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Scritto Giovedì 16 febbraio 2017 alle 10:53

Meratese: violenza domestica, ma la vittima ''smorza'' i fatti

Stanca e vessata dalle violenze del compagno, papà della loro bambina, si era rivolta ai carabinieri sporgendo denuncia. Quando però si è trovata a dover affrontare il processo cui ha portato l'iter giudiziario la donna ha ritirato le accuse, non si è presentata alle notifiche per la comparizione in aula ed è così stata accompagnata coattivamente dai carabinieri.

"Il procedimento procede d'ufficio, signora: è per la sua protezione", ha esordito il giudice Enrico Manzi quando la donna si è seduta di fronte allo "scranno" per rendere testimonianza di quanto denunciato anni prima.
La giovane, con visibile mestizia, non ha potuto sottrarsi e - a seguito del giuramento di riferire esclusivamente la verità - ha dovuto confermare parzialmente alcuni particolari che lei stessa aveva dichiarato ai carabinieri nel 2014 al momento della denuncia. "Le cose sono peggiorate dopo l'incidente" ha affermato la ragazza riferendosi a un sinistro mortale del 2010 con coinvolto il compagno, ora detenuto per altre ragioni "litigavamo per qualsiasi cosa: per la casa, per il lavoro, per la macchina". Incalzata dalle domande del Vice Procuratore, che riprendeva le parole riportate nel verbale di denuncia, ha ammesso che l'imputato all'epoca dei fatti la picchiava: "non mi ha mai tirato dei pugni, come ho detto ai carabinieri: solo schiaffi. Alle volte alzava le mani anche quando avevo in braccio la nostra bambina". Alla domanda se fosse vero che il compagno le avesse lasciato dei lividi, come riportato nel verbale, ha così risposto: "si è vero, ma è colpa della mia pelle, è molto delicata e basta un nulla per segnarla". Nonostante l'allontanamento per diversi mesi, l'imputato a detta della donna avrebbe continuato a vessarla telefonicamente fino a quando i due avrebbero raggiunto una riappacificazione per arrivare poi a mettere al mondo un altro figlio.
Non così "garantista" nei confronti dell'imputato è stata invece la sorella della "presunta" vittima. Alle domande rivoltele dal vpo Mascaro la testimone ha confermato tutte le deposizioni che ha effettuato presso i carabinieri. "Una volta l'ho visto afferrare mia sorella per i capelli e strattonarla; più volte le ho visto lividi sul corpo e rigonfiamenti in testa. So che lui la minacciava, le diceva che l'avrebbe ammazzata". Il procedimento è stato rinviato al prossimo 21 luglio per l'audizione dell'imputato.
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