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Scritto Sabato 30 aprile 2016 alle 14:58

Merate: assessori alla prova del ''microfono''

Dopo la sospensione di un anno è tornata la liturgia del "giro tavolo" con gli assessori chiamati ad un riassunto pedissequo, o quasi, dell'attività svolta nell'anno precedente, nel nostro caso il 2015 il cui bilancio è stato definitivamente chiuso e approvato giovedì 28 aprile 2016. Massironi, un po' scherzando, ha annunciato il rito in ossequio alla richiesta fatta a suo tempo da Massimo Panzeri il quale, in sede di replica ha ribattuto che lo prevede il regolamento non un capriccio della minoranza. Che dire? Ciascun membro della Giunta ha preso qualche minuto per leggere un testo riassuntivo, come aveva fatto in apertura di discussione il Sindaco. La sintesi nostra sarebbe sicuramente ingenerosa e riduttiva per cui abbiamo chiesto ai relatori copia dell'intervento che pubblichiamo nella versione integrale. Qui ci ripetiamo nel giochino senza alcuna pretesa, di "valutare" relazione e relatore in base a quattro parametri: la chiarezza espositiva, il contenuto in sintesi, il tono e la dialettica. Naturalmente chi ha letto è penalizzato negli ultimi due parametri. C'è poi da aggiungere la postura. Ci rendiamo conto che è un pallino nostro, frutto di decenni trascorsi in Aula vedendo passare centinaia di consiglieri. Eppure il ricordo di quelle belle figure di Zappa, Romerio, Gallina, Fresia, Comotti, Basosi, Sala e tanti altri intervenire rispettosamente in piedi - come avviene nei due rami del parlamento e in regione - ci torna sempre alla mente, soprattutto osservando le nuove leve della politica cittadina, tipo Vivenzio e lo stesso Panzeri parlare da seduti, a volte semi svaccati, quasi scazzati come a dire, che seccatura....! In realtà il rispetto del ruolo ha fatto proseliti. E difatti il primo a relazionare John Patrick Tomalino ha tentato di parlare in piedi ma era fuori portata del microfono collegato al registratore per la verbalizzazione della seduta. E ha dovuto quindi sedersi. Chissà se sarà mai possibile ricorrere a microfoni che si possano allungare un po' come quelli in uso a Sanremo negli anni sessanta. Più fortunato di lui Giuseppe Procopio ha beneficiato di quel cinque centimetri in meno di statura per sviluppare stando in piedi un intervento in gran parte a braccio. Decisamente in costante ribasso, e ormai sotto la linea gotica, il vice sindaco Massimiliano Vivenzio, un tempo ottimo e appassionato oratore. Prevedibili le signore Spezzaferri e Sesana, entrambe hanno dato lettura di un testo preconfezionato snocciolando, la prima iniziativa per iniziativa culturale svoltasi nel 2015 e la seconda dati sul quadro scolastico e, in tono minore qualche cenno alle iniziative a favore del commercio (praticamente nessuna) e dello sport. Che altro aggiungere se non che si tratta di un rito inutile, noioso, ripetitivo i cui protagonisti, come i fattori, invertendo i ruoli non cambiano il risultato di sottrarre un'ora buona a questioni di spessore. Oppure al sonno. Vediamo ora nel solco della tradizione - naturalmente semiseria e del tutto discutibile - di "certificare con voto finale" gli oratori. I quattro indicatori utilizzati quest'anno sono valutati in una scala da 1 a 5. Quindi 20 è il voto massimo conseguibile.

Andrea Massironi: più passa il tempo e meno è tollerante. Considerando che non brilla per capacità negoziale e soglia di comprensione c'è da temere per l'involversi del dibattito di fine consigliatura. Per fortuna che a regalare buonumore ci pensano la signora Nadalini, responsabile del bilancio e il segretario Blandino, con i quali il Sindaco scambia spesso battute dall'evidente contenuto umoristico. Peccato non poterle ascoltare. Gestisce il bilancio come la cassa di casa, gli indici sono ottimi, il rating altissimo ma non siamo certi che guardandoci dentro i soldi siano sempre ben spesi. Per lui un 13.

Giuseppe Procopio, lavori pubblici: la sua capacità dialettica e di sintesi è cresciuta in modo direttamente proporzionale alla sua capacità di reddito e possibilità contributiva. La statura, ovviamente immutata, gli ha consentito di parlare in piedi, migliorando tono, gestualità e dialettica. Ha seguito un canovaccio ma per lo più ha sviluppato "a braccio" la relazione. In sei minuti ha snocciolato le opere realizzate glissando su quelle incompiute. A partire dalla incredibile vicenda di via Calendone. Per lui comunque un lusinghiero 18.

John Patrick Tomalino, servizi sociali: evidentemente impaurito dalle presunte "minacce" del Sindaco, il simpatico assessore è stato inusualmente sintetico. Per di più ha provato a relazionare stando in piedi ma la distanza dal microfono-registratore l'ho costretto a tornare seduto. La materia è ostica e necessita di tempo; Tomalino sul "sociale" ormai c'è, ma sul sanitario ancora no. Difatti non ha speso parola sulla nuova Asst e sui tanti problemi del Mandic. Come oratore deve senz'altro migliorare la tonalità di voce, piuttosto soporifera e affrontare i diversi argomenti con un più ampio ricorso al punto e punto e virgola. La sola virgola rende il pensiero tormentato e inconcludente. Per lui un 12.

Massimiliano Vivenzio, urbanistica e ecologia: alle volte il vice sindaco dà la sensazione di domandare e domandarsi che cosa ci faccia lì. In 8 minuti ha passato a volo radente, fuori dai radar delle opposizioni, una serie di azioni svolte nel 2015 slegate del tutto l'una dall'altra, salmodiate da semisdraiato. La verve di un tempo, la capacità affabulatoria sembrano opacizzate dal tempo e dalle ansie del momento. Avremmo scommesso su di lui anni fa come prossimo sindaco di Merate. Oggi è proprio lui a non credere più in questa possibilità, immerso in altri pensieri, distante dall'Aula e dai suoi dibattiti, troppo spesso formali e sterili. Un sofferto (per noi) 11.

Giusy Spezzaferri, cultura: ascoltare una persona che legge, con tono monocorde, è quanto di più noioso si possa immaginare per chi è costretto comunque al silenzio. Come il pubblico in Aula. La signora Spezzaferri, da seduta, ha relazionato per dieci minuti almanaccando le numerose iniziative più o meno importanti svolte nell'anno passato, con affondi su biblioteca, museo e così via. Ordinaria amministrazione. Magari buona ma nessun sussulto, nulla che possa scatenare la sistolica e la diastolica. E poi la lettura deprime sia la dialettica, che ha bisogno di metafore, simbolismi, slogan, iperbole, sia il tono, irrimediabilmente sommesso. Per lei voto 10

 

Maria Silvia Sesana, istruzione, sport, commercio: come fatto riferimento sopra. Dodici minuti, seduta, testo (alla camomilla) in mano. Su un po' di brio signore, elencare numeri di presenze, assenze, coperture, affollamenti ecc. ecc. è un po' come spiegare che al giorno segue la notte e viceversa. C'è qualcosa di nuovo? Abbiamo un'idea rivoluzionaria? No, è solo gestione del quotidiano. Con grande impegno, sia chiaro. La dottoressa Sesana è sicuramente sul "pezzo" pur essendo alla sua prima esperienza. Però  riassumere una gestione corrente richiede solo qualche istante, giusto per informare che nulla di nuovo dal fronte occidentale. O per dirla con Mao, grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente. Anche per le 10.

E veniamo ai consiglieri, solo ai tre che giovedì sera hanno preso ripetutamente la parola.

Alfredo Casaletto capogruppo "Più": non sempre ha davvero qualcosa da dire, ma comunque lo dice sempre bene. A volte fin troppo tanto da scivolare nella retorica. Gli interventi di Casaletto tengono col fiato sospeso, non si sa mai dove il giovane avvocato finirà col parare. Purtroppo però alla fine è un allineato e coperto. Nel non dibattito sul fine vita avrebbe potuto uscire dai binari della cieca obbedienza alla legge - peraltro ignorata da 180 comuni tra cui Milano - è dare concretezza alla sintesi che ha fatto di sé: laico e riformista. Ma dove Avvocato? Un vero laico e riformista avrebbe sfidato Sindaco e (soprattutto) Segretario chiedendo di dare spazio all'unico vero tema di interesse della serata. L'inammissibilità è inammissibile in questa democrazia tanto elastica. E induce al sospetto che, in fondo, non ci si sottrae al fascino perverso dell'ideologia. Per lui un 14.

Massimo Panzeri, capogruppo "Prospettiva": avrebbe avuto un fulgido avvenire se avesse scelto la carriera notarile. Quella "politica", anche se in chiave locale, temiamo gli sia preclusa. D'accordo rispettare la normativa (dominante) ma aderire al voto dell'inammissibilità dell'ordine del giorno del centrosinistra è davvero il massimo... Non solo ma dando chiaramente a vedere di non essersi preparato, lui e il collega Valli sono stati pubblicamente sollecitati a votare dato che manifestavano un'indecisione imbarazzante. Così è finita con un voto diverso, favorevole all'inammissibilità Panzeri (da seduto), astenuto Valli (in piedi). Può essere segno di buona dialettica interna. Ma qui crediamo sia solo approssimazione. E, per quanto riguarda il capogruppo, mancanza di "polso". Grave per un candidato sindaco. Per lui 10.

Valeria Marinari, "Sei": avevamo già avuto modo l'altro anno di apprezzare la pacatezza della signora e l'attenzione profonda verso i temi del sociale. Ne abbiamo avuto la conferma. In piedi ha rivoltato come un calzino la relazione dell'assessore ai servizi sociali pur non negando apprezzamenti per alcune iniziative. Il contenuto dei suoi interventi supplisce al tono dimesso e alla dialettica non proprio forense. Appare dolce e docile ma quando punge, punge. Col sorriso perennemente stampato in volto. Per lei 12.


E ora che ci siamo concessi il faceto, veniamo al serio con le relazioni integrali degli assessori che il lettore trova nei box. Con l'avvertenza che noi abbiamo scherzato ma loro, gli assessori, siamo certi hanno dato il meglio per gestire la cosa pubblica in cambio di davvero ben poco. E di questo li ringraziamo.

C.B.
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