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Scritto Martedì 26 marzo 2013 alle 19:41

Lecco: è accusato di stalking nei confronti dell’ex moglie, condannato a un anno

E' stato condannato ad un anno di reclusione, pena sospesa con la condizionale: l'imputato dovrà infatti corrispondere alla parte civile una somma pari a 10mila euro per i danni arrecati, oltre al pagamento delle spese processuali.
Si è concluso oggi in tribunale il procedimento penale nei confronti di un lecchese, accusato di stalking nei confronti dell'ex moglie (articolo 612 bis c.p.).
I fatti contestati all'imputato risalgono a dopo la rottura del matrimonio, in particolare al periodo compreso tra il 2010 e il 2011, quando l'uomo si era trasferito a vivere in un appartamento in un edificio di fronte a quello in cui aveva abitato con la famiglia. Proprio in quel momento sarebbero iniziati i comportamenti vessatori nei confronti dell'ex moglie.
La scorsa udienza si era chiusa con la pesante richiesta del pubblico ministero Giuseppe Pellegrino, ovvero la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione.
Piuttosto lunghe ed articolate le arringhe della parte civile e della difesa davanti al giudice Ambrogio Ceron.
Tiziana Bettega, legale della vittima, ha evidenziato i numerosi fatti emersi durante la fase istruttoria e a suo dire confermati dai testimoni sfilati: ''i pedinamenti, le minacce continue, la fissazione e l'ossessione dell'imputato nei confronti dell'ex moglie, attraverso l'utilizzo di un binocolo attraverso la quale la spiava in ogni momento. Un atteggiamento che non conosce limiti e che si è ripetuto nel tempo, sino ad oggi''.
Una serie di comportamenti quelli che sarebbero stati messi in atto dall'imputato, tali da creare uno stato di agitazione perenne nella parte lesa, costretta addirittura a ricorrere a cure mediche e all'assistenza dello sportello stalking. ''La paura - ha proseguito l'avvocato - le ha generato emicranie continue, che la certificazione medica prodotta ha riscontrato. Un turbamento psicologico enorme che non si augura a nessuno''.
La difesa rappresentata invece dagli avvocati Giuliana Casti e Francesco Marcone, ha tratteggiato una sorta di identikit dei due coinvolti nel procedimento, ovvero marito e moglie, focalizzando le proprie arringhe anche sulla relazione esistente tra i due da sposati, già carica di tensione. ''Non c'è stata una condotta volontariamente molesta da parte dell'imputato'' ha spiegato l'avvocato Casti. ''E' inoltre indispensabile valutare l'antefatto e quanto successo tra i due negli anni precedenti i fatti contestati all'imputato. La separazione è stata decisa dalla moglie e ha provocato nel mio assistito grande sorpresa e dolore''.
Secondo la difesa inoltre, i comportamenti adottati dall'uomo erano in parte dettati dal desiderio di vedere i tre figli. Sono stati poi contestati alcuni elementi emersi durante le deposizioni dei testi, tra i quali il dettaglio del binocolo, che a detta dell'avvocato Marcone rappresentava una passione dell'imputato, coltivata ancor prima della separazione.
Insomma, un procedimento molto sofferto e carico di tensione. Non sono mancati nemmeno quest'oggi momenti di sconforto con l'ex moglie, presente, che ha lasciato per qualche minuto l'aula. Assente invece l'imputato.
Il giudice Ceron dopo un ritiro per analizzare gli elementi emersi nell'istruttoria e le richieste delle varie parti, ha deciso per la condanna dell'imputato a un anno di reclusione.
Nonostante la chiusura del procedimento, il 19 aprile se ne aprirà un secondo nei confronti dello stesso e sempre per stalking, per fatti risalenti al 2009.
Il giudice Ceron ha inoltre annunciato la trasmissione degli atti alla procura, per valutare la perseguibilità al reato di falsa testimonianza di un teste della difesa.
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