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Scritto Sabato 30 aprile 2016 alle 13:02

Merate: negato il dibattito sul testamento biologico, la Giunta Ncd-Cl, ''inammissibile''

Poteva svolgersi un costruttivo confronto aperto a tutti i consiglieri, non solo a quelli che regolarmente parlano per il ruolo che rivestono. Un momento di riflessione "alta" in un Aula troppo spesso impegnata a discutere di questioni marginali. Invece è scattata la pregiudiziale imposta nel novembre 2010 dal Prefetto di Lecco Marco Valentini e confermata nel marzo scorso dall'attuale reggente l'Ufficio territoriale governativo Liliana Baccaro. Così l'ordine del giorno di "Sei Merate" sull'istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari è stato messo ai voti ma soltanto per valutarne l'inammissibilità. Certificata dai voti della maggioranza di centrodestra (Ncd/CL) "Più Merate" e del capogruppo leghista di "Prospettiva Comune" Massimo Panzeri. In segno di protesta Alessandro Pozzi ha lasciato l'aula prima del voto. La valutazione sull'ammissibilità o meno dell'ordine del giorno è stata valutata in sede locale dal segretario Mario Blandino, dalla responsabile ragioneria Marianna Nadalini e dalla responsabile dei servizi alla persona Rita Gaeni. I tre "giuristi" hanno sentenziato che non c'era spazio neppure per aprire un confronto informale, pur mettendo da parte l'ordine del giorno come proposto addirittura dai firmatari del medesimo. L'organo politico, che avrebbe potuto tranquillamente consentire un minimo di dibattito si è irrigidito sulle tesi dei tre funzionari comunali impedendo di fatto l'avvio del confronto. Valeria Marinari ha dato fondo a tutte le proprie capacità per convincere la maggioranza almeno a discutere.
Il consigliere Valeria Marinari
Ci sono in Italia oltre 160 città, tra cui Milano, Firenze, Roma, Forlì, Ferrara, Reggio Emilia, Napoli e, da noi, Osnago che hanno già attivato il registro. Inutile dire che il testamento biologico è operativo in Australia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Inghilterra, Stati uniti e così via, ma in Italia, come noto, le correnti clericali che hanno in alcune forze del centrodestra la loro declinazione politica rendono impossibile l'esercizio di un diritto che pure è costituzionalmente previsto. "La circolare del Prefetto - ha detto la dottoressa Marinari - è un pretesto per non affrontare il tema". Per la Lega ha parlato Massimo Panzeri che si è allineato sulle posizioni della maggioranza votando persino a favore dell'inammissibilità mentre il collega Andrea Valli, prudentemente, si è astenuto. L'ennesima brutta figura a causa di un capogruppo che ancora non ha fatto suo, il ruolo di opposizione. Per la maggioranza ha parlato Alfredo Casaletto il quale forse scambiando l'aula del consiglio con quella di un tribunale ha spinto la questione solo sui binari della (presunta) legalità. Diciamo presunta, sia pure fra parentesi, perché è inimmaginabile che lo sia dati i precedenti in giro per l'Italia. La competenza è del legislatore nazionale ma nulla impedisce di poter avere una sede, un luogo ove il cittadino, anche a pagamento se necessario, deposita le proprie dichiarazioni in materia di trattamento sanitario qualora non fosse in grado di decidere. La circolare del prefetto Valentini fu emanata nelle settimane calde del "caso" Eluana Englaro, il cui padre dovette trasferirsi a Udine per poter dare seguito alle volontà espresse dalla figlia prima che entrasse in coma. All'epoca dai proclami di Formigoni che impedì ogni azione in tal senso agli ospedali lombardi - e per ciò la regione è stata condannata - a quelli di Berlusconi secondo cui la ragazza poteva generare figli ci fu un florilegio di ipocrisie soprattutto considerando i soggetti che si sono schierati sul fronte del no. Casaletto, pur dichiarandosi laico e riformista alla fine si è limitato come un furiere ad adeguarsi all'indicazione prefettizia avallata dai funzionari comunali. Così, nonostante l'appassionata difesa del tema da parte di Valeria marinari l'Aula a maggioranza ha dichiarato inammissibile l'ordine del giorno.
C.B.
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