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Scritto Domenica 08 gennaio 2017 alle 19:41

Cosa non convince in Silea

Ringrazio il presidente di Silea per aver cercato di dare qualche risposta ai miei dubbi: lo assicuro il mio non è accanimento, tanto meno nei confronti di Chi ha comunque accettato un contraddittorio! Dove sono (ad ora) gli Amministratori che con le loro votazioni decidono il nostro futuro e, in mancanza di dati ufficiali riguardo un’indagine epidemiologica, incidono potenzialmente sulla nostra salute? Non credo che le poche risposte del Presidente siano loro bastate per assumersi una così grossa responsabilità. Si attende perciò il loro riscontro in cui motivino chiaramente perchè hanno avallato fino ad ora il progetto e per il futuro, liberi da ogni condizionamento politico, cosa intendono o no avallare. Non certo per curiosità pruriginosa...


Ma vengo alle risposte ricevute da Silea. Premetto che io ho un grosso problema: pongo delle domande molto “terra terra”, soprattutto quando si tratta di argomenti a me quasi sconosciuti. Vorrei ricevere delle risposte esaustive, specie se ho la presunzione di ritenere l’argomento di pubblico interesse. Se non le ricevo, mi intestardisco: l’ho premesso, è un mio limite. Detto questo, già faccio fatica a capire come non si debba considerare anacronistico l’incenerimento dei rifiuti. La realtà, mi pare dica altro: da noi (sottolineato, perchè dove non sanno neppure cosa sia il differenziato, è tutto un altro discorso) gli inceneritori per operare a regime, ricevono rifiuti da ogni dove, tanto è vero che – sia smentito se sbaglio – si prospetta la chiusura di diversi impianti entro alcuni anni. E lungi dall’aprirne di nuovi.
A mio parere - anche qui attendo smentite - visto che è impossibile ad oggi pensare di recuperare il 100% dei rifiuti, in un’ottica regionale o nazionale, si è deciso di mantenere in vita un certo numero di impianti, che funzioneranno a livello non solo locale. E questo tralasciando il quesito se ci si possa ancora permettere di “bruciare” materiale, in un mondo affamato di materie prime. L’anacronismo è forse un concetto filosofico, meno lo è il progetto del teleriscaldamento (dimenticato nelle risposte del Presidente). Anche qui esiste una teoria, sempre soggetta ad eventuali confutazioni: col teleriscaldamento “giustifico” presso l’opinione pubblica l’esistenza dell’inceneritore (che ora, per la gente, diventa “termovalorizzatore”). Insomma il “mostro” diventa qualcosa di utile, un boccone meno amaro da ingoiare, tra l’altro con un futuro .....eterno.
Perchè se, come dice Silea, l’impianto è autorizzato a bruciare fino al 2030, i conti sono presto fatti: alcuni anni per progettare e realizzare la rete, decenni per ammortizzarla e poi di solito i contratti di fornitura non possono durare un paio di inverni. O mi sbaglio? Piacerebbe sapere anche come verranno ripartiti i costi iniziali: sulle comunità che, non ai livelli desiderati da Silea, ma comunque virtuose?
Altra domanda con risposta “morbida”: l’indagine epidemiologica. Dopo decenni di attività, ora si è “dato mandato per procedere....”. Sarà vero che la legge non obbliga, ma dovrebbe esistere un obbligo morale, irrinunciabile per una “Società Pubblica”, ad usare ogni mezzo per verificare il proprio operato. Metterlo in atto ora è comunque positivo, ma lascia tanto il dubbio di un ulteriore puntello – confidando, come speriamo tutti, in esiti rassicuranti - per i futuri progetti. Obbligo non solo morale, sarebbe quello di presentarsi ai vari Consigli Comunali, confortati dai risultati della suddetta indagine. Non prima. Cordiali saluti,
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