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Scritto Lunedì 25 giugno 2012 alle 21:33

Rovagnate: Marco ha vissuto in Emilia il terremoto. Jessica lo ama. Con gli amici, hanno dato vita a una serata di solidarietà

Marco e Jessica
Lui ha da poco compiuto 25 anni, è nato e cresciuto a Cassago ma da qualche anno, per lavoro, è diventato emiliano d’adozione. Anche lei è dell’87, vive a Santa Maria Hoè, a 240 chilometri dal suo lui, quel lui di cui, bhè, è innamoratissima. Loro sono Marco Carsaniga e Jessica Carati, ideatori e promotori di una serata che ha saputo unire la Valletta e Cassago a quell’Emilia Romagna devastata dal terremoto del 20 e del 29 maggio, quell’Emilia dove anche lui ha vissuto di persona il dramma delle scosse, quell’Emilia entrata nel cuore di lui e quindi anche di lei.
Attivo all’interno dell’Associazione Sajopp Tremunscen, di Tremoncino di Cassago, Marco, nella calda serata di sabato, ha quindi portato a Rovagnate i suoi compagni che, messi ai fornelli, fianco a fianco degli instancabili alpini del gruppo San Genesio della Valletta, hanno “spadellato” fino a riempire a sazietà i tantissimi amici e tesserati accorsi per la cena, a carattere esclusivamente privato, voluta per raccogliere fondi da destinare agli sfollati del campo di Cortile e San Martino Serchia, due frazioni di quella Carpi, vicinissima a Cavezzo dove ormai il cassaghese vive e a Novi di Modena dove lavora. Ed è qui che entra in scena anche Jessica: l’appuntamento conviviale e tutto ciò che ne è poi seguito, si è svolto presso l’oratorio di Rovagnate, parte di quella comunità Sant’Antonio Abate della Valletta, di cui lei, candidata anche alle scorse elezioni amministrative santesi insieme all’attuale gruppo di maggioranza, è parte attiva. Grazie alla disponibilità del parroco don Roberto Tagliabue, dunque, è stato trovato il luogo per la serata e grazie alla passione per il canto di Jessica, è “saltato” fuori anche l’accompagnamento musicale. Il coro Licabella, in cui “milita” la venticinquenne, ha infatti, da subito, dato il proprio appoggio all’iniziativa, esibendosi poi dinnanzi alla numerosa platea riunita, dopo cena, nel salone del cinema dell’oratorio.

Ma prima di lasciare spazio alle melodie proposte dalla corale, Marco e Jessica hanno calcato insieme il palcoscenico, spiegando le ragioni che li hanno spinti ad organizzare tutto ciò. Lui, visibilmente emozionato ha ricordato le scosse, quella paura “che qui non si può nemmeno immaginare”.

E’ stato fortunato, Marco: la sua casa, presa in affitto a Cavezzo, è stata risparmiata, con solo qualche piccola crepa a evidenziare che si, la terra anche li ha tremato. Ma non sono stati così fortunati i suoi gli amici emiliani con cui condivide lavoro e tempo libero.

Il coro Licabella

Gli alpini della Valletta

Alcuni dei membri dell'associazione Sajopp Tremunscen

Due suoi colleghi e la moglie di uno di loro hanno accettato di raccontare, in video, la terribile esperienza di cui sono stati involontari protagonisti, di confessare la loro disperazione e, al tempo stesso, la loro voglia di risollevarsi. Ecco dunque proiettati in sala i loro volti e i loro racconti, così come la storia di un volontario del campo autogestito che Jessica e Marco vogliono aiutare a rifiorire. E con loro, per un’intera serata, hanno avuto un centinaio di persone, cassaghesi o della Valletta, pronte ad aprire il loro cuore all’Emilia e agli emiliani come hanno fatti i due innamoratissimi venticinquenni.

 

La lettera spedita a Marco e Jessica dal responsabile del campo

I paesi di Cortile e San Martino Secchia sono due frazioni di Carpi di circa 1200 abitanti, che sono stati particolarmente colpiti dal terremoto del 29 maggio 2012. Numerosi sono stati i danni che hanno caratterizzato la popolazione locale con più di un centinaio di persone che, dopo l’evento sismico della mattina del 29, dormono fuori casa a fronte di numerose abitazioni inagibili. Gli abitanti hanno trovato da subito sostegno e riparo presso il locale impianto sportivo nel quale si è sviluppato un campo di accoglienza gestito all’insegna della spontaneità popolare, coinvolgendo numerosi volontari dei nostri paesi. Nei giorni successivi il campo si è sempre più organizzato grazie al contributo delle più svariate realtà private ed associative provenienti da più parti d’Italia. Abbiamo allestito un’ambulatorio medico in un container, docce e bagni provvisori, area per divertimento dei bambini. Eventuali contributi saranno finalizzati alla gestione ed al mantenimento del campo, così come alla realizzazione di nuove strutture sempre meno precarie con l’obiettivo di allestire un’area più idonea al proseguo delle attività dei nostri paesi. Molti edifici, chiese, oratori, centri civici e il circolo arci, sono tuttora inagibili e gravemente lesionati ed è proprio a partire da questi che si dovrà nei prossimi mesi pensare ad una ricostruzione. Rimaniamo a disposizione per ulteriori informazioni e ringraziamo per la disponibilità.
Un caro saluto
Alessandro

 

 

A.M.
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