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Scritto Lunedì 17 aprile 2017 alle 09:33

Merate: un tavolo tecnico per limitare i danni provocati dalla cosiddetta burocrazia difensiva 

Il primo a lanciare l'allarme fu Pierpaolo Arlati - l'organizzatore di eventi meratesi per eccellenza - subito seguito dal suo epigono - solo in senso positivo - Giacomo Ventrice. Quindi toccò a Martino Longhi alzare bandiera bianca e oggi Emilio Zatelli suggella quello che i tre citati prima hanno sostenuto: a Merate nulla o quasi si può fare, e non già - come leggenda vuole - per l'ostilità preconcetta di taluni ma per la rigida intransigenza del Suap, il Servizio Unico Attività produttive che è chiamato a autorizzare le manifestazioni, sentiti innanzitutto il Comandante della polizia locale, poi il Sindaco e l'Assessore alla partita. La storia che ci ha raccontato l'artista di Ronzinante è surreale e conferma in tutto e per tutto la tesi secondo cui la burocrazia intensifica l'azione di asfissiante controllo attraverso norme sempre meno praticabili al solo scopo di tutelare se stessa e il potere di cui dispone. Inutile qui dire che le normative possono essere attuate col massimo del rigore o con la necessaria elasticità. Un po' come per la praticabilità della Legge secondo il famoso aforisma di Giovanni Giolitti. Ma senza arrivare a tanta spregiudicatezza - peraltro solidamente fondata - l'interpretazione deve essere mediata col buon senso. Lo stesso, per esempio, che invece viene utilizzato come ingrediente principale quando si devono accettare o respingere richieste di contributi per manifestazioni pervenute fuori tempo massimo rispetto a quello regolamentare. Dunque Merate e il suo trust di cervelli che gira a tutta velocità in Municipio già ricorre allo strumento del buon senso, al punto da menarne vanto financo in Consiglio Comunale.

Ebbene se la strada è ritenuta giusta ed è stata imboccata con convinzione e determinazione, si prosegua. Suggeriamo all'assessore Giuseppina Spezzaferri di organizzare un bel tavolo di lavoro attorno al quale far sedere i soggetti chiamati ad autorizzare una manifestazione e i rappresentanti delle associazioni cittadine. Tutti assieme, col Sindaco, naturalmente, che qualche responsabilità in più se la dovrà pur prendere. Oh niente di troppo grave: anche nel dopoguerra, per stare sull'esempio di Zatelli, i cortili erano zeppi di bambini intenti a giocare, donne a cucire e uomini a giocare alla morra. E neanche allora c'erano le uscite di sicurezza. E ancora, tavoli e sedie che riempivano l'oratorio di via Bianchi non erano fissate a terra ma a memoria non ci risultano infortuni tali da allertare il 118 (oggi n.u. 112). Questo per dire che bisogna uscire dal folle cortocircuito delle carte bollate e del tutto perfetto perché, altrimenti, il tutto perfetto si traduce in un nulla di fatto.

Provino a sedersi l'illustre dottor Carbone (peccato Comandante che non abbia accolto il nostro invito di girare per la città, gli umori si colgono per strada non in ufficio) il ragionier Massironi, la signora Spezzaferri e l'intero staff del Suap capitanati dall'architetto Carlo Sangalli con i presidenti delle associazioni cittadine. Siamo certi che un confronto serrato ma costruttivo sarà in grado di limare le asperità burocratiche, di contenere le richieste più suggestive, di rendere scorrevoli e veloci le pratiche e magari, già che si è tutti seduti, anche di stilare un calendario che eviti sovrapposizioni non solo dentro la città ma anche rispetto alle manifestazioni più rilevanti del territorio di cui si ha notizia.

La burocrazia difensiva fa più danni al Paese dell'evasione fiscale, hanno dichiarato gli esperti della Cgia di Mestre. E nel suo piccolo anche Merate ne è la riprova.

Claudio Brambilla
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