pazienti vivono di più  – ha sottolineato – ma negli ultimi quarant’anni la sopravvivenza è aumentata solo dell’8 per cento. Nonostante la promozione di screening di massa, ancora non si riesce ad anticipare le diagnosi. In questo genere di tumori è molto importante la qualità dell’intervento chirurgico”. Big killer sono anche i tumori al polmone e al colon retto, che hanno visto intervenire Chiara Garassino e Salvatore Siena. “Se il fumo non esistesse – ha detto la Garassino – quello al polmone sarebbe curato come un tumore raro”. “Oggi i trattamenti sono migliori, come la dieta e la società, come le nostre diagnosi. Localizzare il tumore, a sinistra anzichè a destra dell’intestino – ha sottolineato Siena – è già molto importante per la cura. Ma quello al colon retto resta il secondo big killer".
Sono stati due giorni di lavoro in aula magna e nei seminari. Prossimo appuntamento in agosto a Berlino.
S.P.
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