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Scritto Lunedì 25 aprile 2016 alle 20:03

Valletta: l'invito del partigiano Mosca, 'godiamoci questo grande giorno di festa nazionale'

Come ogni anno, emozionandosi ha emozionato: il partigiano Peppino Mosca, in una manciata di parole, scritte di proprio pugno su un foglio di carta estratto dalla tasca e scandite poi al microfono dinnanzi ad una nutrita platea di autorità, "penne nere", rappresentanti delle associazioni d'armi e semplici cittadini, ha racchiuso il significato più profondo di quel 25 Aprile ricordato quest'oggi rendendo onore "a chi ha dato la vita per liberarci dalla dittatura fascista".

La sua brevissima testimonianza, costellata di ringraziamenti - con tanto di applauso chiesto e prontamente ottenuto per gli alpini e il corpo musicale Verdi di Airuno "sempre presenti" - e conclusasi con l'invito a gustarci "questo grande giorno di festa nazionale" ha aperto il "momento ufficiale" delle celebrazioni per il 71esimo anniversario della Liberazione promosse dall'Unione dei Comuni della Valletta, secondo un programma ormai collaudato che ha visto la giornata aprirsi con la santa messa officiata da don Paolo Brambilla seguita poi da un mini-corteo diretto verso piazzetta Luigi Brambilla.

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Dinnanzi dunque alle porte d'ingresso del don Pointinger e al Monumento ai caduti sul quale sono riportati i nomi di tutte le vittime dell'eccidio della Biscioia, si sono susseguiti gli interventi del professor Nicola De Giorgi, delegato dell'Anpi pronto a sottolineare il "virtuoso connubio" tra l'istituzione scolastica e l'associazione nonché l'impegno di quest'ultima a "recuperare il senso della scientificità della storia", da leggersi non secondo le proprie opinioni ma sulla base di documenti dell'epoca senza "scordarci dei dimenticati perché ci sono persone che non hanno nessun fiore sotto cui riposare", del preside Paolo D'Alvano focalizzatosi sui quei valori da applicare continuamente nei confronti dei quali la scuola ha uno "spazio enorme" in quanto "forma la persona che contiene il cittadino" e di Roberta Trabucchi in rappresentanza dell'Unione.

Partendo da un'immagine relativa alla brigata partigiana del comandante Renato Andreoli, di cui facevano parte anche Mosca e i compagni Berto Breviano e Giulio Lambugnaghi, presenti alla ricorrenza, la Presidentessa dell'ente sovracomunale ha incentrato il proprio discorso sulla figura delle donne, nella Resistenza e - nell'anno del 70esimo anniversario della prima chiamata alla urne per le esponenti del gentil sesso - nell'immediato dopoguerra lasciando spazio alle loro emozioni, prendendo in prestito le parole con le quali una scrittrice e una giornalista hanno descritto il loro 2 Giugno e facendo così leva "sulla dignità e il coraggio di cui siamo capaci".

I tre reduci della 104sima brigata Sap Citterio del comandante Andreoli presenti alla cerimonia

Definiti da Mosca come "il futuro della nostra Italia", alla cerimonia hanno presenziato anche alcuni alunni della secondaria di primo grado delle classi prima D e seconda A, impegnati nel progetto "Il coro a scuola" promosso in collaborazione con l'associazione musicale Licabella. Diretti al maestro Floranna Spreafico ed accompagnati da Giorgio Spreafico i ragazzi hanno proposto una serie di brani a tema, prestando le loro voci bianchi a messaggi poi risuonati anche al piano terra del plesso scolastico dove, insieme a vecchie fotografie, è stata proposta una "mostra... tutta da ascoltare" con testimonianze raccolte dagli studenti direttamente da un passato che è memoria per il presente e il futuro.
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Nella sua semplicità, anche quest'anno il 25 Aprile della Valletta ha colto nel segno.
Se proprio un "neo" lo si vuole trovare è mancato un ricordo: quella che ci apprestiamo a lasciare alle spalle è stata la prima festa della Liberazione senza Giulio Colombo, testimone diretto dell'eccidio del 1945. Siamo sicuri che, in un'altra occasione, l'amministrazione troverà il modo per rendere omaggio a un concittadino che con umiltà ha lavorato per la comunità nell'Ars, nel Cai e tramite la Cooperativa seguendo don Pietro, presenziando, sempre nelle retrovie ma con una costanza invidiabile, a tutte le celebrazioni di una ricorrenza costata sangue anche in Valletta.
A.M.
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