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Scritto Martedì 28 marzo 2017 alle 19:00

Accadeva 30 anni fa/54, 1-28 febbraio: si celebrano i 100 anni della firma del contratto per il ponte e si ''progetta'' il Naviglio

Domenica 1° febbraio un lungo corteo si snoda dall'ospedale di Merate verso la chiesa parrocchiale. E' composto da cittadini che sostengono il "Movimento per la vita", convinti antiabortisti, che raccolgono firme per una legge di iniziativa popolare che tuteli la vita dal momento del concepimento fino alla sua fine naturale. Nell'ambito delle manifestazioni meratesi, sempre domenica viene proiettato al cine-teatro Manzoni il  film "Di chi è la vita" un titolo che già la dice lunga sul concetto di "proprietà" del proprio corpo. La mobilitazione degli antiabortisti si estende ai comuni vicini. L'obiettivo è "dimostrare" la propria contrarietà all'interruzione volontaria della gravidanza praticata all'ospedale cittadino. Non è chiaro che cosa accadesse prima dell'entrata in vigore della "194"; di sicuro c'è che non esisteva un movimento per la vita, sorto soltanto successivamente all'approvazione della legge. La domanda più ricorrente in quei giorni del lontano 1987 da parte dei sostenitori della legge 194 era: ma ci si domanda dove e come abortivano le donne prima? Perché è inimmaginabile che l'aborto sia stato conseguenza della legge, approvata nella logica di assicurare alle donne la necessaria assistenza; lo dicono i numeri diffusi dall'ospedale di via Cerri: anno 1985, 513 interruzioni di gravidanza, anno 1986, 397. Di cui: 227 donne coniugate, 158 nubili, 12 divorziate. Delle 397 donne che avevano deciso di ricorrere alla "194" , soltanto 82 erano residenti nei 25 comuni dell'Ussl 14. Tutte le altre provenivano da province o regioni diverse.
 


L'Adda è al centro delle cronache dei primi giorni di febbraio del 1987. Innanzitutto perché ricorre una data storica: il centesimo anniversario della firma del progetto di costruzione del ponte tra Paderno e Calusco. Il 22 gennaio 1887, infatti, veniva firmato il contratto tra l'Ufficio Governativo e le officine di Savigliano, dopo due anni di studi e trattative. Il progetto aveva la firma dell'ingegner Rothlisberger mentre a dirigere i lavori c'era l'ingegner Colli. Una sola arcata in ferro sorretta da due grandi piloni anch'essi in ferro che poggiano su basamenti in pietra, un'altezza massima sul pelo dell'acqua di 80 metri, una carreggiata larga 7,50 metri con due marciapiedi laterali di 2 metri complessivi e lunga 266 metri con parapetti alti 1,50 metri. Costo dell'opera 1.850.000 lire. Durata dei lavori 2 anni. Oggi in due anni non si progettano neppure i lavori di manutenzione straordinaria tipo la tinteggiatura dei parapetti. Per non parlare delle inutili reti a protezione installate per dissuadere candidati al suicidio. L'evento viene ricordato con mostre e convegni sull'arditezza della tecnologia italiana. Quello sull'Adda era all'epoca il quarto ponte al mondo per ampiezza di una sola campata.


Ma mentre si festeggia il centenario dall'inizio dei lavori di costruzione del San Michele si fa strada un altri ardito progetto: riattivare i canali e i navigli progettati dal grande Leonardo per renderli navigabili come un tempo e raggiungere così Milano su un natante. Il naviglio era stato costruito tra il 1518 e il 1777, anno di inaugurazione e con le sue chiuse consentiva alle chiatte cariche di merce e carbone di superare i 27 metri di dislivello mediante il sistema delle conche: la chiatta entrava in una conca chiusa da una diga. Una volta entrata l'operatore chiudeva la diga alle sue spalle e apriva quella davanti in modo che il natante scendesse di quota a mano a mano che l'acqua defluiva verso la prossima conca. E così via. L'obiettivo del piano regionale, che prevedeva un investimento di 3 miliardi, era anche quello di sfruttare i salti per alimentare piccole centrali idroelettriche. Ad esempio tra le dighe di Robbiate e Paderno c'è un salto di quota di 11 metri che sfruttati potevano generare energia in misura superiore del 40% rispetto a quella prodotta dalla centrale Bertini, senza peraltro ridurre la portata dell'acqua derivata dal fiume, di 1,5 metri cubi/secondo da convogliare, appunto, nel Naviglio rimesso a nuovo. Un bel progetto, rimasto sulla carta.


All'Ussl di Merate si rinnovano le cariche del Comitato di gestione, l'organismo politico eletto in sede locale con compiti di indirizzo e controllo dell'attività dell'ente socio-sanitario. Sandro Cesana viene riconfermato presidente. Con lui vengono eletti l'8 febbraio a villa Confalonieri di Merate, Giuseppe Ghezzi (Dc) già sindaco della città dal 1975 al 1985, Giliola Sironi di Casatenovo (Dc), Giovanni Sella di Calco (Dc), Angelo Fumagalli di Barzanò (Dc), Giacomo Molteni di Cassago (Psi) e Aldo Castelli di Merate (Psi). A Molteni andrà la vice presidenza. Critiche per il metodo utilizzato tra dc e Psi arriveranno da Giancarlo Rizzo del Pri di Casatenovo ("..non siamo stati nemmeno consultati...") e da Mario Oldani del Pci di Cernusco  ("..sempre le solite logiche di schieramenti..").
 

Sandro Cesana, Giuseppe Ghezzi, Aldo Castelli e Giliola Sironi


Il 10 febbraio la Giunta provinciale di Como (Lecco ancora non faceva provincia) deliberava l'appalto dei lavori per la costruzione del liceo Scientifico di via dei Lodovichi a Merate accanto all'istituto tecnico commerciale "Viganò". Prezzo a base d'asta 4,5 miliardi di lire, ribasso praticato dall'impresa Cerruti di Milano, 700 milioni. Il primo lotto consta di 24 aule didattiche, 5 aule per attività extrascolastiche e tutti gli uffici direzionali e amministrativi. Fine lavori maggio 1988 in modo da consentire già l'inizio dei corsi dell'anno scolastico 1988/89.

L'istituto Viganò


Su proposta del vice presidente del Comitato di Gestione Giacomo Molteni parte una campagna di prevenzione contro l'uso delle droghe a cura del NOT, il Nucleo Operativo Tossicodipendenze, composto dal dottor Ennio Cocco, dallo psicologo Enrico Magni, dall'infermiere Augusto Ripamonti e dall'assistente sociale Carlo Pellegrini. " L'obiettivo principale - spiega il dottor Magni - è quello di proporre all'interno dell'ambiente scolastico interventi di educazione alla salute, nella sua globalità. In tal modo gli insegnanti avranno la possibilità di operare direttamente sull'aspetto educativo della personalità dell'adolescente nella scuola media inferiore". L'operazione costerà 120 milioni di lire finanziati in parte dalla Regione, in parte dall'Ussl 14 e in parte dai comuni interessati.

Giacomo Molteni ed Enrico Magni


A dimostrazione di come i problemi non risolti si ripresentano puntualmente ecco l'iniziativa dei pescasportivi di Olgiate: "Dopo lunga e penosa sofferenza è deceduto nella speranza di resurrezione il torrente MOLGORA, ne danno il triste annuncio i pescatori della S.P.S. Molgora". Che era successo? L'ennesimo inquinamento del torrente con conseguente moria di pesci. Le scarse opere di manutenzione dell'alveo, la presenza ancora di molti scarichi fognari nonché l'assoluta mancanza di controlli avevano provocato la sostanziale morte di tutte le specie che solitamente vivono nei e attorno a questi corsi d'acqua. Non che a distanza di trent'anni la situazione sia migliorata; forse sono calati gli scarichi fognari ma il continuo dirottamento delle acque per irrigazioni prosciuga il letto del torrente già a sud di Osnago per molti mesi l'anno. E le belle acque limpide, ricche di pesce sono ormai un ricordo che si legge con nostalgia sul libro di Carlo Merli "Sette giorni a Merate".


La società di pesca sportiva di Olgiate


Gianfranco Penna, 31 anni (all'epoca) medico, primo sindaco democristiano di Paderno D'Adda dal dopoguerra si dimette a 600 giorni dalla nomina. Motivi professionali, spiega. Il secondo classificato l'imprenditore Walter Marchesi aveva già declinato la proposta di diventare primo cittadino. L'indicazione del gruppo è per Arturo Villa che infatti viene nominato con dieci voti a favore e quattro astensioni.

Arturo Villa e Gianfranco Penna

Nel cuore della Brianza scoppia la psicosi "rifiuti tossici". I primi giorni di febbraio una grande discarica abusiva viene scoperta a Perego. Si saprà poi dall'Ufficio di igiene e profilassi di Como che trattasi di scorie residue di incenerimento del forno di Valmadrera probabilmente scaricate dal gestore del servizio di asporto dei materiale risultante dall'incenerimento dei rifiuti. Un materiale classificato di "seconda categoria, tabella C" quindi molto pericoloso. Naturalmente i tecnici del forno oltre a disconoscere la responsabilità dello scarico abusivo negano che quelle prodotte dall'impianto siano scorie nocive. Il rimpallo tra tecnici e trasportatore finisce sul tavolo della Procura di Lecco che apre un'inchiesta. E mentre il sindaco  di Perego, Augusto Panzeri richiama l'attenzione di provincia e regione affinché sia asportata la montagna di rifiuti scaricati abusivamente in via Brianza, il presidente dell'Ussl Sandro Cesana invita tutti i sindaci del distretto a effettuare controlli accurati sui rispettivi territori comunali, in quanto non si escludono altri scarichi non autorizzati di sostanze tossiche. E difatti Ciro My, coordinatore delle guardie ecologiche del comprensorio lecchese ne individua una a Castello. Si tratta, come nel caso Perego di centinaia di quintali di rifiuti speciali e residui di combustione.

Augusto Panzeri e Ciro My

54/continua 
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