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Scritto Mercoledì 17 maggio 2017 alle 08:03

Perego: a una città come Merate serve un sindaco ''visionario''. Altrimenti si fa solo buona amministrazione. E poi occorrono tempo e studio. Oggi non so se ci sia un candidato per il 2019

Ci sono scelte, per le quali, una volta operate, se ne deve portare il peso della responsabilità, l'approvazione o la disapprovazione, per lunghi e lunghi anni. Così nella vita, così in politica. Ecco, Dario Perego porta il peso, l'approvazione o la disapprovazione, per la scelta di urbanizzare l'Area Cazzaniga affidandone le sorti ad un progettista di grande fama, con una visione, forse, troppo avveniristica della città. Sui diecimila metri quadrati l'architetto Marco Casamonti ha costruito un'idea, rimasta incompiuta, certamente rivoluzionaria, visto che il progetto è finito persino alla biennale di architettura di Venezia: immaginare da nord a sud attraverso i terrazzamenti a verde la città che degrada verso la campagna e, al contrario, con la vista dei bastioni a mattoni, il cammino dalla campagna verso la città. Al suo interno un caffè concerto con l'area antistante il locale coperta da una grande vetrata sopra e attorno cui doveva scorrere acqua da una fonte a nord fino a un pozzo più a sud. Mai realizzata per volere della Giunta che ereditò i lavori.

Il dr. Dario Perego



Con lo sguardo di oggi e dopo 15 anni di tribolazioni in cantiere rifarebbe quella scelta?
Sì, la rifarei. E le spiego perché. Bisogna tornare al 1993, il referendum consultivo sul futuro dell'area varato dalla Giunta Gallina aveva bocciato il progetto Botta - che prevedeva parecchio cemento - sancendo il concetto che quella avrebbe dovuto essere un'area verde attrezzata.


Dunque non si è violato il voto popolare.
No, lo abbiamo rispettato. E nelle intenzioni c'era pure che l'opera dovesse avere un costo inferiore a 3,5 miliardi di lire come da appalto e che la sua manutenzione sarebbe stata a costo zero per il comune ma a carico dei gestori del parcheggio sotterraneo e del bar-caffè. Sulla carta tutto era a posto e il progetto aveva avuto il via libera dell'intera maggioranza. Purtroppo però l'impresa che si era aggiudicata i lavori di lì a poco fallì. E iniziò il calvario. Oggi il parcheggio è molto utilizzato e l'associazione culturale che occupa i locali ha vivacizzato la zona. E' stato un errore da parte della Giunta Albani non completare i lavori di copertura dell'area antistante il bar. Che oggi è alla mercé del clima. Quanto alla gestione, beh è di competenza di chi ha vinto la gara. Nelle nostre intenzioni doveva essere diversa.


Albani, Massironi, Arlati, quindici anni, tre assessori ai lavori pubblici con il cruccio dell'area Cazzaniga. E due su tre coltivando l'impossibile desiderio di abbattere tutto. Ma non eravate "amici"?

Se per amici intende che eravamo tutti democristiani, sì, allora eravamo amici. Io sono entrati in Consiglio comunale nel 1975, a 21 anni, e ci sono rimasto fino al 1985. Poi ho saltato le consigliature Romerio e Gallina pur continuando a seguire le vicende del partito, ma dall'esterno, per via dei tanti impegni prima di università, poi di lavoro e di famiglia, fino alla grande scissione del 1995 che ha generato il Ppi da una parte e il Cdu dall'altra. Con pochissimi amici mi sono schierato con la Dc che guarda a destra mentre la gran parte dei militanti di vicolo Carloni (ex sede Dc ndr) ha scelto la posizione degasperiana del partito di centro che guarda a sinistra. Ma una mattina di febbraio del 1995 credo Massironi e Colombo arrivarono a casa mia con la proposta di candidarmi a sindaco. Ma - chiesi - sono tutti d'accordo? Sì tutti, non ti puoi tirare indietro. E così è nato "Merate al centro" un contenitore politico capace di mantenere l'unità dello scudocrociato.



Ma qualcosa poi si è rotto in quella strana consigliatura durata appena 4 anni.
Sì, verso la fine del 1998 sono iniziati i distinguo e lì ho capito che neanche Merate al Centro avrebbe più tenuto. In campo era sceso Mario Gallina, uno dei capi storici riconosciuti del partito, e con lui oltre ad Albani, anche Luigi Galbusera, Cesare Perego, l'ex Pci Totò Rosace e i figli dei dirigenti del partito più in vista, Zappa e Panzeri. Con gli amici di Giunta, tutti rimasti con me, ad esclusione appunto di Albani, abbiamo deciso di ripresentarci con lo stesso simbolo ma con la formula di una lista civica. Vincemmo col 40% contro la lista Merate per Tutti centrosinistra guidata da Gallina (29%), Merate Domani fondata a presieduta da Pierpaolo Arlati (13%), Rifondazione(5%) e Lega Nord (11%).


Una grande vittoria che ha rilanciato le ambizioni
.
Credo che il riferimento sia al polo culturale che avevamo immaginato a Palazzo Tettamanti. E' vero, pensavamo in grande, ma nel senso più alto e nobile. Proviamo a tornare indietro di una quindicina d'anni. Il Palazzo storico in centro città era tristemente vuoto, l'economia "tirava" ancora ma ormai c'era poco spazio per le aziende, i centri commerciali, il terziario, Merate già pullulava di istituto bancari. Che cosa poteva innescare un meccanismo di interesse tale da far affluire gente se non un polo culturale di grande valore? Negoziai con un collezionista italo-elvetico la donazione di una quarantina di sculture dei più importanti artisti in cambio dell'intitolazione del museo e della fondazione che stavamo per costituire con alcune aziende e banche locali allo scopo di gestire poi il museo stesso e le diverse iniziative artistiche che avevamo in mente di realizzare. Pensi che una stima dell'epoca assegnava a quelle 40 sculture un valore di oltre 35 miliardi di lire. Merate poteva diventare una città d'arte tra Bergamo e Milano con una capacità attrattiva superiore a Monza e Lecco.



Eppure su questa donazione si fecero tante illazioni.

Colpa mia, l'anziano collezionista aveva chiesto la massima discrezione e io ho dovuto tenere un basso profilo con l'opinione pubblica, pur informando puntualmente della trattativa tutta la maggioranza e i massimi dirigenti comunali, dal segretario Gerace al capo dell'ufficio tecnico Ronchi.



Ma anche qui il cantiere si è inceppato

Guardi l'appalto l'aveva vinto un'importante cooperativa di Bologna che poi però aveva subappaltato i lavori a una consociata palermitana. Tentammo di opporci ma la normativa era dalla loro parte. Nel febbraio 2004 il collezionista venne a visitare il palazzo, le sculture dovevano prendere posto nella "balconata". Merate era in competizione con Trieste per accaparrarsi la collezione e avrebbe potuto vincere se i lavori fossero terminati come da cronoprogramma. L'intesa era prossima purché i lavori procedessero spediti. Invece la nuova Amministrazione decise diversamente e revocò l'appalto.


Ma si era anche alla vigilia delle elezioni
Infatti. Quel 2004 schierammo Andrea Colombo, veterano della Giunta, mentre il centrosinistra puntò direttamente sul suo "cavallo di razza", Giovanni Battista Albani, che vinse anche se di misura. Albani aveva un'idea diversa, quella di riportare il Municipio in piazza degli Eroi non ritenendo, penso almeno, che fosse necessario e comunque economicamente sostenibile un centro culturale. Quindi cambiò il progetto e le 40 sculture finirono altrove. Non so neppure in quale città. Credo che Merate abbia perso la sua più grande occasione di compiere un vero salto di qualità.


E oggi per il Municipio si pensa di compiere il percorso inverso
Credo che l'idea di Massironi sia ben più ampia di un semplice ritorno del Municipio a Villa Confalonieri. Vede con la sede comunale a Palazzo Tettamanti si doveva risolvere l'annoso problema della biblioteca che, secondo la maggioranza dell'epoca, avrebbe dovuto trovare spazio proprio in via Garibaldi. Ma la Villa potrebbe anche prestarsi per una destinazione del genere, che ha bisogno di grandi spazi aperti, ma sarebbero troppi e troppo costosi i lavori di adattamento. Mentre una volta recuperati i 700 mq. di seminterrato il riutilizzo dell'edificio a sede del Municipio con annessa anche l'ex portineria non credo comporti una spesa impossibile. Mentre la biblioteca troverebbe facilmente posto in piazza degli Eroi; non si dimentichi che il palazzo è stato ristrutturato proprio per ospitare assieme a museo e sale espositive, anche la biblioteca e la mediateca, oltre all'auditorium. Quindi credo che il progetto sia fattibile e da sostenere. Vede io sono convinto che per governare una città anche di non grandi dimensioni occorre essere un po' visionari, nel senso letterale del termine, altrimenti ci si limita ad una buona ordinaria amministrazione.

Dario Perego e Mario Gallina



E le sue due consigliature sono stati nel segno delle "ampie visioni"
Credo di sì, almeno io ho lavorato in quella direzione, iniziando con la riqualificazione di tutto il centro, da piazza Italia a piazza Vittoria. Quanti ricordano com'era prima la zona centrale credo possano darmi atto che abbiamo dato alla città un volto decisamente accattivante. Il progetto degli architetti Mura e Vanotti ha "riscritto" l'immagine del nostro centro storico.

 

Veniamo ai giorni nostri. Che cosa è successo nel 2014?

 Premesso che come tra il 1985 e il 1995 anche dal 2009 a oggi sono fuori dal giro stretto della politica locale posso dire che l'esperienza di alleanza con la Lega, per me che vengo da Forza Italia e poi dal Pdl, è stata valida e costruttiva. Tra il 2009 e il 2014 sono stati chiusi i due grandi cantieri in area Cazzaniga e in via Montello, sono stati avviati i lavori del nuovo CDD e varato il grande progetto del centro natatorio. Penso che la divisione sia stata causata più da personalismi che da divergenze programmatiche che hanno contribuito a incrinare i rapporti fino a giungere alla rottura. Vede, nel 2014 si è ripresentata la stessa situazione del 1999 e Massironi ha fatto ricorso alla medesima strategia: una lista civica non assimilabile ad alcuna formazione specifica con elementi forti e di diversa estrazione. E potrebbe essere così anche nel 2019.



Vede già qualche candidato?
Domanda insidiosa. Diciamo che la politica fatta nelle sezioni e che poi in aula si esprimeva con toni forti ma sempre documentati è andata col tempo degradando. Io ho assistito da consigliere e poi da sindaco agli epici interventi di Ezio Consonni, Marcello Basosi, Bruno Mauri, interventi le assicuro di grande intensità e tenere testa a queste persone che prima di prendere la parola avevano studiato l'argomento per giorni era tutt'altro che facile. Oggi mi pare che la voglia di approfondire sia un po' venuta meno. E certo la chiusura delle sezioni di partito è stata fatale.



Messa così, pare quasi un'autocandidatura
No, no, niente del genere. Credo però che sia una constatazione evidente che anche lei frequentatore di lungo corso delle aule consiliari possa condividere. Certamente va detto che il fuoco della passione politica non si spegne mai. La voglia di fare qualcosa di utile per la città, che resti per le future generazioni è sempre viva.


Quindi come vede il dopo Massironi?
Giovani, almeno rispetto a me, che hanno già maturato una discreta esperienza ce ne sono. Il problema però è che per fare bene il sindaco in una città di 15mila abitanti bisogna farlo a tempo pieno. E non tutti possono permettersi un'aspettativa o hanno qualcuno che possa sostituirli per cinque anni. E questo già fa da discrimine. Massironi da pensionato, come Albani prima di lui, ha potuto dedicarsi interamente al ruolo di primo cittadino e penso che lo stia svolgendo in maniera molto accorta. Si tratta di trovare un profilo del genere o comunque qualcuno, come fece Robbiani, che abbia la possibilità di prendere un'aspettativa dal lavoro tanto lunga. Fare il sindaco la sera e il sabato, a Merate, non è più possibile.



Insisto, è un'autocandidatura, dato che la professione di medico di base può consentire spazi per dedicarsi alla cosa pubblica.
Non insista. E poi il 2019 è ancora lontano. Vedremo dopo le politiche e le regionali come si disporranno le forze in campo. Al momento assisto da spettatore interessato e attento a quanto succede in città.
Claudio Brambilla
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