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Scritto Mercoledì 01 dicembre 2010 alle 16:30

Siti contaminati a Cassago oggi oppure una risorsa produttiva per la Provincia

Gian Mario Fragomeli
sindaco di Cassago B.za
Caro direttore
le scrivo in quanto mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni rispetto alla presenza di un sito contaminato a Cassago Brianza ed in particolare presso l’ex Cementificio di Cassago Brianza, che insisteva per 2/3 in comune di Cassago Brianza e per 1/3 circa in comune di Bulciago. Non mi soffermerò sui numerosi interventi che ci hanno visto impegnati (Comune di Cassago e Bulciago) dal 2004 ad oggi nella riqualificazione di quell’area - dal piano attuativo industriale per circa 100.000 mq a destinazione produttiva (l’unico pressoché completato negli ultimi cinque anni in Provincia di Lecco), ai lavori connessi al rilascio della concessione mineraria nell’area retrostante, alla convenzione con l’associazione Costruttori Edili della Provincia di Lecco per il conferimento di terre e rocce da scavo provenienti dai diversi cantieri del nostro territorio - però una domanda mi sorge spontanea: qualcuno se n’è accorto? Prendo spunto dalle vicende di queste ultime settimane e dall’attacco a sindaci della Brianza – fatto da alcuni soggetti istituzionali e dal mondo dell’impresa lecchese - con il quale vengono semplicisticamente definiti “insensibili alle problematiche dello sviluppo del territorio e ai relativi risvolti occupazionali”. Ma questi critici degli amministratori comunali dove sono stati fino ad oggi, si sono mai interessati ad aree produttive dismesse presenti sul nostro territorio come quella dell’ex Cementificio di Cassago-Bulciago, congeniale a nuovi insediamenti industriali per circa 100 mila mq, se non altro perché posta lungo la S.R. 342 e a 1,5 km dalla S.S. 36. Conosco già la breve risposta che eventualmente mi verrà recapitata e verterà principalmente sul fatto che le aree recuperate hanno costi di acquisto eccessivi e non concorrenziali. Però chi calcola i costi ambientali frutto della costruzione di capannoni in aree tutelate o comunque a destinazione agricola senza che vengano fatte tutte le puntuali valutazioni e adottati i possibili accorgimenti? Pare che gli eventi riguardanti le gravissime esondazioni e i pericoli di dissesto idrogeologico anche nel profondo nord non ci insegnino nulla a noi che viviamo in una delle aree più densamente urbanizzate d’Europa e si spengano assieme al televisore che ci ha dato la notizia. Per questo credo che i sindaci meritino maggiore rispetto e solidarizzo con il sindaco di Rovagnate che, sono convinto, sarà in grado di comporre un tavolo con tutti i soggetti interessati per rispondere ai diversi bisogni e alle opportunità oggetto della vicenda. Dopo questo excursus torno alla questione che mi sta più a cuore, il sito contaminato a Cassago. E’ evidente che blasonati quotidiani, come il Sole 24, non abbiano il tempo di approfondire questioni attinenti piccole realtà comunali come quella di Cassago Brianza e mi rivolgo a lei anche per rettificare quanto ripreso dal suo giornale sul sito di Cassago. Nell’ attuale sede industriale dell’ex Cementificio di Cassago-Bulciago sono stati interamente costruiti i cinque lotti produttivi ai quali si aggiunge il sesto lotto preesistente pertanto sarebbe gravissimo se rimanesse qualsiasi incertezza sulle caratteristiche del sito su cui insistono le soprarichiamate costruzioni. Il sito fin dal 2004 è stato sottoposto ad un piano di Caratterizzazione – altro non è che una procedura di rilevamento dell’inquinamento per poi passare alle specifiche attività di bonifica – che ha previsto (dal 2004 al 2010) conferenze di servizi tra la Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Arpa di Lecco, Comuni di Cassago Brianza e Bulciago per condividere tutte le azioni di bonifica. In sintesi l’attività di bonifica ha interessato sia le terre (con specifici campionamenti e misurazioni dei fattori inquinanti), sia l’amianto dei capannoni e i materiali coibenti dei forni dell’ex cementificio che sono stati smaltiti nei siti preposti dalla normativa ed infine il controllo delle acque mediante il posizionamento in vari punti di sette piezometri, quali misuratori della presenza di idrocarburi totali. Il piano di caratterizzazione si è praticamente concluso pochi mesi fa con il parere positivo di tutti gli enti partecipanti alla Conferenza di Servizi, che hanno però accolto la richiesta dei Comuni di Cassago e Bulciago di mantenere ancora per un anno il monitoraggio – mediante un piezometro - delle acque. Precisazioni che reputo doverose non tanto per rimarcare il lavoro svolto dalle Amministrazioni e dagli enti pubblici preposti, quanto per rendere conoscibile a tutti che un’area produttiva della nostra Brianza è tornata pienamente disponibile degli operatori industriali senza consumare un cmq delle ormai poche superfici agricole rimaste.
Gian Mario Fragomeli
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