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Scritto Domenica 05 giugno 2011 alle 16:00

Candy:scontro in parrocchia per una lettera a sostegno degli operai. I 3 'collaboratori' la firmano. Don Roberto blocca tutto

I quattro sacerdoti: don Mario Bonfanti, don Benjamin Masumo, don Giorgio De Capitani e don Roberto Tagliabue

La "vicenda Candy" è approdata anche in canonica e, sorprendentemente, ha creato scompiglio tra i sacerdoti della Valletta. Colpa del solito don Giorgio si penserà. E invece, questa volta, il "bastian contrario" sembrerebbe essere il parroco don Roberto.
Da una proposta avanzata da don Mario (Perego) e sottoscritta poi dai "colleghi" don Benjamin (Santa Maria) e don Giorgio (Monte), nei giorni scorsi è stata infatti redatta una lettera per esprimere solidarietà ai 204 operai della Bessel Candy in vista dell'annunciata intenzione della proprietà di delocalizzare la produzione chiudendo d'impianto della Valletta. Lo scritto, composto con parole semplici che nulla tolgono e nulla aggiungono a quanto già espresso da più parti, era stato pensato per essere diffuso ufficialmente agli organi di informazione a testimonianza della vicinanza e dell'interesse dimostrato anche dai sacerdoti nei confronti  di quelli che, in fin dei conti, non sono solo lavoratori in difficoltà ma sono anche parrocchiani, padri e madri di famiglia, coppie e famiglie che vivono la Comunità pastorale Sant'Antonio Abate delle Valletta. Qualcosa però non è andato nel verso giunto: la lettera è stata infatti "bloccata", imposto il divieto di diffonderla. Da chi? Con tutta probabilità, dal parroco don Roberto la cui firma è l'unica mancante nel documento reso poi pubblico tramite il suo blog da don Giorgio, aggirando, su iniziativa personale, il "diktat".

"[...]Come è possibile sentir dire certe cose, quali ad esempio: "non tocca a noi preti difendere gli operai"?" - scrive don Giorgio sulle pagine del suo sito- "Che significa "non tocca a noi"? Certo, non spetta a noi trovare le soluzioni socio-politiche, ma tocca a noi prenderci a cuore ogni realtà umana, tra cui il mondo del lavoro. Ma che religione è mai la nostra che parla solo di cielo e di anima, di vita eterna, che vive di candele e di incenso o di canti gregoriani, che invita a pregare e promuove devozioni narcotizzanti, che sembra ancora presa da fobie per tutto ciò che sa di terra o di sesso, che se ne sta alla larga da quei problemi reali che premono da ogni parte, schiacciando l'essere umano, tradito o lasciato solo da una fede che ha la testa e il cuore in un "altro" regno?

Non vorrei ancora crederci, ma ciò che sta succedendo a proposito di un comunicato stampa è di una gravità tale da non pormi più il problema se fosse opportuno o no pubblicarlo sul sito. Ho deciso di sì, anche con il rischio di forti reazioni e di conseguenze che andranno a ripercuotersi sulle quattro comunità in questione.

Tutto è nato dal desiderio di noi preti collaboratori della Comunità di S. Antonio abate di Rovagnate (Lc) di esprimere solidarietà e pieno appoggio alla lotta dei lavoratori della Candy di Santa Maria Hoè. Desiderio che è stato da don Mario espresso, e condiviso da don Benjamin e dal sottoscritto, in un comunicato con l'intento di renderlo pubblico sui giornali locali. Una paginetta, come potrete notare e leggere, le cui parole, oltre ad esprimere sinceri sentimenti di Umanità, denunciano con chiarezza un sistema economico che va a pesare e a mettere a rischio la sussistenza di numerose famiglie locali.

Ma, più che le parole scritte o i sentimenti espressi, a contare davanti alla nostra gente è la firma del loro prete che sta a dimostrare quanto gli importi di tutto ciò che riguarda ogni diritto ad una vita dignitosa. Ancora oggi c'è gente che ci rimprovera che, quando l'Ocm Valma di Rovagnate (con 350 dipendenti) è stata chiusa, nessun prete del posto si era interessato. Ancora oggi! Perché non impariamo mai una lezione dalla storia del passato? Come scrollarci di dosso queste pesanti eredità di assenze colpevoli, se non prendendo ora una maggiore coscienza, come credenti e soprattutto come preti, di quei problemi reali che preoccupano, assillano, attanagliano le famiglie delle nostre comunità? Quando vengono da noi al catechismo i loro figli, come possiamo insegnare loro che Dio è Padre e che Dio è giusto, e che ha mandato sulla terra suo Figlio proprio per renderci più Umani? Non è solo una questione di solidarietà umana (certo, importante), ma per me prete è anche una grande lezione evangelica, nel senso che ogni problema esistenziale è una opportunità per far capire che il cristianesimo è umanesimo, e che non basta dirci cristiani per il fatto di andare a Messa o di confessarsi o di ricevere i sacramenti.

Noi preti firmatari siamo rimasti sconcertati, delusi, amareggiati, incazzati al punto di sentirci in obbligo di coscienza di non tacere. Sono finiti i tempi in cui si temeva la mannaia dell'autorità. che si circondava di boia pronti ad azionare il colpo secco. [...]" (per leggere il testo integrale clicca qui)

http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2496&nome=prima

Fotomontaggio tratto dal sito di don Giorgio

Ecco quindi, qui di seguito, la lettera "non autorizzata" firmata dai collaboratori del parroco don Roberto.

Comunicato-solidarietà ai lavoratori della Bessel Candy di S. Maria Hoè  

Noi sacerdoti e membri del Direttivo della Comunità Pastorale Sant'Antonio abate in Rovagnate vogliamo dimostrare piena e totale solidarietà con gli operai della Candy Bessel di Santa Maria Hoè. E siamo certi di esprimere non solo il nostro ma anche il sentire delle gente comune e della popolazione tutta della Valletta.
Siamo vicini ai lavoratori della Candy Bessel non solo con la preghiera e le parole, ma anche e soprattutto con i fatti: siamo dalla loro parte e accanto a loro in questo impegno nella costruzione di un mondo più civile e più umano.
La Candy sul nostro territorio è stata fonte di sviluppo economico dagli anni '60 dando lavoro a decine di famiglie; e con esso dignità e futuro anche all'intero territorio della Valletta considerato a basso sviluppo economico. La Candy ha dato un grande impulso a questo territorio nei decenni e per questo essa rappresenta un patrimonio storico del nostro territorio. Come giustamente scrive il Coordinamento sindacale del gruppo Candy, l'azienda ha creato un forte legame generazionale che l'ha legata a doppio filo col territorio e inoltre negli anni ha dato impulso a nuovi prodotti innovativi contribuendo su vasta scala alla produzione dell'intero gruppo.
Per queste ragioni, la scelta aziendale attuale di decentrare all'estero la produzione e chiudere il sito di Santa Maria ci sembra in contrapposizione con la mission stessa dell'azienda e contraria al suo originario desiderio e ruolo di essere propulsore dello sviluppo della nostra area.
Come sacerdoti e pastori anche di questi operai siamo, inoltre, seriamente preoccupati per le famiglie coinvolte e per la pericolosa ricaduta sociale sul territorio e sui comuni che non reggerebbero un così alto numero di disoccupati: lasciare a casa 204 dipendenti (e tra di essi molti sono coppie!) significherebbe procurare un enorme problema sociale al territorio cui le istituzioni neppure insieme potrebbero far fronte. E così l'azienda da produttrice di benessere si ritroverebbe ad essere causa di malessere sociale. Crediamo, speriamo e siamo convinti che nessuno dei dirigenti abbia come fine della scelta di decentramento questo esito nefasto. E quindi invitiamo la Dirigenza a rivedere la propria decisione.
Infine chiediamo con forza che la politica tutta, a partire dal Governo fino alle istituzioni locali, ripensi le logiche e le conseguenze che stanno dietro certe scelte di mercato. Se infatti il progresso, il profitto e la produzione sono e devono essere i criteri economici di base del mercato del lavoro, inevitabilmente le persone vengono e verranno sempre più in secondo (o ultimo) piano; e inevitabilmente prima o poi su questa strada ci si trova a dover fare scelte ingrate (e non volute - speriamo) di tagli o decentramenti della produzione in nazioni più redditizie (magari perché con meno tasse o meno diritti per i lavoratori) con la conseguenza che gli operai diventano numeri intercambiabili, perdendo, così, lo statuto di persona e di individuo, conquista secolare della civiltà occidentale. Per questo noi sacerdoti riteniamo che questa sia una battaglia di civiltà: una battaglia perché il mercato torni ad essere un mezzo (regimentato) per il benessere dell'uomo e non un fine ultimo (e totalmente libero) che nega la dignità e libertà dell'uomo.
E per questo noi sacerdoti della Comunità Pastorale siamo dalla parte degli operai e gridiamo forte l'ingiustizia di questa scelta dell'Azienda e della cultura disumanizzante del profitto a tutti i costi! Noi con questa cultura non ci stiamo! Noi siamo e crediamo in un mercato diverso, alternativo, solidale, più equo e sociale. Crediamo in quello spezzare il pane che Gesù ci ha lasciato come modello di crescita umana, sociale ed economica.

don Mario
don Benjamin
don Giorgio 

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