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Scritto Mercoledì 23 settembre 2015 alle 08:28

Merate, Area Cazzaniga/1: Castelli e Albani portano Botta in città e su quel terreno progettano negozi e la ''torre-broletto''

La storia che vi raccontiamo questa settimana non risale a trent'anni fa ma a 25 anni fa; è una storia che ha vincitori e vinti, cittadini qualunque diventati condottieri "per un giorno" capaci di sconfiggere saccenti amministratori, abili poi a riciclarsi. E' la storia dell'Area Cazzaniga diventata l'esempio di una grandezza finita in polvere, sempre al centro della cronaca ma infinitamente lontana dalle sue origini. Il racconto parte dall'inizio della consigliatura Gallina, e a puntate arriverà sino ai giorni nostri con una fermata particolare: quella sul referendum consultivo, il primo e sinora unico indetto nella nostra città da un'Amministrazione comunale. Un referendum che, nonostante la compattezza della maggoranza dell'epoca, Mario Gallina, attraversato da dubbi e timori, volle indire per lasciare ai meratesi l'ultima, e decisiva, parola sul futuro di quell'area, prima che venisse intitolata a don natale Basilico, indimenticato sacerdote giunto a Merate nel 1931, artefice del salvataggio di tante vite durante le fasi più cruente della ritirata dei tedeschi da Merate. Un eroe senza virgolette rapidamente dimenticato.

Don Natale Basilico

Dunque, siamo nel 1990, si vota ancora col proporzionale, i consiglieri sono 30. La Dc per la prima volta non riesce a ottenere la maggioranza assoluta: si ferma al 49,46% pari a 15 consiglieri. E quindi è costretta a cercare alleati per governare. Li trova nel Psi che a sua volta ha ottenuto il 14,16% (2 punti e mezzo meno del Pci) con 3 consiglieri e nel Pri che schiera il solo Attilio Biondi. L'alleanza appare naturale, a Roma si alterna il quadripartito col pentapartito e "Mani Pulite" è solo alle porte. Ma a villa Confalonieri c'è un personaggio carismatico, un vero leader, Marcello Basosi, capo dei socialisti che non riesce - ne mai riuscirà - a calarsi nei panni del consigliere di maggioranza dopo aver combattuto per anni le politiche democristiane. E quell'idea che viene avanti di edificare l'area Cazzaniga, Basosi la classifica come una "classica operazione di marca scudocrociata". Si adatta, invece, benissimo Aldo Castelli, che nei decenni successivi tenterà più volte senza successo di conquistare la poltrona più alta. Con Mario Gallina, sindaco, Castelli si accomoda alla sua destra in qualità di vice sindaco e assessore all'urbanistica.

Il pratone dell'area Cazzaniga ieri...

...e il mastodontico immobile oggi

Non è questa la sede - ma lo faremo - per analizzare il Piano regolatore firmato da Gambirasio con l'indicazione e la super visione di Castelli tuttavia pensiamo che gli interventi più devastanti sul territorio siano proprio opera diretta di quello strumento urbanistico. Ma torniamo al 1990. Dopo i primi mesi di rodaggio dell'alleanza tripartito, Dc-Psi-Pri la maggioranza si pone la domanda: quale futuro per l'area Cazzaniga? E' centrale, collegata a Piazza Prinetti, al momento una spianata non asfaltata a pendenze variabili di circa 9mila metri quadrati utilizzata come parcheggio ad esclusione dei giorni di fiera quando le giostre del Ballarin invadono con le loro strutture il terreno. Il dibattito sul futuro di quel "fazzoletto" molto ambito, ancora inedificato, si infiamma sin dalle prime battute. I liberali, pur non essendo rappresentati in aula, rilanciano una vecchia proposta: realizzare lì il nuovo Municipio.

Aldo Castelli e Mario Gallina

Ma Castelli pensa in grande e in un modo o nell'altro riesce a coinvolgere niente meno che il famoso architetto Mario Botta il quale dopo numerosi rilievi predispone un progetto di massima che prevede al centro una sorta di torre definita "Broletto" che nelle intenzioni del progettista avrebbe dovuto fare da pendant con la torre del castello Prinetti e ospitare uffici direzionali e attività commerciali e nella parte a sud una "catena" di esercizi per la vendita di prodotti di largo consumo. Una parte, infine, viene destinata a posteggio al servizio di questo mega progetto.Tra analisi, rilievi e progettazione scorre tutto il 1991 mentre già in città si forma una corrente di pensiero contraria a qualsiasi ipotesi di edificare l'area.

Marcello Toma e Giuseppe Zaffarano

Siamo alle soglie del 1992, il dibattito si fa incandescente anche perché, appresa l'esistenza di un progetto particolarmente invasivo nasce un comitato spontaneo di cittadini guidato da Giuseppe Zaffarano e Marcello Toma che fa campagna contro l'edificazione. Sull'altro versante gli amministratori più determinati sono Aldo Castelli del Psi, Battista Albani della Dc e Attilio Biondi del Pri. Prima di rileggere le dichiarazioni di questi personaggi vediamo che cosa si intendeva realizzare:

Superficie totale area: 9.070 mq.

Superficie coperta consentita: 3.628 mq.

Volume consentito 18.140 metri cubi

Altezza dei fabbricati (escluso il Broletto): 9,2 metri

Altezza del Broletto: 15,15 metri

Volumetria prevista: 29.856 metri cubi

Parcheggi previsti: 241 di cui 130 al primo piano interrato (- 3,20 metri) su 4.853 mq. e 111 al secondo piano interrato  (- 6 metri) su 4.330 mq.

Piano terzo dedicato al solo Broletto: 696 mq. pari a 3.341 metri cubi.

Incasso del comune previsto: 2,5 miliardi di lire.

Questi i numeri  del progetto. Le alternative si sprecano: Verdi e Comitato sono per la sistemazione dell'area, la sua piantumazione e l'utilizzo a parcheggio con abbellimenti e arredi urbani. Il Pci punta alla sede della nuova scuola elementare. Come dicevamo l'area liberaldemocratica chiede che lì venga realizzato il nuovo palazzo municipale. Ma la maggioranza è determinata a dotare la città di un'opera che porti la firma di un progettista di fama mondiale: Mario Botta, appunto.

Giovanni Battista Albani e Attilio Biondi

E' tutto pronto per l'Aula. I voti garantiscono l'approvazione. Ma il Sindaco tentenna. In giro avverte malumore, annusa l'aria e capisce che non tutti sono così entusiasti. Forse si consulta col suo "maestro" Luigi Zappa. Alla fine decide di "non decidere". Appoggia il progetto fortemente voluto dalla sua maggioranza, anche per evitare una crisi e la sfiducia (allora il sindaco lo eleggevano i partiti di governo non i cittadini) ma evita lo scontro con quella parte di cittadinanza contraria e "apre" inaspettatamente al referendum popolare consultivo. Così Mario Gallina,al termine del lunghissimo Consiglio comunale del 17 dicembre 1992 durante il quale si decide per la consultazione: "Devo a Aldo Castelli e Battista Albani la conoscenza di Botta e questa soluzione che è il massimo sotto il profilo della cultura urbanistica. Non voglio che Merate butti al vento questa grande opportunità, quasi irripetibile. Sarà dovere mio e della Giunta spiegare ai cittadini la bontà e unicità della soluzione proposta. Io ho fiducia". Attilio Biondi aveva chiosato prima dell'intervento finale di Gallina: "Darò le dimissioni e ritirerò dalla coalizione il mio partito se la Giunta dimostrerà segni di debolezza".

Marcello Basosi

Ma, mentre dai banchi della maggioranza si levavano i peana al progetto un volto rimane scuro: quello del vecchio leone socialista Marcello Basosi. Il suo intervento, pubblicato integralmente dalla Gazzetta di Merate del 24 dicembre 1992 - che riporteremo nella prossima puntata - segna la svolta nei rapporti con la maggioranza. Ma anche marca l'insofferenza di questo indiscusso leader abituato da sempre a stare all'opposizione. Una sola battuta: "Il progetto Botta è soffocante per l'area e la città, la Giunta vuole emulare il senso di grandeur parigina". Lunghi e prolungati applausi segnano l'appassionato intervento di Basosi cui risponde stizzito il suo compagno di partito e allievo, Castelli: "Su questa questione io e Basosi siamo agli antipodi, anche sotto il profilo concettuale. Non vedo come si possa parlare di grandeur o di progetto catastrofico e mi dispiace ancor più perché il suo intervento ha ricevuto tanti applausi".

Nella prossima puntata ricostruiremo grazie alla magistrale cronaca della seduta fiume di fine 1992 a firma Alberico Fumagalli le posizioni dei diversi gruppi e il voto finale sull'avvio delle procedure referendarie. Daremo la parola a tanti personaggi dell'epoca che sedevano nell'aula consiliare di Villa Confalonieri. Prima di arrivare al novembre 1993.

continua/1
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