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Scritto Martedì 29 settembre 2015 alle 15:37

Merate, Area Cazzaniga/2: la Giunta presenta il ''piano Botta''. Nasce il Comitato del NO con l’appoggio di Pds, Lega e Verdi

Ci siamo lasciati la scorsa settimana con l'annuncio del Consiglio comunale convocato per decidere se affidare il futuro dell'Area Cazzaniga ai soli voti della maggioranza Dc-Psi-Pri (19 seggi su 30) oppure se ricorrere per la prima volta al referendum consultivo per chiedere, in sostanza, il parere dei cittadini. Referendum che Andrea Consonni del Pds definì "bugiardo" perché poneva ai cittadini la sola alternativa alla vendita del terreno ai privati, quella di lasciare le cose come stavano. Senza considerare ipotesi diverse come il polo scolastico elementare, la sede del Municipio e così via. E poi c'è da considerare che in base alle vigenti norme del piano regolatore sull'area si possono costruire fino a 20mila metri cubi e sono quelli destinati a residenze, uffici e negozi mentre la sola torre, il "Broletto" necessita di altri 10mila mc.

La variante generale è in corso, l'incarico è stato affidato al professor Giuseppe Gambirasio. Ma i tempi sono lunghi, difatti si arriverà quasi a fine legislatura Gallina a votare il nuovo strumento urbanistico.

Giuseppe Gambirasio

Ma la voglia di realizzare qualcosa che conferisca a Merate la dignità di "città" mettendosi alle spalle la fama di paesotto tutto case e officine è tale che sospinge la Giunta ad accelerare su tutti i fronti.

Così alle 9,30 del mattino di sabato 31 ottobre 1992 l'architetto Mario Botta varca il portone del Palazzo e presenta al Sindaco e agli Assessori il plastico in legno di pero. L'Area è "vista" da via Rondinella, spicca in primo piano il "Broletto" con sala multifunzionale da 400 posti e la fila di strutture commerciali. A nord si estende un secondo grande edificio destinato a centro direzionale con uffici e residenze. 

Ma mentre Albani e Castelli tengono la conferenza stampa con l'architetto Botta, fuori dal palazzo il Comitato protesta chiedendo formale rassicurazione che la presentazione del progetto non sia propedeutica all'avvio delle operazioni di vendita del terreno. In settimana un altro colpo di scena: Lega Lombarda e Verdi, capitanati da Alfredo Biffi siglano un documento col quale sollecitano il Sindaco a indire un referendum consultivo. Ormai il cuneo si è inserito nel duro scontro tra favorevoli e contrari all'urbanizzazione dell'area Cazzaniga e la parola referendum corre di bocca in bocca convincendo sempre più gente che il ricorso ai cittadini sia necessario e ineludibile.
 

L'architetto Fabiano Redaelli presenta alla giunta il suo progetto


E nel febbraio 1993 il Consiglio comunale vota a maggioranza per il referendum. Ma anche lì si accende la battaglia sul testo, perché Mario Gallina intende integrare all'urbanizzazione dell'area anche l'ipotesi di collegare via Cazzaniga con via Papa Giovanni XXIII-via Trieste, mediante il prolungamento di via Rondinella attraversando l'area dell'oratorio e, successivamente di chiudere il centro storico alle auto. Di più, il Sindaco inserisce nel quesito, come fosse un tutt'uno, anche l'utilizzo dei fondi rivenienti dalla vendita del terreno (2,5 miliardi stimati): serviranno a realizzare la nuova casa di riposo e, in parte per l'erigenda tenenza dei carabinieri, ancora acquartierati in via Verdi.

Marcello Toma, Giuseppe Zaffarano, Bruno Mauri, Sonia Besana

Totò Rosace, Vito Bresciani, Ruggero Bonfanti, Alfredo Biffi

 Sul testo del quesito referendario votano si, oltre ai membri di maggioranza anche i leghisti Mauri, Bresciani e Bonfanti mentre Rigamonti e Besana si astengono. Antonio Rosace del Pds sviluppa un'arringa incandescente e definisce la Giunta un insieme di "buoni prestigiatori" per aver di fatto depennato dagli investimenti in conto capitale la caserma a beneficio della casa di riposo. Marcello Toma chiede e ottiene di allungare da 60 a 90 giorni il termine per la raccolta delle firme, Andrea Consonni (Pds) chiede e ottiene di ridurre a 65 le firme necessarie per indire la consultazione e di contenere il deposito cauzionale in 300mila lire. E' fatta! I meratesi dovranno decidere se vendere l'area e vederla poi edificata oppure lasciarla così com'è. Ecco il quesito referendario.
 


Secondo le previsioni dell'Aula si voterà in aprile. In realtà tra una polemica e l'altra il voto slitterà a domenica 21 novembre. Durante le ultime settimane il dibattito si fa durissimo. A Pagnano, davanti a un folto pubblico e ai membri della Commissione Pastorale Lavoro e sociale arriva Fabiano Redaelli, architetto, braccio operativo di Botta in zona, scortato da Ercole Redaelli, assessore al bilancio e Mario Gallina. Quest'ultimo illustra meglio il progetto di collegamento tra via Cazzaniga e via Trieste: deve essere solo pedonale, dice, e sotto il pratone tra l'oratorio femminile e quello maschile realizzeremo un maxi parcheggio. Poi aggiunge: se non lì,  il piano regolatore individuerà altrove le volumetrie terziarie e commerciali; non vorrei che dietro il NO ci fosse chi ha interessi da altre parti di Merate. Apriti cielo. Giuseppe Zaffarano replica furioso: "Sindaco lei offende". Sonia Besana (Lega) invita con decisione i meratesi a votare no. Il Comitato Area Cazzaniga propone un'alternativa che poggia sul mantenimento del terreno a verde attrezzato, la realizzazione di parcheggi sfruttando le diverse "quote" del terreno", la limitazione della circolazione in centro. Intanto la Gazzetta di Merate annuncia per martedì 16 novembre un forum. Sul palco tutte le parti in causa.

2/continua
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