Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 302.495.013
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 19/06/2019

Merate: 29 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 21 µg/mc
Lecco: v. Sora: 21 µg/mc
Valmadrera: 20 µg/mc
Merateonline > Associazioni > Ass. G.Lazzati
Scritto Mercoledì 30 novembre 2016 alle 11:46

Osnago: i comportamenti a rischio negli adolescenti. Ne parla il dottor Valsecchi

Il dr. Alberto Valsecchi
Si è concluso nella serata di martedì 29 novembre il ciclo "Famiglia al centro - la sfida dell'educazione", promosso dal Centro Culturale "Lazzati" di Osnago. L'incontro, tenuto dal dottor Alberto Valsecchi, psicologo e psicoterapeuta, sì è concentrato su una problematica molto diffusa: i comportamenti a rischio e autolesivi negli adolescenti oggi. "Questa è una problematica che riguarda numerose famiglie - ha esordito il professionista - e perciò è sicuramente meritevole di approfondimento. Le ultime statistiche parlano di un aumento del consumo di alcool e droghe negli ultimi anni, con percentuali che arrivano al 16 % per i ragazzi tra gli 11 e i 15 anni e al 20 % per ragazzi tra i 14 e i 17. Anche il fenomeno dell'autolesionismo è molto diffuso, si stima che interessi costantemente circa il 30 % degli adolescenti, anche se il 40% percento di essi l'ha provato almeno una volta". Dati allarmanti, che fanno capire come l'adolescente sia cambiato da trent'anni fa ad oggi. "L'adolescenza, una volta, era definita come periodo di transizione: ora è diventata un periodo in transizione, la cui durata si è dilatata rispetto a un tempo. Caratteristiche di questa condizione sono oscillazioni cognitive, emotive e comportamentali, nonché cambiamenti influenzati da fattori biologici, psicologici e sociali. Anche il disagio è caratteristico dell'età, ed è causato da una frattura nell'identità per il passaggio da bambino ad adulto: disarmonie nello sviluppo psicologico, che non va di pari passo con quello fisico, portano inoltre all'accentuarsi di queste fratture".


Il sociologo Zygmunt Bauman ha inoltre descritto l'epoca in cui viviamo, classificandola come post-moderna delineandone tre caratteristiche fondamentali: la liquidità, il consumismo e l'apparire. "Oggi apparteniamo a una società liquida - afferma il dottore - c'è stata una destrutturazione dei valori, delle regole e delle istituzioni, come lo Stato, la Chiesa e perfino la scuola. Il consumismo, inoltre, ci permette anche di comprare emozioni: dobbiamo tornare a imparare a controllare i nostri istinti per non soddisfare subito i nostri bisogni, ma aspettare. E, poi, l'apparire: che siamo in una società in cui l'apparire è fondamentale lo testimonia l'impennata del fatturato delle aziende cosmetiche, anche maschili".

Lo psicologo si è poi concentrato sui comportamenti a rischio, che rappresentano condotte comportamentali che mettono in pericolo la sfera fisica, psicologica e sociale: gli adolescenti sono consapevoli del pericolo, ma rischiano lo stesso. "Perché l'adolescente rischia? - dice Valsecchi - sono diverse le ragioni. Prima fra tutti la funzione di sopravvivenza della specie, ovvero la consapevolezza di accettare il rischio: diverse popolazioni mettono al centro una prova di coraggio per testimoniare il passaggio nell'età adulta. C'è poi un cambiamento nei recettori della dopamina, sostanza prodotta dal nostro corpo che crea senso di soddisfazione, che negli adolescenti risulta meno accentuato. L'accettazione da parte del gruppo, la volontà di dimostrare autonomia dai genitori e l'affronto dell'ansia per il cambiamento rafforzano ancor di più la volontà di mettere in atto questi comportamenti a rischio". Numerosi, inoltre, sono i fattori di rischio, che variano dall'instabilità emotiva, a una stima non del tutto adeguata di sé, comprendendo anche fattori come l'esperienza scolastica negativa, comportamenti e pensieri negativi dei genitori e, soprattutto, la presenza di pari devianti. Esistono tuttavia dei fattori di protezione, che comprendono anzitutto uno stile educativo autorevole da parte dei genitori oltre che una buona stima di sé e un'adeguata autoregolazione emotiva. Anche la famiglia deve fare la sua parte: deve essere aperta al dialogo, si devono imporre regole di comportamento e, soprattutto, i genitori devono essere capaci di monitorare senza invadere. Si è poi passati a parlare dell'autolesionismo, un fenomeno come detto prima in continua crescita.

"È importante sottolineare che l'autolesionismo non è correlato con il suicidio: è infatti definito come una sfera di comportamenti autoinflitti con conseguenze non fatali senza intenzioni suicide. Esistono sostanzialmente due tipi di autolesionismo, definiti come cry of pain e cry for help. Nella prima forma, l'adolescente compie questi atti senza farlo sapere agli altri, mentre nella seconda esternalizza il fatto per chiedere aiuto. Sono numerosi i motivi per cui gli adolescenti fanno ciò, in prima battuta possiamo sicuramente mettere la volontà di trasformare il dolore emotivo in dolore fisico. È inoltre una strategia anti-dissociativa e anti-suicidaria, oltre che una necessità di affermazione del sé. I fattori di rischio variano: può esserci stato un abuso, di tipo fisico, emotivo o sessuale, ma essi comprendono anche rapporti conflittuali con i genitori, condizioni socio-economiche svantaggiate, l'impulsività e una bassa autostima. Viceversa, i fattori di protezione sono rappresentati da una comunicazione con la famiglia non conflittuale, da una proficua rete di relazioni e dalla crescita in un contesto economico-culturale favorevole".

Al termine della serata di è poi analizzato il ruolo dei genitori, che hanno specifici compiti di prevenzione, riconoscimento e gestione. "I genitori - sottolinea Valsecchi - devono essere capaci di prevenire questi comportamenti, utilizzando uno stile educativo autorevole e instaurando buone relazioni con i ragazzi. Una volta riconosciuto il problema, non devono essere impulsivi, ma devono mettersi in una condizione di non giudizio per poi restituire al ragazzo il problema, dopo averlo metabolizzato, per cercare di porvi rimedio, magari attraverso un accordo. In ultimo, devono saper chiedere aiuto: non voglio elogiare la figura dello psicologo, ma in alcuni casi rivolgersi a un professionista è fondamentale". Dopo un breve dibattito col pubblico intervenuto, il dottor Valsecchi si è congedato dai presenti sperando di poter tornare ad Osnago in altre occasioni.

Stefano Riva
Associazione correlata:
- Ass. G.Lazzati
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco