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Scritto Sabato 12 novembre 2016 alle 14:12

Referendum, Salini: ''Riforma indifendibile che non mantiene le promesse''

Forte: "Il modello dell'eccellenza lombardo rischia di essere distrutto"  Referendum: Forte e Salini, le ragioni del NO
Lecco, 12 novembre 2016 - "Non è vero che la riforma costituzionale rafforza la stabilità del Governo perchè non modifica la forma di governo, ma si limita a sottrarre al Senato il rapporto fiduciario con l'Esecutivo". Così Massimiliano Salini - eurodeputato del Partito Popolare Europeo - ha inquadrato ieri sera il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, nel corso dell'incontro promosso dal comitato lecchese "Invece NO".

Massimiliano Salini, Matteo Forte, Carlo Piazza


L'altro relatore, il consigliere comunale del gruppo Milano popolare Matteo Forte, ha evidenziato come "il testo della riforma cristallizza in principio costituzionale ciò a cui abbiamo assistito in questi anni: i tagli lineari ai trasferimenti da parte dello Stato, compensati dalla possibilità per gli enti locali di aumentare le aliquote". Con loro Carlo Piazza, portavoce del comitato, e un pubblico interessato a capire meglio i contenuti del referendum e le ragioni del no.   "Anche il secondo obiettivo della riforma, quello di rendere più efficiente il procedimento legislativo, rimane irrealizzato - ha proseguito Salini - L'iter legislativo verrebbe complicato da una pluralità di procedure, ognuna basata su un diverso grado di partecipazione proprio del Senato".   Forte, invece, ha sfatato il mito dei risparmi dovuti alla riforma: "Viene attribuita allo Stato, infatti, la competenza esclusiva in materia di coordinamento della finanza pubblica, prima concorrente. A ciò si aggiunge la compartecipazione degli enti locali ai tributi erariali, ai fini del coordinamento della finanza pubblica. Tradotto significa esattamente ridurre i Comuni a meri esattori delle tasse per conto dello Stato. Ciò produce una de-responsabilizzazione degli amministratori locali e un effetto combinato cui abbiamo assistito negli ultimi anni: i pesanti tagli lineari dello Stato sono stati compensati da un generale aumento della pressione fiscale - dal 38 al 44% - quattro quinti della quale sono dovuti a quella locale secondo i calcoli della Corte dei Conti", ha concluso Forte.
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