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Scritto Martedì 17 febbraio 2015 alle 08:17

30 anni fa/5, 14 febbraio: si incendia lo scontro sulla ''L. 194''. Intanto via agli espropri delle aree per il raddoppio ferroviario

La seconda decade di febbraio del 1985 vede ancora in prima pagina il tema "Aborto". I numeri sono elevatissimi ma ancor più resistono le interruzioni volontarie di gravidanza clandestine, fuori dalla legge e dalla tutela sanitaria. Gli avversari della legge 194 gridano alla strage; i sostenitori li accusano di ipocrisia perché l'aborto clandestino è una piaga nota da sempre e spesso uccide la donna, "macellata" su un tavolo di marmo. La legge, del resto, ha da un lato fatto emergere il fenomeno preesistente consentendo alla donna di abortire in regime di assoluta sicurezza dall'altro ha prodotto anche un calo delle interruzioni passate da 600 del 1982 a 480 del 1984 nella Ussl meratese. Il 10% delle donne che si sottopongono all'intervento è minorenne. E su questo tema intervenne il giudice tutelare del tribunale di Lecco, Annamaria Delitala, che poi assumerà la carica di procuratore della repubblica. In pratica il magistrato concederà l'autorizzazione senza il consulto della famiglia soltanto in casi rarissimi ove sussistono ragioni fondate di pericolo per la ragazza. In tutti gli altri casi la giovane dovrà affrontare i genitori per ottenerne l'assenso.

Il giudice Annamaria Delitala

In quei giorni, intanto, arriva a Paderno D'Adda Giovanni Spadolini, segretario del Partito Repubblicano Italiano, ministro della difesa in carica e poi presidente del consiglio. Incontra gli iscritti all'hotel Adda.

I carabinieri mettono a segno un bel colpo arrestando due giovani di Merate autori di una rapina a una parrucchiera che aveva il negozio in via Indipendenza. I due sono stati individuati dall'auto usata per la rapina. Risaliti al proprietario i militari hanno fatto irruzione in casa rinvenendo la refurtiva e il coltello usato per intimidire la parrucchiera.

Alla Imec  "l'effetto donna" si salva, ma sarà per poco. I sindacati raggiungono un accordo con l'azienda che prevede per 150 lavoratori la cassa integrazione e la rinuncia alla 14.ma per almeno tre anni. La produzione però non riuscirà più a risollevarsi, almeno nello stabilimento di Paderno D'Adda che pure al fondatore del gruppo ha dedicato la piazza.

Nel frattempo si apre una grandiosa partita nel settore delle opere pubbliche che farà parlare di sé per oltre 20 anni: il raddoppio della tratta ferroviaria Carnate - Calolziocorte. Fu sostenuta e fortemente voluta, tra gli altri dal parlamentare lecchese Roberto Castelli anche se non mancarono voci contrarie sia per i costi, sia per l'assalto al territorio e la "trasformazione" pesante delle stazioni.

Le stazioni di Cernusco e Airuno


A distanza di tanti anni queste poche voci contrarie hanno avuto una inutile ragione: i convogli viaggiano con la medesima tempistica, sulla carta, di quando la linea era una sola mentre il territorio è stato abbondantemente sfregiato. L'iniziativa che innescò le prime contrapposizioni giunse proprio agli inizi di febbraio di 30 anni fa dalla Prefettura di Como che autorizzò il consorzio Cleifer ad acquisire le aree mediante esproprio nella zona tra Olgiate e Airuno.

Ci fu chi dovette lasciare la villetta in cui abitava e la stessa parrocchia di Airuno dovette cedere un terreno parzialmente boschivo di circa 5mila metri quadrati.

L'amministrazione comunale di Merate presenta l'ultimo bilancio della consigliatura Ghezzi. Alla partita il dottor Vittorino Ripamonti che annuncia investimenti per 27 miliardi nel triennio. E per la prima volta tra le spese in conto capitale figura un miliardo per il nuovo distaccamento dei vigili del fuoco. La sede vetusta di piazzetta San Bartolomeo ormai non regge né il peso degli anni né il crescente lavoro dei pompieri. Resta invece senza soldi la tenenza dei CC, in attesa di indicazioni precise da parte dell'Arma.


Anche Montevecchia, guidata dal 1967 dal sindaco Eugenio Mascheroni presenta il bilancio di previsione 1985. La spesa per la gestione ordinaria, pro capite risulta pari a 265.000 lire annue per abitante, meno della metà della spesa media nazionale. La storicizzazione della spesa ha favorito chi prima più spendeva penalizzando chi più risparmiava. Una sorte che accomuna quasi tutti i comuni di Lombardia.

Eugenio Mascheroni


5/continua
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