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Scritto Domenica 19 marzo 2017 alle 18:25

Merate: Vannini parla della ricerca di Sé alla presentazione del libro di don Giorgio


A distanza di qualche anno dalla pensione anticipata e "forzata", don Giorgio De Capitani pensa che in fondo non gli sia andata poi tanto male. Con più tempo a disposizione ha avuto modo di conoscere e approfondire gli studi che più gli interessano. E anche di scrivere il suo recente libro "Dal Paradiso alla caverna del cuore", in occasione del 50° della morte di don Piero Pointinger.

Il filosofo Marco Vannini

Nella serata di sabato 18 marzo presso l'auditorium comunale di Merate l'ex parroco di Monte ha letto le sue considerazione sulla figura di don Piero, anche in relazione con don Lorenzo Milani. Sono seguite poi le preziose riflessioni del filosofo Marco Vannini, che ha firmato la prefazione del libro di don Giorgio. Un volume che a detta dello stesso è stato scritto «per riscoprire il pensiero di don Piero». Secondo l'analisi di don Giorgio, mentre dal parroco fiorentino abbiamo ereditato il suo insegnamento pedagogico e nessuna opera, si è verificato il contrario per quanto riguarda don Piero: «il suo pensiero incontaminato è da scoprire. Lui pensava che Dio è la presenza del silenzio. Quando Dio scopre la discrezione dell'uomo dona una perla».

Don Giorgio De Capitani


Ha tuttavia avvertito e criticato il fatto che spesso don Lorenzo viene frainteso e strumentalizzato: «Viene considerato un mito, ma anche i santi hanno detto castronerie, e tante». Marco Vannini, originario della provincia di Firenze, ha ricordato che la stessa sorte è capitata a Giorgio La Pira: «Anche su di lui si dicono tante cose. Molti si professano suoi discepoli. Non serviva lo scandalo Consip - ha aggiunto il filosofo polemizzando in una battuta con l'ex premier - per capire che non è così». La trattazione di Vannini è subito passata però al cuore delle sue riflessioni: la mistica. È la prosecuzione della filosofia, intesa nel suo valore originario: «Era un genere di vita - ha precisato il filosofo toscano - che si contraddistingueva per l'atteggiamento di distacco».


Vale a dire, abbandonare tutto ciò che è inessenziale e cercare l'essenza dell'essere. Secondo Vannini, ciò non è in contrasto con la cultura cristiana. Ha segnalato però il momento esatto in cui la mistica è stata scissa dal cattolicesimo. «Nel 1699 il papato condannò un gruppo di persone accomunate dall'accusa di essere quietisti, ovvero che predicavano il distacco mistico. In quell'occasione è stata condannata in blocco tutta una corrente da sempre presente nella cultura cristiana». Sul motivo per cui venne emessa quella bolla papale il filosofo non ha dubbi. Bisogna rintracciare una ragione politica. «La mistica intimorisce sia il potere civile sia quello ecclesiastico perché, quando si va a cercare l'autonomia e la libertà dello spirito, non si riconosce un foro, un tribunale superiore alla propria coscienza». Inoltre è stato sottolineato un dettaglio non secondario. Nella storia della mistica la donna ha avuto un ruolo pari a quello dell'uomo. È la conseguenza del fatto che l'attività interiore è aperta a tutti. In cosa consiste la mistica, tanto da impaurire i potenti, Vannini lo ha approfondito in seguito. «È un'operazione di spogliamento di tutto ciò che non fa sussistere la parte essenziale di noi stessi, per trovare il fondo che non è niente. Non è né questo né quello».


Bisogna eliminare così il concetto di nazione, le idee politiche, le teorie scientifiche, le risorse tecnologiche, il sentimento. Forse per comprendere meglio questo concetto che a momenti appare immediato e in altri estremamente complesso possono venire in contro i versi di una canzone di Franco Battiato: «Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane. / Fare come l'eremita che rinuncia a sé. [...] Emanciparmi dall'incubo delle passioni. / Cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male. / Essere un'immagine divina di questa realtà». Questo "spogliamento" per giungere a quello che similmente Nietzsche chiamava Übermensch deve riguardare anche la concezione che un credente ha di Dio. Vannini ha citato l'enunciato del frate domenicano tedesco Meister Eckhart, coevo a Dante, "Prego Dio che mi liberi da Dio". «Ciò che normalmente consideriamo Dio è storicamente determinato. Perciò è inessenziale. Il passo è breve che la religione diventi superstizione».


Marco Vannini ha concluso l'intervento parlando della cultura occidentale dei nostri giorni. Secondo il filosofo essa si basa da una parte sul bene del corpo, sul piacere, che sono effimeri; dall'altra sulla felicità, che tuttavia dipende dalle circostanze ed è transitoria. È scomparsa invece dall'esperienza la beatitudine, che al contrario attiene allo spirito e non è soggetta alle circostanze.

Marco Pessina
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