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Scritto Venerdì 22 luglio 2016 alle 08:37

Accadeva 30 anni fa/46, 16-30 giugno: in città arriva la Comit Scompare l’anima del Moto Club. E il mar. Scarpa si congeda

La cronaca della seconda quindicina di giugno del 1986 offre due spunti entrambi dagli ambienti sportivi: nella notte tra il 15 e il 16 muore all'improvviso Francesco Marchesani, l'uomo che aveva rappresentato la Merate dei motori per quarant'anni. Il simbolo delle due ruote, una passione antica e profonda che lo aveva portato a presiedere per tantissimi anni il Moto Club Merate. Quella di quei giorni era l'ultima iniziativa che Marchesani voleva portare a termine: un'altra manifestazione in piazza con molte motociclette esposte al pubblico. A 80 anni forse era pronto per lasciare ad altri la guida dell'importante società sportiva. Invece, tornato a casa dopo un pomeriggio in piazza e una frugale cena un malore lo ha stroncato.

Francesco Marchesani

Dalla sezione atletica dell'A.S Merate giunge la notizia, non inattesa, delle dimissioni di Pierangelo Caglio, una vita trascorsa nell'associazione sportiva cittadina. La sezione è in subbuglio: Andrea Colombo, amministratore storico aveva lasciato per assumere la carica di assessore allo sport. Poi se ne erano andati Fabrizio Albani e Piero Vilella.

Pierangelo Caglio

Sul fronte cittadino la cronaca racconta della polemica innescata dal Psi, con una interrogazione del capogruppo Marcello Basosi,  per la presunta presenza di atrazina nell'acqua. Si sospetta infatti che alcuni pozzi siano stati inquinati dal pericoloso diserbante. Antonio Cova, presidente del consorzio acquedotto si   attiva immediatamente per consentire al sindaco Giacomo Romerio di rispondere all'interrogante. L'acqua è assolutamente buona e pura. Ma la questione resterà sulle prime pagine dei giornali a lungo.

Marcello Basosi e Antonio Cova

Giovanni Battista Albani viene eletto presidente della zona del meratese nel Comprensorio lecchese. Allora non c'era ancora la provincia di Lecco, si era tutti con Como ma il lecchese era perimetrato dentro un comprensorio presieduto da Giuseppe "Pinin" Resinelli. Il Comprensorio svolgeva funzioni di coordinamento - anche urbanistico - dei comuni che nove anni dopo avrebbero composto la nuova provincia di Lecco.

Giovanni Battista Albani

In particolare spolvero, in quel periodo, il sistema bancario meratese. La Banca Briantea è in piena espansione con due nuovi sportelli nel bergamasco, a Bonate Sopra e a Dalmine. Ora l'istituto nato a Merate è stato incorporato nella banca popolare di Milano e le insegne della banca di piazza Meda campeggiano sul palazzo di piazza degli Eroi. La banca Popolare di Lecco si dota di moderni bancomat per consentire alla clientela le operazioni a sportello chiuso, versamenti, prelievi, depositi. Anche l'insegna della "Popolare" che fu dei Bellemo è finita in cantina. La banca è stata comperata dalla tedesca Deutsche Bank e oggi il logo azzurro illumina di notte via Carlo Baslini. Infine apre la gloriosa Comit - Banca Commerciale Italiana - un tempo una delle tre banche di interesse nazionale assieme a Credit e bancoroma. Ma anche la banca di Mattioli ha ammainato le insegne finendo nel gran calderone della banca Intesa. La Comit fu la quinta banca ad aprire a Merate.


Gli ultimi giorni di giugno segnano due svolte, per così dire "epocali", nella storia della nostra Nazione: il Consiglio dei Ministri vota il divieto di fumo nei locali pubblici e tutti i motociclisti saranno obbligati a indossare il casco. Due provvedimenti destinati a suscitare ondate di dibattiti anche se in Italia sono giunti dopo molti altri Paesi europei. Il confronto si accende anche in città, soprattutto a Villa Confalonieri dove i fumatori lasciano spesso l'aula consiliare per una sigaretta da aspirare nella hall.

L'aula consigliare di Villa Confalonieri

La Corte dei Conti chiude con una sentenza a favore dell'ospedale una vicenda che aveva visto coinvolto l'intero Consiglio di Amministrazione, accusato di spreco di denaro pubblico per aver finanziato un viaggio di lavoro negli Stati uniti al direttore amministrativo dottor Luigi Mantegazza. In viaggio ci sono anche Luigi Zappa, presidente dell'Ente, l'ingegner Gianpierluigi Bonalume e il direttore sanitario Arturo Sartori. E' il 1980. Il Comitato regionale di controllo nulla obietta mentre la magistratura contabile contesta la presenza di Mantegazza. Sei anni dopo un'altra sentenza ribalterà la situazione annullando la sentenza avversa del 1983 e confermando che la delibera era stata assunta in piena legittimità. Il nuovo CdA composto anche da Sandro Cesana, Ezio Consonni e Marcello Basosi aveva depositato l'appello nel 1984.

Gianpierluigi Bonalume, Luigi Zappa, Marcello Basosi

Si congeda il maresciallo cavalier Guido Scarpa, da 11 anni comandante della stazione carabinieri di Merate, nell'Arma da 32 anni, definitivamente trasferitosi con la famiglia a Verderio. Il comandante Scarpa era entrato nei CC il 7 luglio 1954. Aveva girato numerosi comandi operativi prima di giungere a Merate. In via Verdi era arrivato nel 1975 trovando soltanto 3 carabinieri in servizio. Eppure erano anni difficili per la città, soprattutto per i suoi commercianti. Il racket del pizzo si stava diffondendo ma gli estorti non parlavano per paura di ritorsioni. La banda era numerosa e decisa a tutto. Le indagini consentirono di mettere assieme un quadro sufficientemente chiaro. E una seria il blitz coordinato dalla Procura della repubblica con dispiegamento di uomini e mezzi, tra i quali, in prima linea, proprio Guido Scarpa. L'irruzione in una pizzeria e l'arresto di ben 18 persone responsabili a vario titolo di crimini consumati nel meratese coronarono mesi e mesi di indagini, pedinamenti e interrogatori.

Il maresciallo Guido Scarpa

Ma quelli erano anni difficili anche sotto il profilo politico. Le manifestazioni dell'estrema sinistra si moltiplicavano anche in città. Nel meratese c'erano un po' tutte le sigle dell'arcipelago extraparlamentare: Lotta Continua, Avanguardia Operaia, Servire il Popolo, Potere Operario. E dall'altra parte sparuti elementi del Movimento Sociale Italiano che aveva una piccola sede all'inizio di via Garibaldi. Nel mezzo il maresciallo scarpa con i suoi pochi uomini, l'appuntato Brescia, il brigadiere Zanbianchi se la memoria non ci fa difetto. Coraggiosamente i militari si ,mettevano tra il comiziante di turno e gli avversari facendo muro per impedire contatti diretti. Solo in un paio di occasioni avevano chiesto rinforzi con plotoni di CC in assetto antisommossa. La moglie del maresciallo, Maria Teresa: "32 anni a competere con l'Arma. Ora, finalmente sarà tutto per noi, per me e per i miei figli Enrico e Daniela".


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