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Scritto Lunedì 05 dicembre 2016 alle 07:47

Referendum: Merate guida la schiera degli 8 comuni lecchesi per il SI, gli altri 80 dicono tutti NO

Il NO si è imposto. Renzi ha annunciato le dimissioni. Questo l'esito della chiamata alle urne di domenica 4 dicembre: una netta bocciatura della riforma costituzionale a firma del ministro Maria Elena Boschi, ritratta nottetempo in lacrime al Nazzareno. Il 59% degli italiani si è espresso infatti per il mantenimento dello status quo. La Toscana, l'Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige appaiono come le uniche tre regioni in controtendenza rispetto ad uno Stivale monocolore, compatto nel bocciare quella che, senza mezzi termini, i detrattori hanno definito come una "deforma" della Carta Costituzionale, un'accozzaglia di cambiamenti a ampio respiro capace di far storcere il naso trasversalmente, dall'Anpi a CasaPound, ricompattando perfino il frastagliato universo del centrodestra. Una consultazione alla quale però - all'esito di una logorante cavalcata verso il famigerato 4 dicembre, disseminata di proclami e insulti, promesse e contentini elettorali, bufale web e polemiche perfino dentro i seggi sulla possibilità di brogli in presenza di matite non copiative - gli italiani hanno scelto di non mancare, decidendo di decidere: lasciato sul divano il qualunquismo, riscoperto il senso civico, hanno espresso, da Nord a Sud, la loro preferenza il 70% degli aventi diritto. In Lombardia tale percentuale sfiora il 75%. In provincia di Lecco, si è addirittura andati oltre: 75,6%. Alle ultime amministrative - quelle che hanno portato al rinnovo dell'amministrazione comunale del capoluogo e di altri 20 comuni del territorio - ci si era fermati al 64,3%, pur essendoci in ballo un qualcosa di decisamente più "vicino ai cittadini", per dirla con una frase fatta. Ieri, a Cesana Brianza hanno votato 8 aventi diritto su 10, record provinciale con la "graduatoria" relativa all'affluenza chiusa da Vestreno con un comunque ragguardevole 62% di presenze alle urne.
Venendo a "cosa hanno scelto i lecchesi", il 53,7% si è espresso per il NO. Il SI si è affermato solo a Merate - seconda città della provincia per numero di abitanti - catalizzando il 53,8%  dei voti, la percentuale più alta fatta registrare nel complesso, da Colico scendendo fino a Lomagna, estrema periferia "sud" del territorio, Premana (53,2%),  Montevecchia (52,4%), Santa Maria Hoè (che si differenzia così dalla sorella La Valletta Brianza, dove alcuni cittadini, ancora con la scheda arrecante la scritta "comune di Rovagnate" e "comune di Perego" sono stati "rimbalzati" dai seggi di via Montegrappa e via Vittorio Veneto a Villa Sacro Cuore per rifare, seduta stante il documento, non ancora rinnovato per disinformazione o disattenzione), Suello (51,5), Malgrate (50,4) e Cernusco Lombardone (50,3). 7 comuni su 88 insomma di cui 2 solo per questioni di decimali, hanno accordato fiducia alla riforma. Di visione opposta i restanti 81: a Taceno il 77% dei votanti ha scelto il NO, a Morterone il 72%, a Vendrogno il 71%... A Lecco è stato testa a testa: la partita si è chiusa 50,5% a 49,5% per il NIET. Per restare poi nei centri maggiori, citiamo Calolzio (terza cittadina della provincia) dove il risultato è stato lo stesso ma con un divario più marcato (55,1% a 44,9), Casatenovo (52,4% a 47,4%) e Mandello (58,8% a 41,2%).
E mentre i comitati del NO festeggiano, i siti stranieri già parlano di Italexit e l'Euro cade, la palla passa ora a Mattarella.
A.M.
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