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Scritto Lunedì 20 marzo 2017 alle 21:35

Merate: aggressioni verbali continue verso i vicini, un uomo a processo per ''stalking''

"Aggressioni" verbali continue e ripetute, dirette verso di lei e i suoi famigliari, che le hanno provocato disturbi e attacchi di panico costringendola ad affidarsi ad una psicologa e a modificare le sue abitudini di vita. Le avrebbe subite, tra giugno 2012 e novembre 2014, una donna classe 1945 residente a Merate da parte di un vicino di casa, a processo con l'accusa di stalking (ai sensi dell'articolo 612 bis del codice penale).
E' stata la signora, costituitasi parte civile con l'avvocato Maurizio Orlando, a raccontare di fronte al giudice Enrico Manzi nella mattinata di oggi la situazione che l'ha vista suo malgrado protagonista. "Da quando è venuto a vivere lì in pianta stabile sono iniziati i problemi, riguardanti la gestione degli spazi comuni. Ogni occasione è buona per aggredirmi, con frasi del tipo "qui comando io, te ne devi andare", alzando la voce. In un'occasione mi ha dato una sberla sulla mano mentre pulivo le scale di ingresso" ha raccontato la donna ricordando fatti per lei spiacevoli e fonte di uno stato d'ansia continuo. "Ho dovuto cambiare le mie abitudini, prima di uscire di casa guardo in cortile per assicurarmi che non sia nei paraggi. Non esco più la sera per evitare di incontrarlo al buio. Ho cercato di vendere la mia abitazione per trasferirmi ma non è stato possibile a causa dello stato di sporcizia in cui lui ha ridotto alcuni dei luoghi comuni". L'uomo, classe 1949, stando al racconto della vicina avrebbe in più occasioni gettato acqua sporca sulle scale e segatura, accatastando nella sua zona di giardino e altrove cassette di legna, rifiuti e materiali vari che hanno contribuito al "degrado" dell'intera palazzina.
"Abbiamo cercato di sottoscrivere un regolamento condominiale ma non l'ha mai rispettato. Anche nel parcheggio comanda lui, io posso posteggiare ma ai miei figli - che non vivono più con me - è stato vietato, nonostante io abbia a disposizione altri due stalli". Una situazione che ha comportato per la signora uno stato di forte disagio e stress. "Mi sono rivolta a una psicologa per un anno e mezzo, ho assunto farmaci ansiolitici. Ci siamo rivolti anche all'assistente sociale del Comune che ha organizzato un confronto tra di noi in sua presenza. Per un po' la situazione è migliorata, ma poi è tornato tutto come prima".
La figlia della donna, rispondendo alle domande del Pubblico ministero Pietro Bassi e dell'avvocato difensore dell'uomo Francesca Allegra, ha confermato tale situazione riferendo di episodi a cui ha assistito direttamente. "In più occasioni se l'è presa anche con me, andavo a casa di mia madre spesso e cercavo di "alleggerirla" da questa situazione. Le aggressioni erano verbali, continue, con urla e frasi del tipo "vattene, non capisci niente". A lei ha detto "vedrai quando tuo figlio se ne va, te la faccio pagare". In un'occasione abbiamo chiamato i Carabinieri, un'altra volta mia mamma ha avuto un attacco di panico e l'abbiamo portata in Pronto soccorso". La donna ha anche confermato lo stato di "semi discarica" di alcuni luoghi esterni di competenza dell'uomo. "Ancora oggi ci sono scatole ovunque, materiali ammassati. Ho visto topi in giro, ma non abbiamo mai interpellato l'Asl perché mia madre ha paura di eventuali ritorsioni".
Ha parlato di "motivi futili" all'origine delle aggressioni verbali il figlio della donna, sentito in qualità di testimone. "Ogni piccolo problema lo fa arrabbiare, da una porta chiusa male al fatto che noi posteggiassimo lì anche se non ci vivevamo più. Abbiamo smesso di farlo per evitare di farlo arrabbiare. Non c'è possibilità di dialogo. A me ha rivolto frasi del tipo "tu non conti niente, non sei nessuno", ma anche "io ti distruggo"".
La dottoressa che aveva cercato di trovare una "mediazione" tra le parti attraverso un confronto in Comune ha confermato lo stato di "degrado" del giardino e di alcuni luoghi in capo all'uomo. "Li ho fatti incontrare in presenza dei rispettivi avvocati, lui era ostile nella comunicazione, si presentava in modo aggressivo e intimidatorio. Non sembrava disposto a raggiungere accordi, sebbene abbia promesso di comportarsi meglio. Ma evidentemente le cose sono andate diversamente".
La psicologa che ha avuto in cura la signora meratese dal dicembre 2011 al settembre 2013 ha parlato di "stato ansioso e depressivo con sintomi quali insonnia e crisi di panico" a causa della situazione.
Il dottor Bassi ha prodotto la certificazione medica relativa all'accesso della donna in ospedale e alcune immagini che mostrano lo stato dei luoghi all'epoca dei fatti.
Il processo a carico del vicino proseguirà il prossimo 20 novembre con altri testimoni.
R.R.
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