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Scritto Domenica 20 novembre 2016 alle 09:21

Cornate: la testimonianza di Farhad Bitani su guerra e odio

Farhsd Bitani nasce a Kabul, in Afghanistan, nel 1986; figlio di uno dei più importanti generali mujaheddin, è cresciuto in una realtà fatta di guerra e violenza e circondato dal lusso in cui viveva la sua famiglia grazie al ruolo di spicco di suo padre.
"Ero un bambino dal cuore bianco nato nel luogo e nell'epoca sbagliata" ha raccontato venerdì sera presso il Cine Teatro ARS di Cornate d'Adda durante l'incontro organizzato dal Centro Culturale Benedetto XVI per presentare il suo libro "L'ultimo lenzuolo bianco". "Lo scopo della serata", ha spiegato Claudio Cipriani prima di lasciare la parola a Bitani, "è quello di capire che nel mondo, citando alcune frasi del suo libro, ci sono persone che diventano animali. In più possiamo comprendere, grazie alla sua testimonianza, come da animale si ritorna ad essere uomo".

Farhad Bitani e Claudio Cipriani

Bitani ha inizialmente concentrato il suo intervento sulla storia della sua vita, raccontando ai presenti la sua infanzia: ha ricordato come a 9 anni fosse in grado di montare un kalashnikov e difendere la sua casa dagli attacchi esterni, di come a volte era costretto a vivere nei sotterranei per intere settimane, di come a 11 anni andasse allo stadio a vedere i cosiddetti "spettacoli", ovvero le pubbliche esecuzioni di persone che avevano commesso qualche infrazione. "Ci facevano imparare il Corano a memoria perchè era scritto in arabo, una lingua a noi sconosciuta: in questo modo ci facevano credere quello che era più comodo per loro, come la frase "se uccidi un infedele andrai in paradiso", e ci dicevano che voi occidentali eravate gli infedeli. Anni dopo ho letto il Corano in persiano, la mia lingua, e non c'è mezza parola di quello che mi hanno fatto imparare da piccolo. Ci dicevano inoltre" ha continuato nel suo racconto, "che se andavamo a vedere gli spettacoli allo stadio Dio ci diminuiva i nostri peccati. E così lo stadio era sempre pieno di gente che inneggiava ad un Dio finto, un Dio inventato solo per altri scopi. L'ultima volta che sono stato lì ho visto una mamma che stava per essere lapidata, portata proprio dal marito insieme i suoi figli affinchè prendessero ad esempio per il futuro. I bimbi però piangevano disperati: in quel momento mi sono chiesto"perchè? E se fosse stata la mia mamma come mi sarei sentito?"".

Ha spiegato poi come si è evoluta la situazione in Afghanistan, come sono stati creati i mujaheddin dagli Stati Uniti per evitare che la Russia conquistasse quelle terre, a come i mujaheddin si sono poi suddivisi il territorio afghano in 25 gruppi, a come si è arrivati alla guerra civile e alla conquista dei talebani. Ha più volte tenuto a precisare che il fondamentalismo islamico, quello dipinto dai media, non esiste: "nessun leader fondamentalista segue Dio, sono tutti rappresentanti commerciali delle aziende più potenti del mondo ed usano il Corano e la religione per i loro scopi. Negli anni sono arrivati circa 120 miliardi di dollari in Afghanistan come "aiuto" dal mondo: l'80% di questi soldi sono finiti nelle tasche dei mujaheddin; io a 17 anni ad esempio avevo una macchina di valore pari a 180 mila dollari ed insieme ai miei amici organizzavo degli aerei privati per andare a divertirci a Dubai. Dicono tutti che il problema del mondo siano le religioni: io non la penso così, le religioni nascono per farci diventare uomini. Le religioni "create" servono soltanto come mezzo". Bitani ha anche accennato anche ad altri argomenti, come l'attacco terroristico dell'11 settembre 2001: "è stato un attacco organizzato dall'Arabia Saudita. Il governo americano lo sapeva bene ma ha usato questa scusa per attaccare l'Afghanistan con la collaborazione della NATO e dei mujaheddin per sconfiggere Bin Laden" ed ha anche parlato dell'Isis: "perchè chiamare Stato Islamico un gruppo di sole 2000 persone?". Poi ha proseguito nel racconto della sua vita: "nel 2005 io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in Italia perchè mio papà era stato allontanato momentaneamente dall'Afghanistan. Ricordo che una delle prime cose che ho pensato quando sono arrivato a Roma è stato "Dio dammi la forza per poter uccidere tutti questi infedeli".
Poi un giorno mio padre ha deciso di farmi intraprendere la carriera militare e, tramite un accordo segreto tra i paesi della NATO e l'Afghanistan, sono stato preso senza dover sostenere alcun esame all'accademia militare di Modena. Lì ho fatto amicizia con un ragazzo italiano e un giorno mi ha convinto ad essere ospitato a casa sua per le vacanze. Sua madre aveva preparato la cena per il nostro arrivo e, alla richiesta di suo figlio di prendere del vino, lei gli ha risposto che non si poteva perchè bisognava rispettare la mia religione. Al che mi sono chiesto: "perchè questa infedele vuole rispettare la mia religione?". Qualche giorno dopo poi mi sono ammalato, avevo la febbre molto alta. Ricordo che era notte inoltrata e sua mamma, pensando che dormissi, venne in camera mia e mi toccò la fronte: in quel momento mi è venuta in mente la mia mamma perchè anche lei, quando stavo male, mi metteva la mano sulla fronte. Qualcosa è definitivamente cambiato dentro me dopo quel periodo, ho cominciato a interrogarmi sulla mia vita".

E da allora Bitani ha definitivamente cambiato la sua esistenza: "non ho più paura della diversità, adesso posso chiamare tutti "fratelli". Sono convinto che anche se sono cresciuto in un ambito violento, il vero Dio mi ha messo un puntino bianco nel cuore, per provare a cambiarmi. Dio prima o poi lancia un messaggio a tutti, anche agli uomini più crudeli. Io adesso viaggio in tutta Italia eracconto la mia esperienza perchè non voglio che qualcuno cresca come me e perchè il mondo deve capire che i piccoli gesti possono cambiare le persone: non abbiamo bisogno dei potenti per poter risolvere i conflitti, basta che l'uomo riscopra la sua umanità".
Ora Bitani vive stabilmente in Italia dopo aver ricevuto asilo politico a causa di un attentato subito nel 2011 in Afghanistan per mano dei fondamentalisti islamici.Il messaggio d'amore portato da Farhad Bitani è stato ben percepito dal pubblico grazie alla sua solida capacità di comunicare: i presenti, catturati dai suoi racconti, hanno posto al termine della serata anche diverse domande e si sono fermati a farsi autografare una copia del suo libro.
B.F.
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